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La jihad insegnata ai bambini sauditidi Stefano Magni - 29 maggio 2006 «Ogni religione al di fuori dell'Islam è falsa». «Riempire gli spazi con le parole appropriate (Islam, inferno): ogni religione al di fuori dell'... è falsa. Chi muore da non musulmano, va all'...». I testi di religione che si studiano nelle scuole saudite, sia all'interno del Regno che all'estero (ce ne sono in ben 19 capitali mondiali) sono sicuramente molto più coloriti rispetto a quelli della nostra catechesi cristiana. Il mondo viene spiegato ai bambini di 11 anni, semplificato in due categorie: «Un musulmano, anche se vive all'estero, è un tuo fratello nella religione. Uno che si oppone a Dio, anche se è tuo fratello per legame familiare, è un tuo nemico nella religione». E naturalmente: «Per un musulmano è proibito essere un amico fedele di qualcuno che non crede in Dio e nel Suo Profeta, o di qualcuno che combatte la religione dell'Islam». Questi sono solo alcuni degli estratti dei testi di religione «riformati», ripresi e pubblicati dalla nuova indagine condotta da Freedom House e Institute for Gulf Affairs di Washington. Si tratta infatti della versione meno violenta di ciò che si studiava prima del 2004, anno in cui un gruppo di studio voluto da re Fahd si mise a riformare il curriculum scolastico saudita. Il principe saudita Turki Al Feisal, ambasciatore saudita negli Stati Uniti, aveva dichiarato che: «Non solo abbiamo eliminato tutto ciò che poteva essere inteso come intolleranza nei nostri vecchi libri di testo, ma abbiamo portato a termine un piano di modernizzazione dell'intero sistema e una sua revisione completa». In fatto di tolleranza forse l'Arabia Saudita intende qualcos'altro rispetto a quel che intendiamo noi. Perché, oltre alle proposizioni generiche già citate, sui libri di testo di religione si legge anche qualcosa di molto più esplicito e mirato ai «nemici» dell'Islam: «Come è citato da Ibn Abbas: le scimmie sono gli Ebrei, il popolo del Sabbath; mentre i maiali sono i Cristiani, gli infedeli della comunione con Gesù». Gli Ebrei, in particolare, sono letteralmente demonizzati: «Alcuni membri del popolo del Sabbath sono stati puniti e trasformati in scimmie e maiali. Altri si sono messi ad adorare il diavolo e non Dio, tramite la consacrazione, il sacrificio, la preghiera e altre forme di adorazione. Alcuni Ebrei adorano il diavolo. E così alcuni membri di quella nazione adorano il diavolo, non Dio». Se gli Ebrei possono essere degli adoratori del maligno, la guerra contro di essi viene pienamente legittimata. Non ci sono accenni al «processo di pace» mentre, con buona pace dei nostri pacifisti, si legge che: «la guerra contro gli Ebrei andrà avanti fino al Giudizio Universale». La guerra santa, la jihad, viene insegnata come il culmine del percorso spirituale: «Nel sentiero di Dio, la jihad - che consiste nel combattere contro la miscredenza, l'ingiustizia, il male e coloro che li praticano (sic!) - è la summa dell'Islam. Questa religione sorse con la jihad e grazie alla jihad, il suo vessillo sventola alto». L'insegnamento della religione non è come lo intendiamo noi, nelle nostre scuole laiche o private parificate. Nonostante Turki el Feisal sostenga che «abbiamo portato a termine un piano di modernizzazione dell'intero sistema e una sua revisione completa», gli insegnanti che non seguono fedelmente la linea ufficiale di insegnamento della religione sono condannati alle frustate e al carcere. L'ultimo caso noto di condanna risale al novembre del 2005. Il programma scolastico «riformato» prevede che da un quarto a un terzo delle ore scolastiche sia dedicato all'insegnamento religioso, dalla prima scuola elementare fino alla fine delle medie. I testi sauditi sono diffusi anche nelle madrasse (scuole coraniche) di tutto il mondo. L'Arabia Saudita sta diventando uno dei Paesi più a rischio di terrorismo. Non solo la maggioranza dei terroristi suicidi in Iraq erano sauditi, ma aumenta il rischio di attentati all'interno dello stesso Regno. Si può solo immaginare che effetto possa fare una politica filo-occidentale, di alleanza con nazioni «miscredenti» o addirittura di accordo con Israele, su una popolazione educata a credere che: «Lo scontro fra la ummah (comunità) islamica e gli Ebrei e i Cristiani andrà avanti finché Dio vorrà».
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Ragionpolitica, periodico on line n.163 del 29/5/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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