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Il Palazzo di cartavetro

di Alexandra Javarone - 12 giugno 2006

La Carta delle Nazioni Unite, la norma fondante dell'organizzazione dell'Onu, entrò in vigore il 24 ottobre 1945 con il principale scopo di «salvare le future generazioni dal flagello della guerra» e di mantenere la pace e la sicurezza internazionale: «a questo fine: prende efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace... e per conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace».

Attualmente le NU si trovano a dover affrontare condizioni diverse da quelle che furono espressamente previste all'epoca dell'elaborazione della Carta. Durante il Millennium Summit, Kofi Annan ha specificato come: «siamo lontani rispetto al mondo strettamente internazionale del passato. Negli ultimi decenni molte più persone sono state uccise a causa dall'ampia disponibilità di armi sul mercato globale degli armamenti. Dobbiamo allora adattare le nostre istituzioni a questa nuova realtà».

I mutamenti intervenuti in ambito internazionale dopo la fine della guerra fredda hanno dunque portato all'esigenza di un radicale cambiamento in seno all'Onu. La prassi internazionale ha ampiamente dimostrato l'obsolescenza dell'organizzazione, la quale, costituita dopo la seconda guerra mondiale, non poteva in alcun modo considerare il progressivo cambiamento dei rapporti intercorsi fra gli Stati. Fra le molte questioni, quella che assume rilievo predominante risulta essere la riforma del Consiglio di Sicurezza. Il sistema delle NU affida al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale per quanto attiene al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Le sue delibere possono consistere in raccomandazioni, le quali non hanno natura giuridicamente rilevante, ed in decisioni che sono, secondo il dettato della Carta, obbligatorie.

Le decisioni devono essere poi adottate con voto favorevole di nove dei quindici membri, compresi i cinque voti dei membri permanenti (Cina, Francia, Russia, Regno Unito di Gran Bretagna e l'Irlanda e gli Stati Uniti d'America) che possono, con voto negativo, bloccare una delibera non procedurale del Consiglio. Molti Stati difficilmente si adeguano alle raccomandazioni ed alle decisioni, perché, il più delle volte, non sono sufficientemente rappresentati nell'ambito del Consiglio il quale, tra l'altro, non dispone dei mezzi adeguati per rendere effettivamente obbligatorie le sue delibere.

Il meccanismo decisionale, in seno al Consiglio, è molto complesso e risulta spesso rallentare il sistema di sicurezza collettivo che, al contrario, dovrebbe garantire la certezza di misure spedite al fine di risolvere nel più breve tempo possibile le numerose crisi che si presentano sullo scenario internazionale. Si pensi all'eventualità di un'aggressione così improvvisa da non permettere al Consiglio di deliberare, oppure si pensi al caso in cui ci si trovasse di fronte all'incapacità dell'Organo di prendere una decisione per via dell'impossibilità di raggiungere la maggioranza richiesta.

Il sostanziale immobilismo del Consiglio ha dato inizio, negli ultimi anni, ad un graduale mutamento de facto del diritto internazionale. La nuova dottrina Bush, che teorizza la legittimità di un diritto preventivo di legittima difesa, posa la sua giuridicità sul rinnovato assetto mondiale. Il dettato dell'articolo 51 naturalmente non ammette il diritto di legittima difesa preventiva, riconoscendo invece legittimità alla sola autodifesa successiva ad un attacco armato. Ma è davvero pensabile che oggi uno Stato, vivendo sotto la costante minaccia del terrorismo e delle armi nucleari di distruzione di massa, aspetti inerte l'aggressione dell'avversario? In un simile contesto suona allora ipocrita chi, con sdegno, condanna la legittimità dell'autodifesa preventiva chiamandola la «minaccia alla pace di una Democrazia Imperialistica». Il proliferare delle armi atomiche ed il terrorismo non sono forse contrari alla pace ed agli scopi delle Nazioni Unite?

Alexandra Javarone

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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