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È l'ora di D'Alema?di Gianni Baget Bozzo - tratto da Panorama del 5 maggio 2006 Massimo D'Alema è candidato al Quirinale. E' un gesto d'obbligo per il Ds, dopo che il partito ha mancato, nella persona di D'Alema, la presidenza della Camera. Se il partito diessino mancasse anche questo incarico, dopo che le cariche istituzionali sono state assegnate ad altre componenti della coalizione di sinistra, esso si sentirebbe discriminato dalla stessa maggioranza. Per certi aspetti, Massimo D'Alema è la più ecumenica tra le figure della sinistra, quella che ha meno discriminato negativamente Berlusconi e la maggioranza di centrodestra ed è anche quello che, con il suo governo, ha reso possibile la fedeltà dell'Italia alla solidarietà occidentale e alla Nato nel quadro delle Nazioni Unite con l'intervento sulla questione del Kossovo e nell'attacco alla Serbia. Se vi è un candidato che si è compromesso con la destra questo è proprio Massimo D'Alema. Cosa si oppone dunque alla sua candidatura? Potrebbe essere accettata dal centrodestra? Massimo D'Alema è, però, l'uomo che ha espresso la transizione del Pci al Pds e al Ds e che ha più direttamente incarnato la continuità del passaggio da partito comunista alla sua lettura in chiave socialdemocratica: ed è ora impegnato nella costituzione del partito democratico. Egli è una figura centrale di una strategia politica della sinistra ed è una persona che ne esprime più completamente la storia. Può un postcomunista diventare presidente della Repubblica ed esprimere così l'unità simbolica della Nazione? Le ultime elezioni hanno detto che la divisione del Paese in due parti è viva e forte e certamente la storia italiana ha ancora nel suo seno alla questione comunista, appunto perché, grazie a D'Alema, essa è avvenuta in perfetta continuità. Il presidente della Repubblica è sempre stato scelto tra figure laterali rispetto alla politica: e D'Alema è ancora un soggetto troppo politicamente attivo. Sta a lui, fondamentalmente, fare l'ultimo trasbordo nella storia del Partito comunista creando un partito, quello democratico, che rappresenti anche materialmente l'abbandono, non solo della tradizione comunista, ma anche di quella socialdemocratica. Appunto, per questa sua storia, il centrodestra non potrebbe votare una figura così rappresentativa della sinistra e, soprattutto, di tutta la sua storia passata. La Casa delle libertà non potrebbe leggere l'elezione di D'Alema, se non nella chiave della volontà della sinistra di occupare tutto il potere e di farlo con la figura di maggior caratura politica del Ds. Il Paese rimane politicamente diviso in termini che hanno ancora per riferimento la storia del Novecento e quindi la questione comunista. Il modo in cui la coalizione di centrosinistra ha gestito la campagna elettorale (come una guerra ideologica contro Berlusconi) e la presenza in essa della sinistra radicale hanno ancora accentuato la divisione politica del Paese. La coalizione di sinistra ha dato una figura ideologica alla sua battaglia contro la Casa delle libertà. Può decidere di auto legittimarsi fino in fondo e quindi scegliere D'Alema come suo candidato. Ma è in grado di farlo? E' veramente unita in questa candidatura?
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Ragionpolitica, periodico on line n.159 del 2/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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