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numero 280
6 marzo 2008
 
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Wilhelm Röpke
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Lo Stato liberale: politica di cornice e politica di mercato

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Contrario all'egemonia economica e sociale attuata dal collettivismo, alle storture economiche e sociali di un capitalismo sregolato, colossale e monopolistico, Röpke intende l'economia di mercato come ordine di autentica e democratica concorrenza. Come tale, essa è caratterizzata principalmente dalla libertà di pensiero e di azione: e fondata sulla responsabilità che l'esercizio libero del pensiero e dell'azione comporta. Su questa linea, il programma politico ed economico proposto da Röpke risulta tutt'altro che superficiale o approssimativo, e contempla un corposo elenco di compiti da svolgere.

Tali compiti possono essere suddivisi in due grandi gruppi: il primo forma quel che Röpke chiama politica di cornice: una sorta di perimetro fatto di regole e leggi, di ordine sia giuridico che morale, atte a consentire lo sviluppo della libera concorrenza e limitare al contempo il rischio che essa rinunci ad essere forma democratica di competitività, degenerando in forme di gara sleale, di guerra di tutti contro tutti, di conflitto privo del tutto o in gran parte di regole e remore. Questo insieme di misure lascia l'economia di mercato libera all'interno di una cornice normativa essenziale e ponderata.

L'economia di mercato è lo spazio che necessita di sostegni marginali di natura non solo economica, cosi come la tela dipinta richiede una cornice adeguata. Per questo la proprietà privata, la libera concorrenza, il decentramento economico rivestono la stessa importanza della qualità di vita, della stabilità sociale, della dignità della persona nella sua interezza materiale e spirituale: «l'una cosa e l'altra, l'economia di mercato e la società non commercializzata, si completano e si appoggiano a vicenda. L'una sta all'altra come lo spazio vuoto alla cornice, come la lente convessa alla lente concava che insieme danno l'obiettivo fotografico». (Civitas humana. I problemi fondamentali di una riforma sociale ed economica, Rizzoli, Milano 1947)

Il secondo gruppo costituisce ciò che Röpke chiama la politica di mercato, che si rivolge al problema dell'intervento statale e quindi al ruolo dello Stato nei confronti delle dinamiche economiche ed in generale di quelle sociali. Negare in modo assoluto la possibilità dello Stato di intervenire nella vita economica è un errore, così come erroneo è l'atteggiamento opposto, ossia quello dello statalismo pervasivo, onnipresente, "padronale". In tal senso, il pensiero di Ropke si pone a mezza via fra l'astensione assoluta predicata dal laissez faire, che provoca pericolose forme di darwinismo sociale e l'altrettanto assoluta onnipresenza dell'interventismo statalista, che riduce le responsabilità dell'individuo al prezzo della sua libertà.

Lo Stato sano, affidabile, autenticamente liberale, è quello in grado di vedere il sottile limite che divide l'agendum e il non agendum, pur senza abdicare alle sue prerogative legislative ed amministrative: è lo Stato «che nel campo spettategli fa valere con ogni energia la propria autorità, tenendosi invece lontano da ogni immissione al di fuori di quel campo; un arbitro robusto, il cui compito non è quello di prendere parte al gioco né di prescrivere ai giocatori tutte le mosse, ma invece di vegliare con assoluta imparzialità e incorruttibilità per la più stretta osservanza delle regole del gioco e della correttezza sportiva». (La crisi sociale del nostro tempo, Einaudi, Roma 1946)

Né asfissiante né latitante, lo Stato svolge bene i suoi compiti nella misura in cui interviene nella vita economica attraverso azioni mirate, ossia solamente nella misura in cui la sua azione risulti veramente costruttiva. L'opera dell'autorità statale non si configura di certo con l'autoritarismo statalista: un'azione di buongoverno passa attraverso l'interventismo liberale, l'intervento statale intelligente, che da un lato distingue fra interventi di conservazione ed interventi di adeguamento e, dall'altra, azioni conformi e quelle non conformi ad un sistema economico libero e plurale armonizzato al primato della persona nella sua interezza e dignità.

La migliore forma di intervento statale è quella che si inserisce costruttivamente all'interno delle dinamiche dell'economia di mercato senza alterarne i principi di libertà e pluralità in essa presenti. Da qui deriva l'attenzione agli impianti di piccole e medie dimensioni, la volontà di innalzare la qualità di vita delle persone meno abbienti, al decentramento politico, alla tutela della produzione artigianale, del mondo agricolo, del piccolo commercio.

Fabrizio Gualco

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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