|
|||||||
|
|
Il caso Jarachdi Francesco Natale - 6 giugno 2006 Alle scorse amministrative milanesi si è candidato, in lista con Letizia Moratti, Andrea Jarach, imprenditore cinquantenne di origine ebraica, proprietario della casa editrice Proedi che ha curato numerose pubblicazioni sulla Shoah, membro rispettato e conosciuto della comunità ebraica milanese. Nel contesto di una campagna elettorale segnata da una brutalità senza precedenti (ricordiamo i fischi e gli insulti a Letizia Moratti in occasione delle manifestazioni del 25 Aprile e del Primo Maggio), col candidato sinistro Bruno Ferrante che ha visto (sbagliando) nella progressiva sottomissione alle istanze della sinistra arrabbiata la sua unica chance di vittoria, la candidatura di un ebreo nella lista Moratti ha scatenato un vero e proprio putiferio. Jarach era già stato oggetto di pesanti attacchi da parte della sinistra di base per aver sottoscritto una lettera nella quale si proponeva al Presidente della Repubblica la nomina di Giuliano Ferrara a Senatore a vita, per il suo impegno concreto a tutela dello Stato di Israele. Dalle pagine di un noto blog della sinistra giacobina e arrabbiata (Onemoreblog) arriva poi l'insulto diffamatorio e gratuito da parte di Moni Ovadia, ebreo di origine bulgara, famoso per le sue posizioni aspramente critiche nei confronti dello Stato di Israele: «Un ebreo che si allea coi nazifascisti sputa sulla Shoah: io con queste persone chiudo ogni rapporto politico. Io voglio rompere la comunità ebraica», scrive Ovadia. La notizia viene ripresa immediatamente da Indymedia e da La Repubblica. Andrea Jarach non si è sottratto al confronto e, con estrema pacatezza, ha risposto alle «accuse» che gli venivano mosse dal suddetto blog spiegando le ragioni della sua candidatura. Prima fra tutte, l'impossibilità morale per un ebreo che voglia fare politica di schierarsi con quanti, tacitamente o esplicitamente, avvallano il rogo delle bandiere israeliane in cortei e «manifestazioni» e supportano, stolidi e rabbiosi, i «martiri» palestinesi che massacrano inermi civili. In secondo luogo egli ha chiaramente fatto intendere che la sinistra non può in alcun modo vantare il patronage esclusivo e monopolista delle candidature espressione delle comunità ebraiche. Jarach ci ha così dato una notevole e significativa lezione in materia di libero arbitrio e ha tagliato gli artigli adunchi con i quali la sinistra ha da sempre strumentalizzato un'intera comunità per biechi interessi di partito, speculando come un'avida bottegaia sulle ferite profonde che l'Olocausto ha lasciato in Italia. Certo, se da un lato possiamo nutrire sincera ammirazione per Andrea Jarach che, spendendosi in prima persona con una chiarezza di intenti cristallina ed un notevole coraggio ha rotto una intollerabile logica monopolista, dall'altro non possiamo che essere sinceramente preoccupati per l'atteggiamento di fondo che continua ad animare la sinistra, anche quella sedicente moderata. Comportamenti come quello di Andrea Jarach vengono immediatamente percepiti come lesivi, offensivi ed inauditi da parte di certo establishment unionista, per il quale sembra che la Shoah sia una specie di S.p.A , il «pacchetto di controllo» della quale deve restare accuratamente blindato nelle mani dei propalatori del pensiero unico. Nonostante Jarach non sia stato eletto, la sinistra non ha dimenticato lo «sgarbo»: ha infatti schierato in campo uno dei suoi pluridecorati riservisti, ovvero Enzo Biagi, il quale ha brutalmente attaccato Jarach dalle pagine dell'Espresso con un inqualificabile articolo dal poco commendevole titolo «Se un Goring si fa Ebreo». Immediata è partita la denuncia (anche la pazienza di Jarach ha un limite...) della quale riportiamo il testo: «L'editore Andrea Jarach, presidente dell'associazione amici di Yad Vashem, la più importante istituzione mondiale per la memoria della Shoah, e promotore di numerose iniziative in ricordo dello sterminio degli ebrei europei, sporge querela contro Enzo Biagi e il settimanale L'Espresso per l'articolo "se un Goring si fa ebreo». L'articolo in questione si colloca in una scia di strumentalizzazione a meri fini elettorali della candidatura di Jarach nella lista civica di Letizia Moratti. L'articolo che accusa Andrea Jarach di «andare a braccetto» con i fascisti e che contiene numerose affermazioni lesive della reputazione di Andrea Jarach, nonché gravi inesattezze fattuali, sarà sottoposto al vaglio dell'autorità giudiziaria". In un paese come l'Italia, ove gli Amici di Israele devono essere scorati dalla forza pubblica qualora partecipino al corteo del 25 Aprile, e non per essere difesi dai controcortei neonazisti, bensì dagli amorevoli pacifisti in kefia e bandiera arcobaleno, ove Shoah e comunità ebraiche vengono spesso percepite esclusivamente come strumenti di lotta politica, ove l'attuale maggioranza non si è ancora degnata di farci sapere quale linea politica sarà adottata nei confronti di Israele (e, più in generale, del Medioriente...), ove la mistificazione regna sovrana tanto da farci qualificare martiri assassini senza onore, il "caso Jarach" dovrebbe indurci a riflettere. E a preoccuparci.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.164 del 5/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||