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Verso la selezione genetica?di Gianteo Bordero - 15 maggio 2006 Mentre in Italia, nonostante l'esito inequivocabile del referendum dello scorso giugno, la Rosa nel Pugno ha già depositato in Parlamento una proposta per modificare la legge sulla fecondazione assistita approvata nella passata legislatura dalla Casa delle Libertà, giunge dall'Inghilterra una notizia destinata a riaccendere il dibattito sui temi scottanti della bioetica. A Londra, una coppia si è servita della diagnosi embrionale pre-impianto per riuscire ad avere un bambino geneticamente immune dalla forma cancerogena della vista da cui è affetta la madre. L'Autorità per la fecondazione e l'embriologia del Regno Unito, infatti, prevede che per alcuni casi particolari di malattie ereditarie (tra queste il retinoblastoma, il tumore al seno e una forma di cancro all'intestino) le coppie possano ricorrere alla diagnosi pre-impianto, che consente di selezionare gli embrioni privi di anomalie cromosomiche o geniche. A differenza di altri tipi di diagnosi pre-natali o pre-concepimento, però, la diagnosi pre-impianto implica la morte degli embrioni ritenuti malati ed anche di molti embrioni sani, danneggiati dalla biopsia. Un intervento fortemente invasivo, dunque, che per ammissione di molti tra gli stessi medici che pure lo sostengono non sempre ha buone possibilità di riuscita. Josephine Quintavalle, del Comment on Reproductive Ethics, dichiara al Corriere della Sera in merito alla notizia proveniente da Londra: «Non dobbiamo dimenticare che per arrivare a questo embrione ne sono stati soppressi altri che avrebbero avuto la possibilità di vivere una vita normale». Francesco D'Agostino, presidente del Comitato di Bioetica italiano, parla di un intervento che a prima vista potrebbe apparire positivo, perché mette al riparo il nascituro dalla malattia della madre. Ma, a ben guardare, dichiara D'Agostino al Corriere, «stiamo parlando di un intervento genetico a fine selettivo... Non stiamo parlando di un embrione che era già malato, bensì di un embrione che rischiava di ammalarsi. E' stata dunque fatta una selezione a prescindere, a danno di altri embrioni... Nel nostro Paese - conclude - questo non è ammesso nemmeno legalmente». Ma proprio nella direzione di consentire anche in Italia la diagnosi pre-impianto, vietata dall'attuale legislazione, va la proposta presentata in Parlamento dalla Rosa nel Pugno. Una proposta che, come detto, non solo non tiene conto del risultato chiaro del referendum dello scorso giugno, ma che, soprattutto, si regge tutta sull'inganno retorico di presentare la diagnosi pre-impianto e la liberalizzazione assoluta in materia di fecondazione assistita come un atto di civiltà a difesa della salute e della vita, tacendo però sul prezzo di morte che tale conclamata «difesa» comporta: la distruzione di fatto di un numero elevato di embrioni. Invece che promuovere altri tipi di diagnosi (pre-natale o pre-concezionale) o l'osservazione non invasiva dell'embrione, si vuole a tutti i costi andare nella direzione di una selezione genetica mascherata dai buoni sentimenti e da un falso umanitarismo propagandato nel nome del «progresso». Una posizione, questa, bene rappresentata dal professor Giuseppe Remuzzi in un suo commento apparso sempre sul Corriere della Sera di ieri, intitolato «I lacci italiani»: «Quello che è successo in Inghilterra - scrive Remuzzi - succede negli Stati Uniti da tempo per tante malattie, e perfino in certi Paesi dell'Asia. Ma da noi no. Da noi i medici (che hanno scelto di curare le malattie) devono rinunciare a una della cure più efficaci... E adesso? Non c'è legge che tenga. Chi è malato vuole guarire. Per un po' chi sa di poter trasmettere una malattia ai figli andrà all'estero, dove ci si potrà curare, ma sarà per i ricchi. Chi non ha abbastanza soldi per andare in Inghilterra o negli Stati Uniti, continuerà ad avere figli malati. Molti moriranno, inutilmente. Dopo un po' - conclude - selezionare gli embrioni, per non trasmettere ai figli e ai figli dei figli tumori e altre malattie, si potrà, anche da noi». Le parole di Remuzzi sono chiare nel loro rappresentare un pensiero e un desiderio dominante nella nostra cultura: quello di legalizzare la selezione genetica, cioè la distruzione della vita in nome della salute, e legittimare la macelleria degli embrioni nel nome dell'antica utopia dell'uomo immortale, riproposta nella sua declinazione post-moderna e tecnologica dell'uomo perfetto, cioè sano. Un'utopia che, da sempre, ha causato più mali del bene che voleva arrecare. E tanti mali ancora, purtroppo, potrà causare.
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Ragionpolitica, periodico on line n.161 del 15/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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