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Elogio del populismo democraticodi Raffaele Iannuzzi - 12 maggio 2006 Ezio Mauro, a Ballarò, ha dimostrato per l'ennesima volta, di non riuscire a cogliere l'essenza dello stato delle cose, in Italia. Da buon radical-chic neoazionista, ha còlto il fenomeno del berlusconismo come un puro evento «populistico», segnandone il tratto più o meno così: il populista Berlusconi difende le istituzioni quando è lui a governare lo Stato, ma quando è all'opposizione, egli diventa immediatamente un eversivo, rigettando la formalità giuridica e le regole. La solita chiacchiera banale sul «populismo» di Berlusconi, a cui oggi si appende la sua «boutade » circa lo sciopero fiscale, qualora fosse stato eletto Napolitano alla più alta carica dello Stato, come infatti è stato, secondo una logica direttamente dipendente dallo stato di eccezione. Uno stato di eccezione, di cui abbiamo più volte ragionato. Perché Mauro sbaglia? Per noi dovrebbero essere chiare le ragioni: perché il populismo di Berlusconi non ha niente di anti-giuridico, non è contro lo Stato, ma contro l'occupazione «manu militari » dello Stato. Cioè, contro l'operazione neo-sovietica compiuta dall'Unione, che ha messo a segno una serie di colpi devastanti, vere e proprie ferite alla democrazia: Bertinotti alla Camera (con il patto di desistenza con D'Alema), Marini al Senato e, «dulcis in fundo »(ma sarebbe meglio dire: «in cauda venenum»), Napolitano al Quirinale. E' contro questo assetto da dispotismo legale - all'apparenza ineccepibile, di fatto violento, sistematicamente votato all'uso delle istituzioni, a scopi «privati», o, meglio, «di coalizione» - che Berlusconi combatte. E il populismo di Berlusconi è appunto democratico perché costruisce un modo diretto di parlare al popolo, che spariglia le carte delle vecchie nomeklature. E, infatti, non viene compreso neanche dall'Udc, un gruppo di notabili ancora democristiani e sideralmente distanti dal popolo di destra; perché, è facile comprenderlo, il neocentrismo che è in predicato di nascere non ha niente a che vedere né con le ricomposizioni elettorali blairiane, che tagliano fuori dal gioco politico le ali estreme, né con quello post-seconda guerra mondiale, tematizzato da Augusto Del Noce, fra gli altri, che, in chiave antifascista, ricollocava la battaglia politica per la nuova democrazia italiana all'interno della «fedeltà creatrice» ad un umanesimo cristiano borghese. Il neocentrismo che emergerà tra non molto è la sintesi dell'alleanza tra i poteri forti, dispensatori di rendite politiche (e perciò morti sul piano economico), e i residui della politica statalistica democristiana, che oggi si diffonde sulle questioni antiche della gestione dello Stato e sulle nuove questioni energetiche (Tabacci). Un «cul de sac » per Forza Italia, anzi una linea opposta al populismo democratico berlusconiano che, in questo contesto, ha un'unica strada per continuare ad essere fecondo e politicamente produttivo: tradursi in un partito liberalpopolare, attivo sul territorio, organizzato, con una cultura politica unitaria. Si dovrà aprire, prima o poi, la questione del lessico politico dell'unica forza rivoluzionaria liberalpopolare, Forza Italia. Se ci normalizziamo, come vorrebbero i nostri «fratelli coltelli» neocentristi (con propensioni tecnocratiche), siamo finiti. Questo è il dato dal quale partire. Cossiga, in una intervista a «Libero», ha posto correttamente il problema: i poteri forti congiurano contro l'asse politico democratico, garantito dal duopolio FI-Ds. «I poteri forti e i loro alleati rutelliani cercano di disarticolare azzurri e Ds per costruire un partito che protegga i loro scopi economici». Era anche la vecchia tesi di Geronimo, sostenuta in molti articoli e in due libri. Una tesi verificabile, che dovrebbe farci comprendere che, al di là del berlusconismo, ci troveremmo nel deserto oligarchico dei poteri finanziari. Lo svuotamento della democrazia e del corpo elettorale democratico. La soluzione prospettata da Cossiga mi pare, invece, discutibile: «Solo la triade Prodi-D'Alema-Berlusconi eviterebbe i colpi di mano della Margherita consentendo una vera alternanza democratica». Prodi è un boairdo di Stato e un tecnocrate consumato, non riuscirebbe mai a tener botta a poteri consimili, con culture a lui omogenee. Altra questione è il legame anti-tecnocratico fra i due paladini della politica italiana: Berlusconi e D'Alema. E non a caso quest'ultimo è sostanzialmente contrario, a parte qualche dichiarazione rituale, al partito democratico. Dunque, in questa fase, soltanto la politica ci salverà dall'oligarchia tecnocratica. Ferrara sprona l'opposizione di centrodestra a trovare il bandolo della matassa, il solito «che fare» a dominare la scena. La sollecitazione non è banale. Chiude Ferrara: «Per muoversi ci vuol altro». Giusto. E se l'«altro» fosse proprio il progetto di un vero partito liberalpopolare, da un lato, e un riconoscimento reciproco, sul piano della politica pura, tra Forza Italia e Ds, in modo da far fuori le tentazioni tecnocratiche della Margherita, appoggiate anche, con uno sporco gioco di sponda, da un pezzo dei nostri alleati? In altri termini: è peccaminoso riconoscere i Ds, senza inciucismi, sparigliare le carte del nuovo governo, e fregare, servendosi di questa operazione di sponda con gli avversari, i neocentristi d'assalto della nostra coalizione? Questa sarebbe una buona e produttiva Realpolitik, che finalmente ci farebbe guadagnare qualcosa sul piano del protagonismo politico, mentre ci apprestiamo ad una necessaria «rifondazione forzista». Perché, non vi è dubbio alcuno, gli assi del sistema politico anti-tecnocratico sono, da un lato, Forza Italia, e dall'altro i Ds. E l'Udc farà di tutto perché Berlusconi e D'Alema non dialoghino più, se non come potrebbero fare i famosi ladri di Pisa.
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Ragionpolitica, periodico on line n.160 del 8/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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