Poseidon: un naufragio «capovolto»
di Andrea D’Elia - 6 giugno 2006
Petersen ci regala una nuova avventura, questa volta invitandoci a bordo di un transatlantico particolarmente sfortunato, ma altrettanto sfarzoso ed elegante. Il regista, molto abile nelle pellicole «apocalittiche» (The day after tomorrow, La tempesta perfetta), questa volta si diverte a far «capovolgere» l'enorme nave colpita dalla classica onda anomala, contro la quale nulla si può, date le proporzioni immani e la repentinità del manifestarsi che non permette manovre di contenimento. Il transatlantico si trova capovolto, non lasciando scampo alla maggior parte dei passeggeri che vengono irrimediabilmente uccisi non solo dall'acqua, ma anche dal fuoco, dall'elettricità e da quant'altro può accadere all'interno di un'enorme bara d'acciaio invasa dall'acqua che sale sempre più verso lo scafo costringendo il gruppetto di protagonisti a mirabolanti acrobazie, scalate, immersioni al limite delle possibilità umane pur di riuscire a raggiungere le eliche, unico passaggio verso l'esterno.
L'intera pellicola è pervasa da un senso di impotenza mista a speranza per la sopravvivenza, sempre più improbabile a mano a mano che il livello dell'acqua sale e stringe i nostri in un abbraccio freddo e mortale riuscendo però a tirare fuori risorse e qualità magari assopite, ma comunque presenti come il coraggio, lo spirito di sacrificio e la solidarietà; una prova difficile e dura che premierà solamente i più capaci. Il set (l'enorme Poseidon) è estremamente realistico; l'arredamento è composto da mobilia di pregio (lampadari ottocenteschi, poltrone lussuose e letti a baldacchino) completato da arazzi, tappeti persiani, cristalli e argenteria di lusso, ingredienti fondamentali per rendere un'atmosfera rilassata e di apparente sicurezza che precede la disperazione ed il pericolo: ottimi elementi per una pellicola del genere; l'interno è emblema di sicurezza, comfort, agio, tutto in netto contrasto con la fredda, ma affascinante precarietà e pericolosità dell'immenso oceano, reale protagonista dell'intera vicenda.
Bravi gli attori, tra i quali spicca Kurt Russel, che interpretano al meglio il ruolo di naufraghi spaventati, ma altrettanto decisi a raggiungere un punto di uscita; ben strutturati anche i dialoghi (la parola giusta al momento giusto) che riescono ad esprimere molto bene le sensazioni e le atmosfere di un film basato sul colpo di scena e spettacolarità al tempo stesso. Pur non potendosi definire di certo un «Kolossal» o un capolavoro, Poseidon può essere considerato un prodotto piacevole sotto tutti i punti di vista. Il regista non dimostra di pretendere nulla, ma riesce in definitiva a divertire e ad emozionare lo spettatore usando la tanto criticata computer graphic ma altrettanto efficace, però senza abusarne, riuscendo a comporre gli ingredienti nelle giuste proporzioni: il film è «bilanciato», sobrio e fresco, non cade mai nell'eccessivo o nel luogo comune: nota negativa che caratterizza molte pellicole del genere. In definitiva lo spettacolo è garantito ma chi si aspetta il grande film, di certo rimarrà un po' deluso. Una cosa però è certa: Poseidon è una ventata di freschezza in mezzo a tante banalità che da un po' di tempo frequentano «dal lato schermo» le nostre sale cinematografiche.
Andrea D’Elia
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- poseidon
- di scorpio - 8 giugno 2006 09:08
- poseidon
- di crocchetta - 7 giugno 2006 20:07
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