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Vittorio Feltri e Renato Brunetta (a cura di) Un bel sì per mandare a casa ProdiReferendum sulla Riforma costituzionalerecensione di Riccardo Meynardi - 13 giugno 2006 Con l'avvicinarsi della scadenza, inizia ad essere arcinoto il fatto che domenica 25 e lunedì 26 giugno gli elettori d'Italia saranno chiamati alle urne per esprimere la loro volontà di confermare o meno la Riforma Costituzionale. In realtà, però, non si tratta semplicemente di dire «sì» o «no» ad una riforma voluta ed approvata da un governo a maggioranza di centrodestra, si tratta piuttosto di scegliere tra essa e la disastrosa riforma del Titolo V voluta ed ottenuta dalla sinistra nel 2001. E' una scelta fondamentale per il Paese. Piero Fassino, il solo eliminato dal musical chair dell'attuale governo, vede nell'eventualità di una vittoria del «no» la fine dell'era berlusconiana. Il centrodestra, dal canto suo, sostiene che una vittoria del «sì» potrebbe portare all'auspicabile fine prematura del governo Prodi. Questo scontro politico utilizza come strumento il dibattito sulla Costituzione della Repubblica. E' palese quanto sarebbe maggiormente auspicabile un dibattito sano sul tema della riforma, un'analisi dei contenuti che porti i cittadini a votare sapendo per cosa votano, e non per chi votano. Mettere la Costituzione su di un piano politico, come tra l'altro ha fatto lo stesso presidente Napolitano dichiarando di preferire la vittoria del «no», non porterà a nulla. Né di buono, né di cattivo. Ma è inevitabile. L'articolo 138 della Costituzione prevede e regola la possibilità di revisione della stessa. Essendo stata prevista la modificabilità della Carta costituzionale dagli stessi padri costituenti, risulta dunque ridicolo lo slogan del centrosinistra per cui «la Costituzione non si tocca». Roba da campagna elettorale da paesino di provincia. Lo stesso slogan risulta, inoltre, ipocrita, considerato che gli stessi uomini che oggi lo strillano, nel 2001, si sono fatti sostenitori di una riforma costituzionale a scopi esclusivamente elettorali. In quell'occasione, infatti, si trattava di racimolare i voti della Lega Nord di Bossi, che alla precedente tornata elettorale si era presentata al di fuori degli schieramenti. La sinistra, dunque, cercò di attirare a sé la Lega. Quando si rese conto che il partito di Bossi si sarebbe alleato con la CdL, la sinistra si accanì con maggior vigore sulla riforma federale con cui sperava di sottrarre voti leghisti al centrodestra. Un meccanismo becero che non funzionò: essendo gli elettori leghisti politicamente accorti, si resero conto che una riforma del genere rendeva ingestibile il rapporto di competenze tra Stato e Regioni. Non era ciò che voleva la Lega, era un qualcosa fatto di fretta. Quindi, per il centrosinistra, la Costituzione si potè toccare. E' ipocrita, oggi, sostenere come fanno che «la Costituzione non si tocca». L'articolo 138, dicevo, prevede la possibilità di revisione. Ma se viene usato impropriamente, però, può portare il dibattito sulle modifiche della Costituzione su di un piano politico com'è quello attuale. Nel week end elettorale che ci attende, infatti, saremo messi di fronte ad una scheda con due possibilità: «sì» o «no». Centrodestra o centrosinistra. Non c'è la possibilità di votare singolarmente i punti (tra loro diversissimi) della riforma, per questo il dibattito non si incentra su di essi. L'elettorato non viene posto di fronte alla materia soggetta di riforma, e questo danneggia grandemente il centrodestra. «Un bel sì per mandare a casa Prodi», il libro a cura di Vittorio Feltri e Renato Brunetta, allegato in questi giorni al quotidiano Libero, cosciente del clima da campagna elettorale in cui ci si trova a sguazzare per l'ennesima volta nel giro di pochi mesi, rappresenta uno strumento fondamentale per l'elettore. E' un manuale per la costruzione di un'armatura informativa, per affrontare preparati il referendum del 25/26. Spiega quanto sia necessario votare sì, partendo da un'analisi storica che permette di comprendere come si è arrivati a questo punto. Spiega come la sinistra se ne infischiò dell'Italia e pensò solo ai voti, nel 2001, riformando il Titolo V in maniera scellerata: alla competenza delle regioni fu affidata l'amministrazione delle «grandi reti di trasporto e navigazione», «la distribuzione nazionale dell'energia», «la ricerca scientifica», «l'ordinamento delle comunicazioni», «l'ordinamento delle professioni», «l'ordinamento sportivo», «il commercio estero». Da accapponare la pelle. Tutte competenze evidentemente da amministrare a livello statale, non regionale. Fu una riforma veramente in grado di dividere l'Italia e di creare disparità gravi tra le regioni. Quella che ci si accinge a confermare, invece, è una riforma costituzionale che mette ordine. Lo stile del centrodestra è quello di guardare al futuro, migliorando la legislazione esistente. Ben diverso dallo stile del centrosinistra: abrogare, abrogare, abrogare. Il 25 e 26 giugno si voterà per:
Sono tutti aspetti fondamentali per la Repubblica italiana, da avere ben chiari quando si traccerà la croce sulla scheda del referendum. Il Manuale di conversazione politica, «Un bel sì per mandare a casa Prodi», in allegato con Libero, è uno strumento ottimo per arrivare all'appuntamento preparati. Grandi firme del giornalismo e della politica parlano di costituzione, riforme e referendum: Chiappetti, Cicchitto, Giacalone, Petroni, Stracquadanio, Zanon. In più, è da notare l'ultimo capitolo, il decimo, in cui sono raccolte diverse opinioni di costituzionalisti di indubbio spessore. Un cittadino per bene non può andare a votare da impreparato.
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Ragionpolitica, periodico on line n.165 del 12/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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