RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Gianni Baget Bozzo e Raffaele Iannuzzi

Tra nichilismo e Islam

L'Europa come colpa

recensione di Leonardo Tirabassi - 2 maggio 2006

«La gente dice che è stato il Vietnam a mettere in ginocchio questo Paese. Ma io non ci ho mai creduto. Questo Paese era già messo male. Il Vietnam è stata solo la ciliegina sulla torta. Non avevamo niente da dare a quei ragazzi da portarsi dietro. In pratica se li mandavamo senza fucili era la stessa cosa. Non si può andare in guerra in quel modo. Non si può andare in guerra senza Dio. Io non so cosa succederà quando arriverà la prossima. Non lo so proprio». (Cormac McCarthy, Non è un Paese per vecchi). Rileggiamo un'altra volta queste righe e ripetiamo: «Non si può andare in guerra senza Dio». E' quello che sta facendo la nostra Europa: va in guerra contro la barbarie terrorista rinnegando le proprie radici, la propria identità. Prova a sconfiggere il nichilismo del fascismo arabo con il nichilismo del relativismo e la pancia piena del benessere. «Noi abbiamo migliaia di giovani che amano la morte più di quanto i giovani americani amino la vita», con voce suadente, dalla calma che gli esce dal vedere umiliata la più grande potenza del mondo, afferma Bin Laden. Eppure non ci dovrebbe esser difficile capire: veniamo anche noi europei dalle guerre di religione. I nostri Stati nazionali sono nati allora. «Auctoritas, non veritas, facit legem». La pace di Westfalia è lì a ricordarcelo, ma quattrocento anni sono troppi. Quello che a Hobbes sembrava degno di riflessione, a noi oggi suona strano, lontano.

Per fortuna non è così per tutti. Gianni Baget Bozzo e Raffaele Iannuzzi hanno fatto proprio il dramma, morale e politico, del Vecchio continente in un agile pamphlet, intitolato Tra nichilismo e Islam. L'Europa come colpa (Mondadori). Convinti che esista un legame tra passioni, idee, valori, identità, certi che non si dia pensiero politico razionale autofondante, che si basi solo sulla razionalità degli interessi, affondano fino in fondo il dito nella piaga del nulla. Lo scopo è di riuscire a far emergere dall'11 settembre una filosofia pubblica. «Queste riflessioni, apparentemente astratte, in realtà riguardano molto da vicino i fatti e il destino concreto degli occidentali, poiché una filosofia pubblica di questo tipo diventa imprescindibile nei momenti tragici degli attacchi terroristici... come parimenti diventa assolutamente necessario ritrovare una figura stabile di identità... La guerra fa riscoprire se stessi» (pag 52). Qualsiasi politica di sicurezza che non consideri le passioni, che si fermi ad analizzare risorse materiali, geografia, elenchi delle armi, è destinata a soccombere. Chi cerca la «bella morte» è spinto certo da un odio spietato, assoluto verso tutto e tutti, verso civili inermi e simboli del nemico; nella sua furia però è anche dotato di un coraggio estremo, il sacrificio di sé, e , perché no?, di una estetica della morte. O si cerca di capire l'irrazionale, quello che a noi così sembra, o siamo destinati a essere sconfitti.

Ecco allora che abbiamo davanti a noi due tipi di nichilismo completamente diversi. La volontà di distruzione del fondamentalismo islamico si incontra con il nulla impotente europeo, prodotto dalla «coscienza dell'uomo europeo in rivolta contro la propria storia e in particolare contro la tradizione ebraica, greca e romana, fuse e innalzate dal Cristianesimo» (pag. 11). Questo è il paradosso: la furia omicida, l'odio verso l'altro - non solo cristiano od ebreo, la distruzione delle statue dei grandi Buddah in Afghanistan ad opera dei talebani è lì a confermarcelo - affonda il suo coltello nell'inconsistenza zapateriana, nel ritiro vigliacco all'indomani della strage di Barcellona. E certo che c'è un legame tra la fuga davanti al nemico e una modernità antropologica che non vede i legami con la comunità, ma concepisce la società come somma di individui, atomi desideranti, pietra di paragone assoluta della verità. «Possiamo definire il nichilismo dell'Europa come soggetto storico (che ha rinunciato) al concetto di verità che era stato la base della Cristianità e della modernità e della loro diffusione nel mondo» (pag. 29).

Ma se l'uomo europeo è incapace di pensarsi limitato nella sua finitudine, come può pensare a qualcosa di diverso da lui? Come può, non dico comprendere, ma almeno vedere il «nemico»? C'è un legame forte, strutturale, fondante tra hibrys moderna, tra l'individualismo assoluto, e nichilismo. Tutto si tiene. L'impotenza di una società a difendersi poggia sulla sensazione del moderno io, novello Faust, diventata in parte possibilità, di poter disporre di una potenza assoluta, aiutata anche dalla tecnologia. Anche il fanatismo islamico è accecato dalla tecnologia, dalla potenza distruttiva che essa mette a disposizione, nell'epoca delle armi di distruzione di massa, pret a porter. Perché la logica paradossale dei fatti non lascia scampo, è inesorabile. La stessa tecnica - che in Occidente produce negli individui decostruiti vertigini di potenza inimmaginabili, tra riproduzioni della vita senza genitori, leggi senza morale, costituzioni uguali a regolamenti di condominio - mette negli scaffali dei supermercati della morte quelle armi pensate dall'Occidente e da esso, con difficoltà, controllate e limitate.

E qui arriviamo al paradosso nel paradosso: chi era contro l'Occidente, si ritrova ad utilizzare i suoi frutti peggiori; chi pensava di essere contro la modernità non fa altro che farla avanzare. «L'amore per questo mondo è sbagliato. Voi dovreste amare l'altro mondo... morire per la giusta causa», come ha detto Bin Laden in un nastro che all'infinito ripeteva il refrain «con il sangue... con il sangue». Ma questo è un discorso che riguarda l'Islam degenerato e i suoi fedeli. A noi non rimane altro che difenderci, imparando dagli Stati Uniti, il Paese che non si è ancora dimenticato delle sue radici, che cosa significhi proteggere la propria identità in un'epoca che per la prima volta nella storia vede il nichilismo armato con strumenti di distruzione totale, un nichilismo che per la prima volta può raggiungere i suoi fini di distruzione. Come ricordava Oppenheimer, uno dei padri della bomba atomica, citando il Bhagavad Gita: «Ora io sono diventato la morte, il distruttore dei mondi». Se noi che amiamo la vita non riusciremo anche ad amare la nostra storia, la nostra identità, i nostri umani limiti, sarà difficile riuscire a sconfiggere chi ama la morte.

! Leonardo Tirabassi
Gli ultimi commenti
leggi tutti i commenti (5)
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

Tra nichilismo e Islam
  • Autore:
    Gianni Baget Bozzo e Raffaele Iannuzzi
  • Editore:
    Mondadori
  • Prezzo: 15,00 €
  • Pagine: 91

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.161 del 15/5/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata