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Il Codice delle menzogne

di Benedetta Pini - 10 maggio 2006

Il polverone suscitato dalla prossima uscita del film «Il Codice Da Vinci» basato sul controverso libro di Dan Brown, non accenna a diminuire. In particolare monsignor Amato ha giudicato con parole molto forti e giuste il romanzo, definendolo un pieno di «offese, calunnie, errori storici e teologici nei confronti di Gesù, dei Vangeli, della Chiesa», «calunnie, offese ed errori che se fossero stati indirizzati al Corano o alla Shoah avrebbero provocato giustamente una sollevazione mondiale», ma che se «rivolti alla Chiesa e ai cristiani rimangono impuniti». Infatti, molti di quelli che hanno gridato indignazione per le famose e irrispettose vignette satiriche su Maometto e Allah, sembrano quasi strizzare l'occhio alle teorie di Dan Brown e sorridono di fronte a certe altre manifestazioni di ironia dal sapore veramente poco elegante che spesso i disegnatori nostrani dedicano alla figura di Gesù (vero signor Vauro?).

Dall'uscita del libro, avvenuta qualche anno fa, molti studiosi, laici e religiosi, di ogni paese hanno pubblicato articoli e libri di critica alle teorie, spacciate per veritiere, dello scrittore. Tra questi José Antonio Ullate Fabo («La veridad sobre el Codigo da Vinci)», un giornalista spagnolo, che ha evidenziato la bellezza di 37 errori grossolani compiuti da Brown; e Carl Olson («The Da Vinci Hoax»), che si stupisce del fatto che credenti ben informati possano considerare verità le innumerevoli sciocchezze del libro e ha voluto chiarire alcune nozioni sul Cristianesimo delle origini.

Anche in Italia sono stati pubblicati alcuni libri sul tema, tra cui «Il Codice da Vinci». «Verità e menzogne», di Darrel L. Bock. L'autore è un teologo americano, studioso di storia antica e insigne biblista, e confuta con dovizia di argomentazioni storiche e archeologiche la ricostruzione delle origini del cristianesimo alla base del thriller e scardina scientificamente le inquietanti bugie insinuate dal romanzo. Ma il libro di Dan Brown è infarcito anche di grossolani errori riguardanti l'analisi delle opere di Leonardo Da Vinci: ad esempio, la famosa «mano sconosciuta che impugna un coltello» presente ne «L'ultima cena» non è altro che la mano di San Pietro, spesso rappresentato con una lama per il riferimento all'episodio in cui il Santo taglia l'orecchio al servo durante l'arresto di Cristo; oppure la figura di San Giovanni (fatta passare da Dan Brown per la Maddalena) in realtà fa parte dell'iconografia classica, che mostra il seguace di Cristo sempre come un ragazzo molto giovane e quindi dai lineamenti meno maschili rispetto agli altri apostoli. Se l'autore di questo cumolo di menzogne avesse studiato un po' di storia dell'arte, forse non sarebbe incappato in errori tanto madonarli.

La problematica reale è però la strisciante insinuazione e la capacità di essersi inserito nelle menti di chi semmai si dichiara essere un buon credente e ancor peggio, di far porre interrogativi errati ai più giovani che sono sempre più influenzabili. La tecnica di Brown è quella di rimanere nell'ambiguità, dicendo che il romanzo è invenzione e che lui stesso è cristiano, ma nelle prime edizioni del libro si leggeva chiaramente: «Tutte le descrizioni di opere d'arte e architettoniche, di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà», in seguito è stato modificato con «Questo libro è un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale».

Interroghiamoci allora su quanta importanza vogliamo dare ad una storia del genere e se siamo disposti a tollerare ancora che la figura di Gesù possa essere infangata dal primo scrittore che pretende di svelare una realtà che volutamente distorce per un fine ben poco edificante e che ha ben poco a che fare con le coscienze: il denaro.

! Benedetta Pini
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