RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
José Ortega y Gasset
José Ortega y Gasset
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Profilo di José Ortega y Gasset

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

José Ortega y GassetPoliedrica: se vi fosse l'esigenza di connotare con un termine unico la vita e l'opera di Ortega y Gasset, probabilmente questo sarebbe l'aggettivo più adeguato. Saggista, giornalista, docente universitario, politico, editore, Ortega è una delle più importanti figure della cultura europea contemporanea. Il pensiero orteghiano, teso a sondare il rapporto che ogni uomo singolarmente intrattiene con la realtà, spazia dalla storia alla letteratura, dal diritto alle scienze politiche, dalla sociologia alla pedagogia, dalla filosofia all'arte.

Al fine di una comunicazione efficace, sostiene Ortega, non solo è importante quel che si scrive, ma anche il modo in cui si scrive. Per questo egli adotta volutamente uno stile brillante, vivace, ricco non solo di concetti ma anche di immagini e metafore. In definitiva, il miglior giudizio sulle scelte stilistiche di Ortega lo fornisce Ortega stesso: la forza comunicativa delle sue parole deriva anche «dal fatto che nei miei scritti metto, per quanto mi è possibile, il lettore; tengo conto di lui, gli faccio sentire quanto mi è presente, quanto mi interessa nella sua concreta e angosciata e disorientata umanità. È quasi come se egli percepisse una mano ectoplasmatica ma autentica che, emergendo tra le righe, palpa la sua persona, desidera accarezzarla, oppure, molto cortesemente, dargli un pugno. L'involuzione del libro verso il dialogo: questo è stato il mio proposito». (Ortega y Gasset, «Il tema del nostro tempo», Sugarco, Milano 1994).

José Ortega y Gasset nasce a Madrid l'8 maggio 1883, in una famiglia colta e liberale della media borghesia, da Dolores Gasset e da José Ortega Munilla, giornalista, romanziere, membro dell'Accademia spagnola dal 1902. Nel periodo 1891-1898 studia presso i gesuiti al collegio Miraflores (Malaga) e all'Università di Deusto. Nel maggio 1898 continua gli studi universitari a Madrid ottienendo la licenza in Filosofia e Lettere quattro anni dopo. Il 1 dicembre del 1902 pubblica il suo primo articolo all'interno della rivista «Vida Nueva». Nel 1904 consegue il dottorato con la tesi intitolata «Los terrores del año mil».

Grazie al sostegno economico di una borsa di studio, nel 1905 si reca per la prima volta in Germania. Parte importante della sua formazione filosofica è dovuta alla frequentazione degli ambienti filosofici tedeschi: studia a Lipsia per un semestre, dove insegnano il filologo Brugmann e il filosofo Wundt, e nel semestre successivo all'Università di Berlino, ateneo di Dilthey del giovane Simmel. Dal 1906 al 1907 si trasferisce all'Università di Marburgo: qui conosce Nicolai Hartmann e frequenta filosofi di impostazione neokantiana come Hermann Cohen e Paul Natorp.

Dopo la parentesi tedesca Ortega ritorna in Spagna. Le nebbie germaniche gli rischiarano le idee: il proposito che lo accompagna al suo ritorno in terra spagnola è quello di impiegare il suo talento nel tentativo di dare alla Spagna nuovi e più ampi orizzonti culturali. Vuole contribuire a rendere la società spagnola una società aperta, meno isolata. Se, per certi versi, l'intenzione di autorevoli esponenti della cultura spagnola (come ad esempio Miguel de Unamuno) era "spagnolizzare" l'Europa, il fine di Ortega è quello di "europeizzare" la Spagna. A tal fine è disposto a spendere senza ombra di avarizia le sue migliori energie morali e intellettuali.

A partire dall'ottobre 1907 inizia una duratura collaborazione con El Imparcial, la cui direzione nel frattempo è stata assunta dal padre. L'anno seguente viene nominato professore di Psicologia, Etica e Logica della Escuela Superior de Magisterio di Madrid. Ad agosto partecipa come simpatizzante al congresso del PSOE, il partito socialista operaio spagnolo. Avverso al marxismo, Ortega è un socialista atipico. Paradossalmente, come lui stesso afferma, si interessa al socialismo per amore della libertà dell'individuo e dell'aristocrazia intesa non come status sociale, ma come condizione interna a cui ogni individuo può giungere attuando al meglio le proprie potenzialità.

Nel 1909 pubblica una saggio sulla figura e sull'opera del pittore Renan, attraverso il quale si distacca dalle suggestioni neokantiane di Marburgo focalizzando l'attenzione sul ruolo dell'individualità artistica. Il 7 aprile 1910 sposa Rosa Spottorno y Topete e a novembre dello stesso anno gli viene assegnata la cattedra di Metafisica all'Università di Madrid.

Nel 1914, tra l'altro ispirato dalle teorie fenomenologiche di Husserl, scrive «Meditaciones del Quijote» (trad. it. «Meditazione del Chisciotte», Guida, Napoli 1986). Il testo può essere considerato una tappa fondamentale dell'opera di Ortega. Come nota Armando Savignano, in questo lavoro «il filosofo spagnolo ha conseguito viva consapevolezza della peculiarità unica ed irriducibile della vita umana» (Crf. Armando Savignano, «Introduzione a Ortega y Gasset», Laterza, Roma-Bari 1996).

Attraverso la conferenza pubblicata con il titolo «Vieja y nueva política», Ortega sancisce la costituzione della Liga de Educación Política Española, sposando la causa di una riforma culturale basata sulla coscienza dei problemi spagnoli. A questa difficile ma affascinante iniziativa aderiscono giovani intellettuali come A. Machado, S. de Gondriaga, M. Azaña, concordi nel vedere l'azione politico-culturale in termini di azione pedagogica e sociale. Da questo punto di vista Luciano Pellicani scrive che il programma orteghiano è semplice e suggestivo ad un tempo: «coniugare il liberalismo con il socialismo e, attraverso l'organizzazione di una minoranza per l'educazione politica delle masse, modernizzare la società spagnola inondandola di ciò che per due secoli e mezzo essa aveva ostinatamente rifiutato: la filosofia, la scienza e i valori della civiltà europea» (cfr. Luciano Pellicani, «I nemici della modernità», Ideazione Editrice, Roma 2000).

Nel periodo che va dal 1915 al 191 Accettando l'invito della Institución Cultural Española dal 1915 al 1916 si impegna per alcuni mesi in Argentina per una serie di conferenze. Nel frattempo viene pubblicato il primo degli otto volumi che compongono l'opera «El Espectador. Personas, obras, cosas». A seguito delle reazioni scatenate da un suo articolo, critico nei confronti delle ingerenze militari nella politica spagnola, nel 1917 decide di lasciare l'El Imparcial per fondare con il fratello Eduardo e M. N. Urgoiti il quotidiano «El Sol».

Nel 1918 l'attività culturale e divulgativa si rafforza attraverso la casa editrice Calpe, presso cui Ortega dirige la "Biblioteca de las Ideas del Siglo XX", finalizzata a tradurre e pubblicare opere di autori importanti quali Einstein, Husserl, Freud, Jung, Sheler, Simmel, Spengler, Sombart.

Nel 1923 pubblica «El tema de nuestro tiempo» (trad. it. : «Il tema del nostro tempo», op. cit. ), nelle cui pagine emergono temi fondamentali della sua visione del mondo, come ad esempio il rapporto fra l'io e la circostanza, oppure quello della ragione storica quale via alla comprensione della vita del singolo. Il '23 è anche l'anno del colpo di Stato di Primo de Rivera. Nei confronti della dittatura Ortega prende posizione con un articolo che appare su El Sol. In luglio esce il primo numero della famosa «Revista de Occidente», destinata a svolgere un ruolo importantissimo all'interno del panorama culturale spagnolo. Nel 1925 scrive il saggio «Sobre el fascismo. La deshumanización del arte» (trad. it. «La disumanizzazione dell'arte», Lerici, Cosenza 1980), fondamentale per quanto riguarda la teoria estetica.

Proprio perché la cultura vuole essere al servizio della vita, la ricerca teorica orteghiana trova il suo naturale compimento nell'attività divulgativa, dove i frutti culturali sono inseparabili dalla loro comunicazione. L'attività culturale - sia essa politica, scientifica, artistica - è interpretazione, chiarimento, spiegazione della vita nei suoi vari aspetti. Più che un ingrediente specifico, la cultura è una sorta di lievito: non sostituisce la vita, ma in essa si innesta operando, per così dire, all'interno del suo tessuto.

Nel 1929 tiene la prima lezione del corso "Qué es filosofía? " (trad it. : "Che cos'è filosofia? ", Marietti, Genova 1994). Il multiforme liberticidio attuato dalla dittatura non dimentica gli ambienti universitari: Ortega (che tra l'altro si dimette dalla cattedra di Metafisica) sceglie di tenere le sue lezioni non all'interno delle aule accademiche, bensì in luoghi pubblici come i teatri, che in sua presenza si riempiono di uditori interessati. Anche se titolare di una cattedra, Ortega dimostra di preferire l'articolo giornalistico al saggio accademico, così come predilige i luoghi pubblici alle aule universitarie. Questo per evitare la stagnazione della cultura all'interno di cerchie ristrette di intellettuali: anche se il sapere che possiede è necessariamente limitato poiché nasce e cresce a partire da una prospettiva iniziale che è - e non può non essere - individuale, la sua intenzione è quella di condividere i frutti della sua ricerca con il maggior numero di persone.

Il 28 gennaio 1930 Primo de Rivera lascia il potere. Con la caduta di Alfonso XIII, l'anno seguente, viene proclamata la II Repubblica. Ortega manda alle stampe «La rebelión de las masas» (trad it. «La ribellione delle masse», SE, Milano 2001), opera destinata al successo internazionale, dove viene analizzata da più punti di vista la comparsa e il ruolo delle masse sulla scena del mondo, nonché il concreto pericolo di un'interruzione illiberale della continuità storica europea.

Deluso dal comportamento politico dei seguaci di Azaña, nel cui partito viene eletto come deputato alle Cortes Costituyenses nel 1933 Ortega abbandona l'attività politica, non senza evitare critiche alla Costituzione e allo Statuto di Catalogna. Non gli vengono lesinate critiche pesanti. La vittoria elettorale del Fruente Popular del 18 luglio del 1936 sancisce di fatto l'inizio della guerra civile: Ortega opta per l'esilio volontario, che lo porterà con la moglie i tre figli, a Parigi.

Nel 1938 si sottopone a un delicato intervento chirurgico. Dopo la convalescenza si reca in Portogallo e quindi fino al 1942 in Argentina, dove gli si presenta l'opportunità di pronunciare un discorso alla presenza del presidente della Repubblica, intitolato «Ensimismamiento y alteración».

Durante il soggiorno argentino nascono vari scritti. Attraverso l'analisi storica e sociologica «Del imperio romano» vengono analizzate le cause degli stravolgimenti rivoluzionari; in «Apuntes sobra el pensamiento» la teoria della ragion vitale e storica confuta le impostazioni del razionalismo e dell'intellettualismo attraverso la teoria della ragion vitale e storica.

Nel 1942 lascia l'Argentina alla volta di Lisbona, dove vive fino a quando, nel 1946, il governo franchista autorizza il suo rientro in patria. Due anni dopo, con il discepolo J. Marías, fonda l'Instituto de Humanidades in cui si svolgono i corsi intitolati «Una interpretación de la historia universal» e «El hombre y la gente» (trad it. : «L'uomo e la gente», Giuffré, Milano 1978) in cui attraverso un serrato dialogo con le tesi di Emile Durkheim e Max Weber, sviluppa una teoria dell'azione sociale. L'istituto chiuderà nel 1951 a causa delle pressioni operate dal regime.

Relegato ai margini della vita pubblica e universitaria nel 1949 Ortega riprende a spostarsi oltre i confini spagnoli: visita gli Stati Uniti, dove ad Aspen partecipa alle celebrazioni per il bicentenario di Goethe; quindi nuovamente in Europa: Amburgo, Marburgo, Berlino. Nel 1951 riceve la laurea honoris causa conferitagli dall'Università di Glasgow. A causa di una malattia neoplastica muore il 17 ottobre 1955.

Fabrizio Gualco

Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata