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6 marzo 2008
 
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Enel, al via con il nucleare... in Francia

di Giovanni Calabresi - 6 maggio 2006

Il 30 maggio 2005 a Roma, fu firmato da Fulvio Conti, indicato come Amministratore delegato di Enel Spa e da Pierre Gadonneix, Presidente e Direttore generale di Edf, un Memorandum of Understanding mirato allo sviluppo congiunto del programma nucleare francese di nuova generazione EPR (European Pressurized Reactor). Un Ansa-Reuter del 4 maggio 2006 annuncia il «parto energetico»: «il Cda della francese Edf ha dato il via alla realizzazione del nuovo reattore nucleare Epr a sicurezza intrinseca, a cui parteciperà anche Enel». L'azienda elettrica italiana finanzierà il 12,5% del progetto, il cui costo sarà di circa 3,3 miliardi di euro, ricevendo in cambio il 12,5% della produzione.

Insomma, come dire, è la storia di Maometto e della montagna: se in Italia, per la scelta referendaria del 1987, non si possono aprire nuove centrali nucleari e, anzi, si devono dismettere quelle esistenti, è l'Italia stessa, con la sua azienda leader nel settore elettrico, ad andare ad investire e costruire altrove per ricavarne elettricità. Alla firma dell'accordo definitivo manca solamente l'ok dell'Antitrust europeo che, comunque, non dovrebbe tardare. Il reattore - come ha sostenuto Gadonneix, dovrebbe essere ultimato per il 2012 ed i lavori inizieranno fra pochissimo nel nord-ovest della Francia. L'accordo - e questo è veramente importante - prevede che, in attesa della realizzazione definitiva del reattore, l'Enel ottenga da Edf 1.200 megawatt come anticipo sulla futura produzione di Epr.

Come tiene a sottolineare la nota di agenzia, l'azienda francese ha già anticipato ad Enel dal 1 gennaio di quest'anno 300 megawatt, che Enel negozia sulla borsa francese Powernext, di cui ha il 5% del capitale. Leggendo la notizia verrebbe da gridare viva l'Enel, via l'Ansa, abbasso la politica demagogica ambientalista che ha strumentalizzato in modo «terroristico» i referendum dell'8 e 9 novembre 1987, costringendo le sue aziende di Stato ad una sorta di «esilio nucleare», per far tornare energia elettrica in Italia. In più, se andiamo a sottilizzare - e nemmeno troppo - andando a leggere i quesiti referendari di quello sciagurato primo anno dell'era antinuclearista italiana, non vi troviamo alcunché che abbia a che fare con lo stop alla costruzione di nuove centrali nucleari sul nostro territorio.

Ma, ci possiamo scommettere, gli ambientalisti di casa nostra, avranno qualcosa da ridire anche su questo accordo internazionale Edf-Enel, considerando che il terzo quesito referendario che ottenne il 71,9% di «sì» chiedeva: «Volete che venga abrogata la norma che consente all'Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero?» Se permettete, si tratta del più assurdo fra i tre quesiti. Si inserisce una sorta di questione etica, partendo dalla verità ambientalista rivelata che il nucleare - e quindi energia pulita a basso costo - sia il peggiore dei mali possibili. Un quesito, quindi, che pone - o porrebbe - ostacoli alla strategia di proiezione industriale internazionale italiana. Tanto più che, adesso, l'Enel è una società per azioni e, quindi, privata a tutti gli effetti e per questo doverosamente libera nelle proprie scelte strategiche. Prodi avrà un suo bel da fare con questi signori del no a tutti i costi, specialmente se vermane Pecoraro Scanio dovesse diventare Ministro dell'Ambiente. Ormai lo sappiamo... al peggio non c'è mai fine.

Giovanni Calabresi

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