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numero 280
6 marzo 2008
 
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Fioroni inizia a smantellare la riforma Moratti

di Francesco Pasquali - 1 giugno 2006

E' cominciata proprio come credevamo. Cioè nel peggiore dei modi possibili. Nel segno della cancellazione di quelle riforme che, nel corso dei cinque anni del governo Berlusconi, avevano richiesto una forte spinta culturale, uno sforzo politico per interpretare le esigenze degli italiani e poi tradurle in realizzazioni concrete. Riforme che hanno abbattuto uno status quo fatto di privilegi acquisiti e comodità per pochi.

Hanno cominciato proprio da quella riforma che andava nella direzione di rinvigorire il motore della nostra società: la riforma Moratti. La prima mossa del ministro Fioroni è stata quella di esternare l'intenzione di cambiare il nome del ministero, da ministero dell'Istruzione a ministero della Pubblica Istruzione: un fatto che la dice lunga sull'approccio fortemente ideologico che questo governo ha relativamente al sistema di scuola paritaria. La seconda iniziativa è stata un vero colpo di mano: la sospensione del decreto sulle sperimentazioni dei licei. Quella delle sperimentazioni era una parte della riforma Moratti che andava nell'ottica di far trovare a giovani e famiglie un sistema formativo in grado di venire incontro alle capacità, alle inclinazioni, e perché no, ai sogni e alle passioni che essi avrebbero visto all'orizzonte del proprio futuro. La riforma Moratti ha avuto il grande merito di cambiare il sistema scolastico nel suo nucleo, apportando una novità importante quanto, in sé, elementare: porre lo studente e la famiglia al centro del sistema. E' proprio contro questo concetto fondante che il governo Prodi sembra muovere i primi passi. Torna, quindi, la scuola statalista, un sistema in cui chi deve decidere un processo formativo è imbrigliato in una ridotta offerta formativa che soffoca la possibilità di scelta.

Se si leggono poi certe reazioni alla decisione di Fioroni, si ha un quadro più chiaro: dai sindacati è tutto un peana nei confronti questa retromarcia. Panini (Cgil) parla di «decisione saggia». Scrima (Segretario Generale della Cisl scuola) saluta l'«importante segnale di discontinuità». Quindi le priorità che questo governo intende realizzare si distinguono chiaramente: non coincidono con le esigenze di famiglie e studenti. In tutto l'ammontare di dichiarazioni di giubilo provenute dal centrosinistra, le più chiarificatrici sono state senz'altro quelle di Maria Pellegatta del Comunisti Italiani: «Questa iniziativa - ha affermato - blocca il primo atto della riforma Moratti». A questo punto resta da capire dove siano finite le dichiarazioni di Rutelli, che aveva più volte assicurato un approccio criticamente logico alle riforme del governo Berlusconi.

Per questo non è soltanto un dovere politico contrapporsi a questa sinistra che distrugge senza avere un'alternativa politica. E' un dovere sociale: le riforme andavano proprio nella direzione di dare ai giovani del nostro Paese degli strumenti per poter competere a livello europeo. Dobbiamo guardare all'Europa non con la demagogia delle belle parole prodiane, ma con l'entusiasmo e la consapevolezza di avere di fronte un ambito in cui misurare le proprie competenze. E questo non sarà di certo possibile con un governo che, come prima misura, innesca la retromarcia su tutto.

! Francesco Pasquali
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