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numero 280
6 marzo 2008
 
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Pavel Florenskij
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Profilo di Pavel Florenskij

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Pavel FlorenskijPavel Aleksandrovic Florenskij è sacerdote, teologo, teorico dell'arte e del linguaggio, fisico, matematico, ingegnere elettrotecnico, epistemologo. E' un uomo di fede e di scienza. Suoi fratelli spirituali, sotto questo aspetto, potrebbero essere Pascal e Leonardo da Vinci. Graziano Lingua, evidenzia in Florenskij la «capacità di intervenire nelle discipline più disparate senza cadere mai in dilettantismi (...) In ogni campo che ha toccato egli è stato in grado di acquisire una competenza straordinaria e apportare un contributo innovativo». (cfr. la sua Introduzione a Pavel Florenskij, Il valore magico della parola, Edizioni Medusa, Milano 2001).

La sua testimonianza di fede e di scienza incarna la legge dell'arabesco, dove visibile e invisibile sono realtà al tempo stesso unite e distinte, perché ogni trama è collegata ad una origine remota, ad un punto unitario che, seppur non immediatamente visibile, impedisce alla varietà di trasformarsi in confusione. Pur nell'estrema ricchezza e varietà di temi, problemi e vicissitudini, in lui vita, opere e pensiero costituiscono una poliedricità unitaria. Non a caso Natalino Valentini scrive che «in Florenskij la vita e l'opera, malgrado siano rimaste tragicamente incompiute, costituiscono un'unità indissolubile, un unico tessuto di incomparabile finezza» (Cfr. Natalino Valentini, L'arte della gratuità, saggio introduttivo a Pavel Florenskij, in Non dimenticatemi, Mondadori, Milano 2000).

Florenskij nasce il 9 gennaio 1882 a Evlach, nel governatorato di Elizavetpol' (l'attuale Azerbaigian). Dopo aver trascorso l'infanzia a Tiflis, in Georgia, si trasferisce a Mosca, dove si iscrive alla facoltà di Matematica. Durante gli studi universitari nell'ateneo moscovita il giovane Pavel entra in contatto con il filosofo e matematico N. V. Bugaev la cui influenza si riverbera sulla tesi di laurea in Matematica e Fisica, che ha per argomento le curve piane come luoghi di violazione della continuità.

Durante gli anni universitari Florenskij ha modo di interessarsi al movimento simbolista e, anche grazie all'amicizia con il figlio di Bugaev, A. Belyj, si avvicina al mondo della poesia e dell'arte. Terminati gli studi universitari, la vocazione religiosa è più forte di una possibile carriera accademica. Pavel, che pur avrebbe la possibilità di continuare le sue ricerche presso l'ateneo di Mosca, decide di iscriversi all'Accademia Teologica e di trasferirsi quindi presso il Monastero della Trinità e di San Sergio a Sergej Posad: una delle sue intenzioni, come comunica in una lettera alla madre, è quella di attuare una sintesi fra la tradizione teologica cristiana e la cultura filosofica e scientifica occidentale.

Nel 1910 si sposa con Anna M. Giacintova e alcuni mesi dopo viene consacrato presbitero ortodosso. L'anno seguente dirige la rivista teologica «Bogoslovskij Vestnik» (Messaggero Teologico). Le ricerche teologiche della tesi di dottorato, pubblicate in volume nel 1917 con il titolo Stolp i utverždenie Istiny (trad. it. La colonna e il fondamento della verità, Rusconi, Milano 1974), lo pongono all'attenzione del mondo scientifico e culturale di Mosca e San Pietroburgo. Nello stesso anno Pavel comincia ad insegnare all'Accademia fino a quando non verrà chiusa dal regime che si instaura in Russia con la cosiddetta Rivoluzione di Ottobre.

Da questo punto in poi, Florenskij ritorna ai suoi interessi scientifici e partecipa ai dibattiti che sorgono in coincidenza con la nascita delle avanguardie artistiche. Diviene responsabile della tutela del patrimonio artistico del Monastero della Santissima Trinità, collabora alla Enciclopedia tecnica diretta da L. K. Martens e, fino al 1924, è docente di Analisi della spazialità nell'opera d'arte nella al Vchutemas di Mosca (parte delle sue lezioni sullo spazio sono pubblicate in Lo spazio e il tempo nell'arte, Adelphi, Milano 1995) Nel 1922, con il volume Gli immaginari nella geometria affronta il problema dello spazio nella Divina Commedia di Dante alla luce della teoria della relatività di Einstein. La sua genialità purtroppo gli procura le censure del potere sovietico, costitutivamente refrattario a tutto quello che sborda dai ristretti ambiti teorici e pratici dell'ideologia.

Verso la fine degli anni Venti, la persecuzione totalitaria diventa la prassi preferita dal governo dei Soviet. Florenskij subisce un primo arresto nel maggio 1928. Ritenuto soggetto socialmente pericoloso (! ), gli viene inflitta una condanna di tre anni, che però viene annullata quasi subito grazie al provvidenziale interessamento di Ekaterina Pavlovna Peskova, responsabile della Croce Rossa Politica.

Il vero e proprio calvario inizia il 26 febbraio 1933: a Lefortovo Florenskij subisce il secondo e definitivo arresto, da cui procede la condanna a dieci anni al gulag per l'accusa di propaganda antisovietica e partecipazione e organizzazione controrivoluzionaria. (cfr. V. Sentalinskij, I manoscritti non bruciano. Gli archivi letterari del KGB, Garzanti, Milano 1994). Così la figlia Olga Pavlovna ricorda quel momento: «Papà è partito di buon'ora; si è avvicinato ad ognuno di noi, ci ha benedetto e poi è uscito. La mamma mi raccontò che quando se ne andò per l'ultima volta si avvicinò a me e pianse (...) Requisirono i manoscritti, l'orologio e le posate d'argento. Perquisirono anche la nostra casa e dopo una settimana circa portarono via i libri e misero i sigilli allo studio, che così rimase per qualche anno» (citato in Pavel Florenskij, Non dimenticatemi, a cura di Natalino Valentini e Lubomír Žák, Mondadori, Milano 2000)

Dopo un periodo di iniziale prigionia alla Lubjanka, Florenskij viene inviato in un lager della Siberia occidentale ed assegnato al reparto della ricerca scientifica. Nonostante tutto, riesce addirittura a portare a termine importanti ricerche scientifiche sul ghiaccio perpetuo, sui liquidi anticongelanti, sul permafrost. Nel settembre 1934 viene trasferito allo SLON delle isole Solovski: un arcipelago interamente trasformato in lager, materializzazione dell'inferno sulla terra.

Il potere politico, dopo avere sfruttato le sue non comuni capacità intellettuali e scientifiche, decide di eliminarlo. Viene fucilato nei pressi di Leningrado l'8 dicembre 1937, all'età di 55 anni. Solo dopo la perestroika di Gorbac'ev si conosce la DATA ufficiale della sua morte. Ancora nel 1939 sue moglie Anna aveva richiesto aveva richiesto la sospensione della pena. Richiesta non accolta, in base alla motivazione che Florenskij non aveva deposto il suo ufficio presbiteriale.

Il filosofo Hans Jonas si è chiesto se dopo Auschwitz, all'indomani della tragedia dell'Olocausto, vi sia ancora la possibilità di un discorso umano su Dio. Questo interrogativo, a quanto pare, è assente nelle parole e nei pensieri di Florenskij. La fede del sacerdote russo - che senz'ombra di dubbio somiglia più ad un letto di spine che ad un cuscino - permane viva, palpitante, parte integrante del pensiero e dell'azione: "la mia più intima persuasione è questa: nulla si perde completamente, nulla svanisce, ma si custodisce in qualche tempo e in qualche luogo, anche se noi cessiamo di percepirlo" (Pavel Florenskij, Non dimenticatemi).

Fabrizio Gualco

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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