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La legge Biagi spacca i sindacatidi Massimiliano Mellone - 10 maggio 2006 La flessibilità è non solo una soluzione adatta a modernizzare il mercato del lavoro, ma è anche uno strumento importante in grado di migliorare il livello di competitività del nostro Paese a livello internazionale. La riforma Biagi ci ha permesso di regolarizzare le forme di lavoro sommerso, ampliando contemporaneamente le tutele e le opportunità per i lavoratori che hanno finalmente la possibilità di perseguire una strategia di formazione lungo tutto l'arco della vita grazie, ad esempio, al contratto di apprendistato ed al contratto di inserimento. La riforma, inoltre, incentiva le imprese all'utilizzo di contratti che permettono di superare la tradizionale resistenza a distribuire su più persone la stessa quantità di lavoro, favorendo così l'ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro di persone che hanno bisogno di coniugare i tempi lavorativi con quelli dedicati alla famiglia, allo studio o ad altri scopi. Nonostante i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil si siano dati appuntamento per celebrare la festa dei lavoratori del Primo Maggio tutti insieme a Locri, i sindacati appaiono sempre più divisi in riferimento alla legge Biagi e la strada dell'unità sindacale si fa così sempre più tortuosa. Mentre sembra ormai chiaro che per Cisl e Uil si tratti di una buona riforma del mercato del lavoro, la Cgil, strumento politico di Rifondazione, fa pressione sul futuro esecutivo affinché la riforma venga abrogata. Raffaele Bonanni, neosegretario generale della Cisl, riguardo alla legge Biagi ha affermato: «Basta polemiche, la precarietà non l'ha fatta la riforma». Se il Governo Prodi dovesse sopprimere la legge «ci troveremmo da punto a capo». Per Bonanni la richiesta della Cgil di cancellare la Biagi «è stata intempestiva, perché a pochi giorni dall'elezione del Parlamento e con le difficoltà che ci sono ha posto un diktat molto pesante. Ha creato non pochi problemi non solo a Cisl e Uil, ma anche al Governo che deve capire come garantire la stabiità del Paese». Secondo Bonanni, è nella ricerca di nuove risorse necessarie a fornire ai lavoratori flessibili maggiori tutele che andrebbe ricercata l'unità sindacale. Anche Confindustria ritiene che vada respinta ogni ipotesi di intervento finalizzato a eliminare o a modificare in maniera considerevole la legge. Secondo gli industriali la riforma del mercato del lavoro va solo completata con alcuni ammortizzatori sociali per fornire una più completa tutela del lavoratore. Alla luce di tutto questo, e considerando che le elezioni politiche sono ormai alle spalle, certamente non ci si stupirebbe più di tanto nel vedere Prodi, già tirato per la giacca, abbandonare le critiche alla Biagi per seguire così le posizioni dei suoi amici industriali, diventando il nuovo difensore della legge. Massimiliano Mellone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.161 del 15/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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