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Al Jazeera in inglese: stessa lingua e stesso linguaggio?

di Martino Pillitteri - 23 maggio 2006

Tra qualche settimana il network del Qatar, Al Jazeera, lancerà una versione in inglese. Essendo già uno dei primi cinque marchi più famosi al mondo, competere nel mercato delle news occidentali usando una lingua franca come l'inglese, è un evoluzione che dal punto di vista economico promette molto bene. Un conto però è vincere la sfida commerciale, un altro è guadagnare il consenso dell'audience non araba. Tecnologia è una lingua comune non basteranno; Al Jazeera dovrà inevitabilmente comunicare con il nostro linguaggio di valori.

Nella lotta contro il terrorismo islamista, anche i mezzi di comunicazione hanno e stanno giocando un ruolo importante. La tempestività nel trasmettere i video e gli appelli di Bin Laden e compagnia, senza condanne né contraddittori, non ha giovato alla reputazione di imparzialità di Al Jazeera che, fino a prova contraria, si è meritatamente guadagnata l'appellativo di essere la voce di Al Qaeda. Tuttavia, la strategia di Al Jazeera non è quella di presentarsi al pubblico come la cassa di risonanza del terrorismo; paradossalmente, infatti, il network in questione è cresciuto in termini di audience e credibilità, non per i messaggi mandati in onda, ma per quelli censurati.

Dopo l'ultimo attentato a Dahab, infatti, Al Jazeera trasmise un messaggio di Bin Laden che, oltre a contenere la solita chiamata alle armi verso l'Occidente, incitava ad uccidere i riformatori e scrittori liberali secolari musulmani che, secondo il capo di Al Qaeda, stanno conducendo una guerra culturale per conto dell'Occidente al mondo musulmano. Questa parte del messaggio, riporta l'Herald Tribune, è stata volontariamente tagliata e non trasmessa. La parte in questione era molto più importante e rilevante del solito appello contro l'Occidente in quanto dimostra che nella variegata galassia del mondo musulmano esiste una parte liberale e moderna che si oppone alle dittature e al fanatismo. Per Al Jazeera, però, è più conveniente invertire le parti e speculare sul fatto che il west stia facendo una guerra al mondo islamico e occultare che il nemico di tutti, è Bin Laden in persona, il quale, oltre ad odiare i «crociati» occidentali, disprezza anche i musulmani che hanno una visone del mondo della religione diversa dalla sua.

Tuttavia, anche se Al Jazeera non ha avuto remore deontologiche nel promuovere lo scontro di civiltà, non è esaustivo concludere che nell'agenda di Al Jazeera ci sia solo propaganda anti occidentale. C'è l'altra parte della medaglia che forse è ancora più grave: il network del Qatar è anche lo specchio degli umori dell'opinione pubblica musulmana, la quale, davanti alle foto ed ai video degli sgozzamenti, si esalta e si galvanizza. Ora che il network debutterà in inglese, oltre a grafiche moderne e anchor women senza veli, Al Jazeera dovrà necessariamente promuovere senza se e senza ma un linguaggio che si basi sul valore della vita indipendentemente dal culto e dalla nazionalità. Se manca una razionalità comune sul modo in cui si comunicano gli orrori del terrorismo, se non c'è una condanna totale verso coloro che amano la morte più di quanto noi amiamo la vita, non sarà una lingua franca a redimere Al Jazeera agli occhi dell'Occidente.

Martino Pillitteri

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