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La «rivoluzione» di Castro ha il tempo contato

di Stefania Lapenna - 8 giugno 2006

Il dibattito è tutt'ora aperto: cosa succederà dopo la morte di Fidel Castro? Domanda alla quale molti danno risposte diverse. C'è chi dice che verrà rimpiazzato dal fratello Raul e chi, al contrario, dice che ci sarà una rivolta popolare. Certo, è difficile esprimersi su una delle due ipotesi. Tuttavia, chi non conosce a fondo Cuba non ha visto le tante novità che affiorano nell'isola. No, nulla è cambiato all'interno del regime. Ma molto sta cambiando all'interno della società cubana. Ci è voluto un sondaggio clandestino condotto da una ONG spagnola per confermare quel che molti analisti già andavano affermando da tempo: una buona maggioranza dei cubani, sopratutto tra le giovani generazioni, sogna la fine del regime. Verrebbe da chiedersi come mai non ci sono proteste di massa come avvenne nei paesi dell'impero sovietico.

Non è mai facile protestare quando si vive in un Paese retto da un governo stalinista. Eppure i cubani ci provarono nel 1994. Fu il cosidetto «Maleconazo», quando centinaia di cubani si riversarono nelle strade dell'Avana e, cantando slogan anti-castristi, giunsero al lungomare avanero, il Malecòn, da dove - armati di zattere costruite con materiali non proprio adatti alla navigazione - si incamminarono verso le coste della Florida. Sin dagli anni 60 i cubani hanno rischiato la vita nell'Oceano pur di scappare da Cuba, Paese nel quale è illegale viaggiare senza l'autorizzazione del governo. Solo negli anni 1980 e 1994, quando Castro permise la partenza a tutti coloro che volessero lasciare il Paese, arrivarono centinaia di profughi in una sola settimana.

Tuttavia, i cubani continuano a scappare. Ogni giorno i giornali americani parlano di nuovi arrivi di «balseros» (profughi). Nei loro racconti i cubani dicono di essere andati via da Cuba per mancanza di cibo e libertà. La novità maggiore di questi ultimi anni è certamente la crescita dell'opposizione interna. Fino ad oggi si contano più di trecento movimenti d'opposizione al regime, tra i quali vi sono le librerie indipendenti, spesso ospitate in casa di alcuni attivisti e che contano sull'appoggio dell'esilio di Miami, che invia libri che altrimenti sarebbero proibiti dal regime.

Questi movimenti di opposizione sono per lo più raggruppati sotto l' Assemblea per la Promozione della Società Civile, di cui è Presidente l'ex prigioniera politica Marta Beatriz Roque Cabello. L'Assemblea è nata solo un'anno e mezzo fa ed ha celebrato il suo primo incontro nazionale il 20 Maggio 2005. Dall'incontro è nato un piano condiviso di azione che i vari movimenti si impegnano a rispettare. Tra questi c'è la disobbedienza civile, la lotta civica pacifica e la propaganda tra la popolazione. All'apparenza la riunione è stata tollerata dal regime, tanto che sia l'opposizione che la stampa estera si meravigliarono. Ma la tolleranza durò poco. Dallo scorso settembre, infatti, Castro ha ordinato alle sue milizie di «rispondere ai controrivoluzionari nella maniera più appropriata».

Da allora, le varie milizie del partito comunista cubano si organizzano e si danno appuntamento sotto casa dei vari oppositori, per lo più quando sono in corso riunioni dei movimenti dissidenti. I miliziani, vestiti in borghese di modo da fare credere di essere «il popolo offeso», spesso obbligando persino bambini ed impiegati statali, incominciano a gridare insulti, offese e accuse infamanti ai dissidenti, con tanto di altoparlanti e musica <rivoluzionaria». Questi «atti di ripudio» durano spesso fino a 7-8 ore ed iniziano sin dal primo mattino, quando i dissidenti - che quel giorno hanno in programma qualche riunione - stanno ancora dormendo. Gli atti di vandalismo dei miliziani castristi comprendono anche minacce di morte e di aggressione fisica qualora il dissidente uscisse in strada, perchè - a detta dei comunisti - «le strade sono per i rivoluzionari».

Dalle parole spesso si è passati ai fatti. Tra i tanti casi di aggressione fisica alle vittime degli «atti di ripudio», è salito alla ribalta quello contro la leader dell'Assemblea, Marta Beatriz Roque. La 70enne attivista è stata brutalmente assalita e malmenata, all'interno della sua stessa casa, da vicini appartenenti alla polizia politica. Le foto di Roque sono apparse un po' ovunque su internet e le denunce contro il regime sono arrivate dagli Usa e dal Parlamento europeo. Il tutto non ferma i dissidenti, i quali giurano di resistere fino in fondo e di proseguire, nelle attività dei loro movimenti, fino alla liberazione totale di Cuba dal giogo comunista.

A differenza dei decenni passati, i dissidenti aggrediti possono contare sulla solidarietà di molti dei loro vicini e della popolazione della zona, i quali si rifiutano di partecipare all'aggressione, incuranti delle conseguenze che potrebbero derivarne. Oltre a ciò, quasi ogni settimana i muri di numerose città e villaggi cubani si riempiono di scritte contro la dittatura. Molti gruppi dell'opposizione interna concordano nel dire che l'aumento della repressione non è solo dovuto alla politica europea di dialogo con il regime (promossa dalla Spagna di Zapatero), il quale sente una certa impunità nel violare i diritti umani di base: è anche dovuto alla consapevolezza che le opposizioni crescono sempre di più, con la creazione di nuovi movimenti ed associazioni. Ma, fatto ritenuto ancor più pericoloso dai castristi, il governo cubano si è accorto che la gente sta entrando sempre più in contatto con le opposizioni, le quali stanno divenendo sempre più popolari.

Tutti questi fattori non possono essere trascurati ed anzi, bisogna impegnarsi a favorire il più possibile il dialogo con le opposizioni. Non importa quando Castro morirà. La sua «rivoluzione» ha il tempo contato e non saranno né gli atti di ripudio, né gli intellettuali comunisti nostrani ad impedire al popolo cubano di eleggere liberamente i propri governanti.

Stefania Lapenna

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero
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