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La falsa propaganda della sinistra

di Sara Franchino - 9 giugno 2006

Tra tanta disfattista propaganda, ben 18 celebri costituzionalisti italiani di Magna Carta, hanno firmato un manifesto con il quale giudicano favorevolmente la riforma della Costituzione approvata nella precedente legislatura dalla Casa delle Libertà. A discapito di quanto affermato dagli esponenti dell'Unione, che tentano invano di demonizzare una legge costituzionale che, non favorendo in alcun modo la parte politica che la ha proposta, viene a modernizzare il sistema italiano, rendendo la Costituzione coerente con le nuove prassi che negli ultimi dieci anni hanno profondamente mutato il sistema politico, le modifiche apportate all'originario testo costituzionale, evidentemente, quanto meno da un punto di vista tecnico, non sono così malvagie.

A differenza della revisione costituzionale operata nel 2001 di tutta fretta sul finire della legislatura dal centrosinistra dopo il fallimento della Commissione bicamerale presieduta da D'Alema e la tornata elettorale che aveva visto il centrodestra vincere la stragrande maggioranza delle Regioni italiane, quanto meno la tanto criticata legge scritta dalla Casa delle Libertà si regge in piedi, armonizzandosi con la Prima parte della Costituzione, senza contraddizioni e senza presentare difficili nodi interpretativi. Già questo semplice aspetto dovrebbe indurre a votare favorevolmente il referendum confermativo del 25 e 26 giugno, in quanto con le modifiche operate troveranno correzione tutte quelle problematiche che con l'entrata in vigore della riforma del centro sinistra hanno aumentato a dismisura il numero dei ricorsi alla Corte Costituzionale, creando una situazione francamente difficilmente gestibile.

La riforma della casa delle Libertà viene, invece, a riordinare le competenze dello Stato e delle Regioni con una ripartizione delle materie sensata e applicabile. Pur nella sua perfettibilità, la riforma della Casa delle Libertà propone, poi, una serie di modifiche indispensabili per l'ammodernizzazione dell'apparato repubblicano. L'Assemblea Costituente necessariamente fu costretta a scrivere un testo che per consentire l'affermarsi di un sistema democratico e repubblicano è estremamente vincolante e che prevedeva una serie di ostacoli all'insorgere di future forme di dispotismo, che oggi come oggi non solo sono ultronei, ma paralizzanti dell'attività di riforma. Il procedimento di approvazione delle leggi, in Italia, anche in confronto agli altri Paesi, è decisamente troppo rallentato e ostativo ai necessari processi di reale cambiamento dell'ordinamento.

Il bicameralismo perfetto e l'alto numero dei Parlamentari, oltre a rappresentare un costo non indifferente per lo Stato, non fanno altro che ritardare l'approvazione delle leggi con estenuanti navette tra le Commissioni e l'Aula e quindi fra le due Camere. La debolezza del Presidente del Consiglio, attualmente primus inter pares, non è di alcuna funzionalità, ma anzi con un sistema elettorale in cui il capo della coalizione viene pubblicamente indicato prima delle elezioni, per cui anche le consultazioni effettuate dal Presidente della Repubblica diventano una vuota formalità, è paradossalmente un limite al pieno affermarsi della volontà dei cittadini, che nelle urne esprimono la persona che guiderà il Paese affinché porti a compimento il programma proposto. Il Senato federale rappresenterà pienamente le problematiche e le istanze delle comunità locali di modo che anche la politica nazionale tenga conto delle esigenze dei diversi territori, segnando finalmente un punto d'arresto agli sprechi di uno statalismo che frena la reale ripresa dell'economia e il recupero delle aree depresse a danno delle regioni «sane».

Basta leggere il testo della riforma per rendersi conto che non è quel mostro che la sinistra vuole fare apparire. Il vero problema è che nella polemica che inizia ad aprirsi in questi giorni e che proseguirà in crescendo sino al referendum, spesso e volentieri si evita l'analisi oggettiva della legge, secondo una strategia che tende solamente alla disinformazione dei cittadini.

! Sara Franchino
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