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La questione Romdi Armando Pannone - 12 giugno 2006 La popolazione Rom ha dietro di sé una lunga e drammatica storia di dolore. Un dolore a cui, irrinunciabilmente, i Paesi europei debbono mettere fine. Nessuno può più far finta di non vedere e decidere di non intervenire. A Napoli, l'ultimo squallido intreccio di prostituzione infantile e pedofilia scoperto ha per vittime i piccoli rom. Si ripropone l'emergenza di salvaguardare i bambini e di dare un assetto alla complicata e spinosa vicenda di un'etnia cui dare garanzie e certezze. Come? Anzitutto, partendo dalla considerazione storica che, dopo cinquant'anni di pace consolidata in Europa, non vi è più alcun rischio di pogrom o di alcuna minaccia per nessun tipo di popolazione, nel nostro Continente. La libera circolazione di uomini e merci, con l'abbattimento delle frontiere, permettere ai Rom un'assoluta stanzialità. Dunque, se da un lato i governi europei hanno il dovere di occuparsi di queste popolazioni, i Rom hanno il dovere di indicare alle autorità europee la loro scelta residenziale, attraverso, ad esempio, un censimento. Una volta definiti i nuclei per nazione, attraverso politiche sociali di vantaggio, sarà necessario avviare i bambini a scuola. Gradatamente, come avviene per tutte le etnie che approdano in Europa, anche le comunità Rom, proprio a salvaguardia della cultura e delle tradizioni da conservare e tramandare, vanno inserite in un progetto di piena integrazione continentale. Non è infatti pensabile che, mentre un cittadino europeo deve mandare a scuola i propri figli, un cittadino Rom possa evitare di farlo. La tutela dei bambini, di cui ci si riempie la bocca, deve valere anche per i piccoli Rom. Invece troppo spesso si tacita la propria coscienza, regalando qualche spicciolo a quelli che sono costretti a mendicare. Non è pensabile continuare ad avere due pesi e due misure in tema di salvaguardia dei diritti dei minori. Una maggiore alfabetizzazione, unita ad una graduale consapevolezza di diritti e doveri connessi alla stanzialità, favorirà la loro sempre maggiore accettazione. Il pregiudizio che i cittadini europei hanno nei confronti dei Rom è anche il frutto di una chiusura netta di molti appartenenti a questa popolazione al modo di vivere comune, fatto di regole semplici e di valori condivisi. E' vero che vanno offerti alloggi e opportunità al popolo Rom, ma, contemporanemente, deve avviarsi un processo lento ma inesorabile di riconoscimento e assorbimento delle culture. Un processo che non annulli le peculiarità di un popolo ricco di tradizioni e di storia ma che, anzi, le preservi, arricchendo di contaminazioni culturali il substrato sociale ed il patrimonio morale dell' intera collettività. L'obiezione che usi e costumi dei Rom debbano essere conservati in maniera assoluta, consentendo loro di evitare stanzialità e dunque i conseguenti doveri sociali, non ha fondamento. Tutti i cittadini possono circolare per l'Europa. Non per questo non debbono essere registrati od osservare comuni ed elementari regole poste alla base dell'umana convivenza. Aprire la cultura Rom alla tradizione sociale democratica europea lascerebbe filtrare messaggi di prospettive nuove, anche per le donne, migliorandone la consapevolezza dei propri diritti e concretizzandone la possibilità di acquisire, ad esempio, nozioni utili in tema di prevenzione medica, per crescere in consapevolezza e personalità. I governi europei, da tempo, stanno perseguendo politiche sociali in favore dei Rom, soprattutto in relazione ad aree alloggiative, sovente senza sortire risultati apprezzabili. In un quadro di reciproca disponibilità ed apertura, potrebbero migliorare le cose, vincendo la diffidenza della gente. Gli uomini validi, con la circolazione di una maggiore informazione, potrebbero ben presto acquisire nozioni utili per l'inserimento nel mercato del lavoro, come qualsiasi altro cittadino europeo, alle prese con gli stessi problemi di occupazione precaria e di concorrenza. E' tempo dunque di accogliere i Rom nel corpo sociale europeo, come avviene per gli extracomunitari in genere. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere conflitti razziali o vincere pregiudizi e diffidenze, ma nessuno può più pensare di vivere senza regole certe, in un precariato che va ben oltre la soglia della povertà e del decoro, chiudendo ogni spiraglio ai raggi del sole della civiltà. E' tempo di vivere da cittadini europei, di non scappare più, ma semplicemente di circolare, come fanno tutti. Non sarà facile abituarsi alle regole comunitarie, fatte di doveri ma anche di tanti diritti ed opportunità, ma i Rom devono cominciare a farlo, se vogliono conservare la dignità di popolo fiero che li contraddistingue. Un cittadino europeo che porti con sé il proprio figlioletto e lo costringa a mendicare, si vede togliere il bambino dagli assistenti sociali e forse rischia anche penalmente. Un padre Rom che lo faccia deve aspettarsi, come cittadino europeo e come essere umano, uguale trattamento. Ci vorrà tempo per risolvere la questione Rom, ma la stessa sopravvivenza dei costumi di questo popolo passa per l'ineludibile evoluzione della sua coscienza collettiva.
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Ragionpolitica, periodico on line n.165 del 12/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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