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Cosiderazioni generalidi Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000
Una caratteristica fondamentale della Scuola austriaca è la costante attenzione che i suoi esponenti riservano alla libertà degli individui in campo economico, politico e sociale: lontano dai totalitarismi, dalle ideologie massificanti, dalle utopie che vogliono instaurare il paradiso in terra, lo status migliore è quello che, realisticamente, consente l'esercizio della capacità di scelta in tutti gli ambiti possibili, sia teorici che pratici. Al fine di ricercare la soluzione più consona ai problemi che di volta in volta emergono, gli esponenti della Scuola austriaca non pretendono, quasi fossero profeti, di avere una conoscenza completa e incontrovertibile su eventi e accadimenti, di conoscere una volta per sempre il vero fine del processo storico. Essi preferiscono partire da congetture iniziali, da conoscenze di natura soggettiva, per giungere attraverso un procedimento di scoperta e confronto a conclusioni finali considerate come le più soddisfacenti e adeguate, ma sempre e comunque provvisorie. Gli esponenti della Scuola austriaca ritengono che pensare e agire in condizioni di libertà rimane l'antidoto più efficace contro ogni forma di ingerenza indebita, di abuso di potere nei confronti della sfera individuale. Ai monopoli di natura economica e legislativa, alle sperimentazioni ingegneria sociale, alle politiche collettiviste e rigidamente pianificate attraverso programmi minuziosamente preventivati e controllati, essi oppongono una impostazione metodologica fondata sull'individualità, sul rispetto dei diritti personali (compreso quello di proprietà) e sulla constatazione che l'uomo, in quanto tale, dispone una conoscenza limitata e perciò non infallibile. Infatti, per quanto riguarda il metodo di ricerca, la Scuola austriaca propone il cosiddetto individualismo metodologico (per un approfondimento del tema dell'individualismo metodologico rimando ai lavori di Lorenzo Infantino L'ordine senza piano. Le ragioni dell'individualismo metodologico, Nuova Italia Scientifica, Roma 1995; e Ignoranza e libertà, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 1999). Le istituzioni (e tra queste, non ultimo il mercato) vengono considerate come il risultato, concreto ma non definitivo, delle azioni attraverso cui i singoli, sulla base di una conoscenza non perfetta ma solo perfettibile, tentano di migliorare la propria condizione. Il termine individualismo, perciò, non vuole evocare modalità di pensiero e di azione sostanzialmente egoistiche, bensì richiamare e sostenere il primato dell'individuo rispetto a concetti di natura collettiva (come ad esempio lo stato, la nazione, la società), poiché un concetto collettivo, di per sé, non richiama nulla di specifico ed anzi permane nell'astrattezza. La capacità di pensiero e di azione inerisce non a qualcosa astrattamente concepito, bensì all'uomo, ad ogni singolo uomo nella sua concretezza e specificità. L'impostazione metodologica degli "austriaci" parte perciò dalla constatazione che lo Stato, la nazione, la società non vivono di vita propria, ma sono tali per le persone che li compongono. Soggetto e punto di partenza fondamentale della ricerca è il singolo individuo, responsabile di sé e delle proprie azioni, al quale va garantito il massimo di libertà possibile, da esercitarsi, chiaramente, all'interno della legalità garantita da regole essenziali e valide per tutti. La libertà che la Scuola austriaca pone alla base delle sue ricerche non coincide l'anarchia o comunque con il deficit di principi regolativi essenziali. Teniamo presente che, soprattutto sul piano operativo, il numero di azioni individuali che influenzano altri individui è senz'altro maggiore del numero delle azioni che un individuo può attuare liberamente senza interagire con altri. Sotto questo profilo la ricerca della Scuola austriaca cerca di risolvere un problema sempre attuale: quello di conciliare nel modo migliore le varie libertà individuali, tentando, per dirla con L. Strauss (Cfr. L. Strauss, Scrittura e persecuzione, Marsilio, Venezia 1990), di conciliare un ordine che non sia oppressione con una libertà che non sia licenza. Alla libertà individuale in tutte le sue forme è necessario un "ambiente" che la garantisca, un ordine che consenta il suo esercizio. In caso contrario, come infatti nota R. Cubeddu nel suo Atlante del liberismo (Ideazione Editrice, Roma 1997), risulta evidente che «se ad ogni individuo fosse riconosciuto un illimitato diritto di cercare di migliorare la propria condizione con tutti gli strumenti che egli ritiene idonei, altri individui si troverebbero nella condizione di non poter scegliere in condizione di libertà». Aver fiducia nelle capacità conoscitive umane non significa considerarle infallibili, così come ad esempio fanno Hegel, Marx e progenie. Nell'ambito della conoscenza e, quindi, anche dell'economia, della politica e della scienza sociale, non esiste nessuna teoria che possa dire di essere in toto padrona della verità. Difatti, l'uomo ricerca la verità proprio perché non la possiede nella sua interezza: analogamente alla società teorizzata da Karl Popper, lo spazio della ricerca in ogni campo del sapere è e rimarrà sempre "aperto". Ammettere la propria parziale ignoranza è un segno d'intelligenza. Per la Scuola Austriaca riconoscere di possedere una conoscenza delle cose quantomeno imperfetta, non rappresenta certo una ammissione di debolezza, bensì una sorta di disposizione gnoseologica, atta a ricercare soluzioni adeguate limitando possibili errori. Il rapporto che intercorre fra economia politica e società è un rapporto di equilibrio dinamico, tanto complesso quanto delicato, teso ad una costante "rivisitazione" di sé per via dell'emersione continua di elementi sempre nuovi e fondamentalmente inattesi, non preventivabili. Laddove gli uomini riconoscono, per dirla con Socrate, di "saper di non sapere", essi rinunciano alla presunzione intellettuale che si cela dietro al paravento di spiegazioni totalmente esaustive e di ricette ritenute infallibili, ponendosi nella condizione migliore per pensare e attuare qualcosa di veramente valido, utile tanto a loro stessi quanto agli altri.
Fabrizio Gualco |
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