|
|||||||
|
|
Matthieu Baumier Antitrattato di ateologiarecensione di Paolo Della Sala - 19 maggio 2006 Nell'Antitrattato di ateologia Matthieu Baumier torna al rigore della Confutatio, parte decisiva della Retorica utile a rendere rigorose le teorie filosofiche e scientifiche, e quelle - meno visibili - dell'ermeneutica religiosa. Attualmente, dopo la composizione del dibattito scienza-fede (risolto in larga parte come si dimostra in questo articolo), la confutazione è tornata a rivestire un ruolo fondamentale nel contrasto contro gli atei di professione: è questo il segno tracciato da Baumier. Rimasta senza «vis spirituale», oppiata dalla teologia della liberazione, portata a confondere la Dottrina dell'Amore con un silenzio imbarazzante nei confronti del male e del peccato, la Chiesa ha subìto per decenni l'urto della secolarizzazione. L'attuale Presidente della Camera dei deputati afferma e lascia intendere che la Chiesa non ha diritto di occuparsi dell'uomo e della società, come se il cristianesimo fosse platonismo e come se valori come l'amore coniugale fossero di sola competanza dello Stato. Al contrario, l'ingerenza della società nella fede è palese, pertanto è impensabile la separazione delle idee tra Chiesa e Stato. Al contrario è necessario ribadire la separazione dei poteri e la non ingerenza dello Stato nella vita delle persone e delle famiglie. Questa battaglia di civiltà oggi deve riunire i veri credenti e i veri laici contro chi vuole tornare all'educazione di massa, al balillismo rosso e nero, al Partito-dio. La cultura e la società cambiano con la storia: il disinteresse dell'uomo per il significato della propria esistenza può apparire «naturale» e a 360 gradi (ricordiamo che anche Freud e la psicologia hanno perso l'aura che rivestivano ancora pochi decenni fa). La definizione di «relativismo» non spiega il fenomeno di cui si occupa Baumier: l'Occidente è di fronte ad un movimento antireligioso che ha avuto bisogno, per incarnarsi nella società, di diventare religioso. Questo culto sincretico e per niente illuminista deriva in parte dalla decomposizione del marxismo e dalla sua parusia sotto le vesti degli emuli di Gorbaciov, dei sacerdoti del welfare nord-europeo, dei prodiani fedeli al capital-nazionalismo francese. In questo ambiente culturale, nell'alveo della decomposizione del dualismo Bene/male, sono nati testi come il Trattato di ateologia di Michel Onfray, un saggio che ha avuto ampio successo grazie al supporto politico ricevuto e grazie al lungo silenzio di buona parte delle chiese occidentali. In realtà il Trattato di Onfray è una cattedrale di lacune, anche se queste sono nascoste dalla voglia dell'illusione di un pensiero ilare, sempre molto attraente del resto. Matthieu Baumier è nato nel 1968, è autore di diversi testi e dirige la rivista La soeur de l'ange. La forza polemica delle sue parole vale la sola la lettura del suo libro, che parte da una constatazione realista: si vive in un'epoca segnata dalle parole di Guy Debord: «il vero è diventato un momento del falso». Debord accusava il socialcapitalismo di ieri, ma oggi sono pur sempre gli Chirac e Zapatero a dettare i colori e i tempi della felicità e del pensiero europei. Se Dio è morto e tutto è permesso, il falso può installarsi nell'Olimpo sociale: «A pagina 171 del suo saggio [di Onfray], dopo aver liquidato in poche righe striminzite le radici razziste, irrazionali e pagane del nazismo (...) l'autore del Trattato di ateologia passa all'argomento successivo come se niente fosse. E qual è l'argomento successivo? Le radici cristiane del nazismo. Nientemeno». Poca roba? L'emulo di Voltaire oggetto della confutazione di Baumier ne spara anche di più grosse: «Michel Onfray scrive, senza pudore né scrupoli di storico, che Hitler sarebbe stato nientemeno che..."un discepolo di San Giovanni". Altro che teorie razziste dei nazisti. Largo al nazismo cristiano». Baumier non cancella le colpe del cristianesimo, ma confuta che esse debbano ricadere sui figli dei figli, quasi fossero una condanna «genetica», e contesta che il nazismo possa essere ridotto a cristianesimo. Eccesso di scrupolo? Per nulla: in Francia, Spagna, e in Italia si leggono tranquillamente le panzane più colossali. Onfray non è che la punta di un iceberg della nuova disinformacjia: le sue conclusioni sul fatto che le radici di Hitler risalgono al monoteismo sono imbarazzanti. Altrettanto imbarazzante la sua pretesa di fondare un ateismo «militante su argomenti solidi», consegnando ai credenti la qualifica di «minorenni mentali». Feuerbach o Marx, Voltaire o Rousseau erano certamente caustici, ma non pretendevano di scrivere un trattato di teologia «ateologica». Onfray utilizza una retorica a «sorite» (tesi e conseguenze a cascata): i Vangeli non hanno nessun fondamento storico, quindi non hanno nessun valore, quindi gli antievangelisti hanno fondamento storico, quindi i loro argomenti hanno valore. Un altro focus della argomentazione di Onfray e della Confutazione di Baumier è il «Silenzio di Dio» di fronte al male. «Chi è questo Dio che "sta zitto" davanti ai massacri e alle torture? E' colui che tace e non interviene affinché noi possiamo essere, rispondeva Hans Jonas (...). La contraddizione denunciata oggi da Michel Onfray e ieri da Jean-Paul Sartre riguardo a Dio deriva in realtà da una mancanza di conoscenza del cristianesimo, combinata con la volontà di avere una doxa su tutto, anche su ciò che si ignora». Baumier arriva a questa frase illuminante e laicissima: «Il Dio dei cristiani non è in alcun modo onnipotente». I Bertinotti e gli Zapatero, da falsi laici, hanno una concezione pagana della divinità, vista come un dio olimpico e taumaturgico, quasi Cristo non fosse morto sulla Croce. Questa umanità, che vive di viaggi esotici nei quali si contrabbanda sesso per amore, mentre le coppie in crisi pensano di eccitare le proprie anime entrando in un club di scambisti, e quando si scambia il voto agli autoproclamati alfieri del Bene per una sorta di Indulgenza Universale, questa umanità, figlia della Gnosi e della propria convenienza, ha dimenticato non solo l'esistenza del Bene, ma persino quella del male. Se lo Spirito è invisibile, l'evidenza del bene e del male è sotto gli occhi di tutti, e non può essere anestetizzata riconducendola sotto il segno della Legge. Il male è nelle persone, non è nelle regole: le cattive leggi sono il frutto di cattive persone e non il contrario, come si dice e predica a ogni pié sospinto. Un errore colossale. La Natura infine non è un Eden paradisiaco, ma la sede della guerra tra Bene e male, come spiega l'inizio della Bibbia (Genesi) e il suo capitolo finale (Apocalisse). «Dio non è onnipotente. Dio è amore». La terra, sede di terremoti e stragi non è soggetta a Dio, ma ai suoi nemici: la libertà è il segno di Dio. Non vediamo ogni giorno l'evidenza di odio e amore, bene e male? Non possiamo scegliere ogni giorno le nostre parole e le nostre azioni?Baumier suggerisce che la fede, se pure è «pazzia», è anche concretezza.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail Antitrattato di ateologia
IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.161 del 15/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||