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La semplice forza del sì

di Gabriele Cazzulini - 12 giugno 2006

La riforma costituzionale è buona e votare sì al referendum è la mossa giusta. Per sostenere però queste affermazioni non serve infilarsi gli occhiali del sapiente e spulciare fino alla nausea le enciclopedie di diritto costituzionale. Non bisogna quindi essere provetti esperti per capire il vero senso, quello più politico, che sostiene il sì al referendum.

Dopo tutto, cosa sta facendo la sinistra? La scelta più immediata e a basso costo: politicizzare il referendum. Montando l'ennesima ondata anti-berlusconiana tenta di cucire questa riforma addosso corpo del leader del centrodestra, come se fosse la sua personalissima e perversa manovra per restare al potere fino all'infinito. E' un altro dei tanti no sbattuti davanti a tutto ciò che ha compiuto il centrodestra. Ma a far sbalzare dalla seggiola leggendo queste affermazioni sono i loro autori, cioè proprio quei costituzionalisti che dovrebbero invece caricare il tiro sulla correttezza e l'efficacia dei singoli meccanismi della riforma. Invece no. Usciti dalle aule accademiche, anche i prof. fanno propaganda. Niente spiegazioni sul parlamentarismo, su tutti gli innumerevoli disguidi, guasti, inceppature e quant'altro di peggio l'Italia ha sopportato da quando la costituzione del 1948 ha iniziato a fare cilecca. Ciò che conta per la sinistra è il nemico: anche questo referendum viene travestito da plebiscito contro Berlusconi.

La sinistra è libera di fare ciò che crede. Ma perché, questo è il punto, il centrodestra deve lasciarsi risucchiare in una propaganda concepita appositamente per fabbricare la sua bara? Per vincere basta esporre il senso e il valore di questa riforma, e poi illustrarne i principali dispostivi. Certo: spiegare il premierato e le nuove funzioni del parlamento, è un dovere civico della buona politica. Ma la politica non è fatta solo di buoni precetti: bisogna farle sentire le cose, oltre che spiegarle. Servono motivazioni forti, progetti che coinvolgano gli elettori, capaci di smuovere nell'inconscio il bisogno di migliorare le strutture della politica italiana. Le gancasse della sinistra qui tacciono, e non potrebbero far altrimenti. Perciò puntano a tutta velocità sull'imbastardimento anti-berlusconiano. E' un'arma pesante, illegittima, ma è anche l'unica. Basterebbe invece toccare il tasto dell'insoddisfazione e del cambiamento, che spaventa terribilmente la sinistra, per mandare legioni di elettori a votare sì.

Gli oppositori della riforma sono puri conservatori che, in molti casi, assumono le sembianze di reazionari per interesse. Dobbiamo lasciare l'Italia in mano ai responsabili del suo malfunzionamento? Dobbiamo continuare a tenere ferme le lancette dell'orologio? La costituzione, la nostra magna carta, deve essere abbandonata a chi non intende correggerla (vedi i vari Scalfaro) e a chi non intende amarla (la sinistra)? Domande banali e, specialmente, ovvie nella loro risposta. Ma sono qui i fondamenti di questa riforma, e sono i fondamenti che devono essere comunicati a tutti i costi ai cittadini, perché coincidono con quanto loro chiedono alla politica.

La sinistra lo sa, ma ha anche capito che basta una maggioranza sottile come un foglio di carta per sfasciare anche questa riforma. E per indottrinare una piccola maggioranza agguerrita basta gridare e inveire contro Berlusconi. A sinistra hanno capito che se la maggioranza dormiente degli insoddisfatti della politica italiana si svegliasse, allora si metterebbe in moto una marea di consenso così forte da travolgere la sinistra e il suo malfermo governo.

Questo è il bersaglio che deve centrare il sostegno per il sì al referendum: trasformare questa occasione, unica e finora irripetibile, nel primo no al governo Prodi. Tenere aperto il cantiere delle riforme vuol dire rallentare l'avanzata dell'armata rossa. Non è l'ultima tornata elettorale iniziata con le elezioni politiche di aprile. Non è neppure l'ultima spiaggia per salvare il centrodestra da un naufragio che non esiste. La percentuale nazionale di Forza Italia è più che buona, ed è stata la prima vera vittoria. La seconda potrebbe essere il sì al referendum, la prima occasione per investire questo ingente capitale politico ed elettorale raccolto dal centrodestra, e dare la prima, seria spallata al muro reazionario che la sinsitra ha alzato per dividere l'Italia dalle riforme vitali.

! Gabriele Cazzulini
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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