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E' iniziato il toto ministri per l'Ambientedi Giovanni Calabresi - 5 maggio 2006 E' incominciato, seppure abbastanza sottotraccia, il valzer di nomi anche per il Ministero dell'Ambiente, un Ministero che, alla luce della ratifica del Protocollo di Kyoto e della crisi energetica, diventa sempre più strategico. In campo, a contendersi il ruolo di successore di Altero Matteoli, Fabio Mussi - parlamentare diessino toscano e uno dei massimi esponenti del cosiddetto correntone della sinistra interna -, Alfonso Pecoraro Scanio, leader Verde integralista ed Ermete Realacci, Presidente di Legambiente, il vero Ministero italiano dell'Ambiente, almeno fino all'avvento del Governo di centrodestra, nel 2001. Di tre nomi, ce ne fosse uno adeguato! E questo, non per una pregiudiziale presa di posizione, ma per dati di fatto incontrovertibili. Incominciamo da Fabio Mussi, «politico puro» e completamente digiuno delle tematiche ambientali. In vita sua mai la sua attività si è incrociata, neppure per sbaglio, con le problematiche relative alla difesa dell'ambiente e alla tutela del territorio. Per lui, un Parco è solamente il parco giochi. Unica garanzia, forse, potrebbe essere rappresentata dal fatto che Mussi, essendo diessino, - e quindi «targato ulivo» - dovrebbe - e si sottolinea «dovrebbe» - non chiudersi a riccio di fronte alla necessità di realizzare le grandi opere e di risolvere in modo realistico la crisi energetica. Tutt'altro discorso per lo «sghignazzatore» Pecoraro Scanio, che appartiene all'ala demagogico-oltranzista della nuova maggioranza di Governo: niente pale eoliche; niente rigassificatori; blocchi del traffico anti-inquinamento e, ovviamente, mai e poi mai il nucleare, padre di tutte le disgrazie. Affidare al leader dei Verdi il Ministro dell'Ambiente sarebbe un po' come attribuire il Ministero della Difesa a Francesco Caruso, o le Pari Opportunità a Vladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, che ha fatto notizia per aver finalmente scelto la toilette alla Camera: naturalmente quella delle signore. E veniamo al buon Ermete Realacci, che alterna momenti di integralismo ambientalista a momenti di apertura anche nei confronti del nucleare, salvo, poi, rimangiarsi tutto in poche ore. Sono sue le ultime interviste in cui il patron di Legambiente afferma che tutto il mondo sta facendo marcia indietro sull'atomo; che tornare alle centrali nucleari in Italia richiederebbe vent'anni e sarebbe troppo costoso. Tutti luoghi comuni figli di una propaganda mendace, perché è esattamente l'opposto: vi è una crescita nelle commesse industriali per la costruzione di nuove centrali, un forte progresso nella ricerca per giungere - e la Francia lo ha già fatto - alle centrali di ultima generazione a sicurezza intrinseca e così via. Per non parlare dell'eolico, inizialmente osannato come soluzione di tutti i mali e poi demonizzato perché antiestetico. Il problema principale per Realacci è, però, l'eventuale conflitto di interessi. Può un ministro dell'Ambiente essere il Presidente onorario di un'associazione che esprime molti consulenti del Ministero stesso, per non parlare dei membri degli Enti gestori delle aree protette? Eh sì... Legambiente ha, presso le segreterie tecniche del Ministero dell'Ambiente, un certo numero di suoi consulenti; così come sono membri di Legambiente un cospicuo numero di appartenenti ai comitati di gestione dei Parchi nazionali e della Aree Marine Protette. Il che - intendiamoci - è stabilito dalla legge ed è, quindi, assolutamente legittimo, anche perché trattasi di ottimi professionisti. Però Realacci, nel caso in cui diventasse ministro dell'Ambiente, ricoprirebbe il ruolo di controllore e controllato. Insomma, di tre nomi - bisogna ribadirlo - non ce n'è uno veramente spendibile; ma si sa... è il centrosinistra. Giovanni Calabresi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.159 del 2/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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