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La politica di fronte alla bioeticadi Gianteo Bordero - 13 giugno 2006 Nuovi problemiLa bioetica e i temi eticamente sensibili sono saliti, in questi anni, alla ribalta del dibattito pubblico e dell'agenda politica. Non tanto perché vi sia una sorta di invasione dello Stato nella sfera della coscienza individuale - fino a prova contraria, viviamo in uno Stato di diritto che garantisce a ciascuno la libertà di coscienza -, quanto perché sono emersi nuovi problemi che vanno a impattare sulla vita sociale e richiedono, da parte del legislatore, la determinazione di un quadro di regole senza il quale, su certe materie, regnerebbe sovrano il caos - si veda, in Italia, il caso della procreazione medicalmente assistita, ora disciplinata dalla legge 40 del 2004. Nello stabilire i principi che sovrintendono alla regolamentazione di tali questioni, da parte della politica non è più sufficiente - come ha osservato alcuni giorni fa Pierluigi Battista in un editoriale sul Corriere della Sera - un vago richiamo alla libertà di coscienza, che in molti casi finisce col rivelarsi come un alibi e una via di fuga dall'affronto limpido e coraggioso dei temi in gioco. «Le questioni "eticamente sensibili" - ha scritto Battista - sono così numerose e varie da spogliare di ogni carattere di sporadicità la battaglia tra valori e princìpi contrapposti. Ci si poteva appellare alla libertà di coscienza quando lo scontro appariva unico e circoscritto nella sua singolarità, come è accaduto in Italia ai tempi dei referendum sul divorzio o sull'aborto. Allora - prosegue - ci si poteva attenere al principio strettamente liberale della separazione tra sfera pubblica e dimensione privata, ed era possibile e auspicabile che lo Stato non si intromettesse, come usava dire, nelle "camere da letto" dei suoi cittadini. Oggi - conclude - questa barriera si è dissolta. Sono gli stessi comportamenti un tempo bollati come "devianti" che esigono l'attenzione del legislatore, e non può essere considerato un affare privato, delegato alla libera manifestazione della soggettività, l'atteggiamento verso l'embrione e la fissazione di limiti alla sua manipolabilità». Due visioni del mondoQuando lo Stato si trova a dover legiferare su questioni come quelle legate alla vita e alla famiglia entrano in gioco le visioni del mondo e le concezioni dell'individuo e della società fatte proprie dai vari attori della scena politica. In un sistema bipolare, poi, è inevitabile che la polarizzazione possa avvenire anche sui temi eticamente sensibili, anche se non di rado capita che abbia luogo, su determinati problemi, una trasversalità che porta a una divisione interna agli stessi schieramenti. In Italia, anche in seguito alla necessità di regolamentare materie come la già citata fecondazione assisistita, la pillola abortiva RU486, l'uso delle cellule staminali a fini di ricerca scientifica, le nuove forme di unioni di fatto, si sta configurando una opposizione piuttosto netta tra il centrodestra e il centrosinistra, sulla base di distinte e confliggenti visioni del mondo prevalenti in maniera maggioritaria all'interno di ciascuno dei poli. Il centrodestra è stato promotore della legge 40, si è opposto all'introduzione selvaggia della RU486, ha detto no alla sperimentazione sulle staminali embrionali e alla creazione di un apposito istituto giuridico per le unioni civili omo ed eterosessuali. Il centrosinistra, dal canto suo, ha combattuto - con l'eccezione della Margherita e dell'Udeur - la battaglia per il referendum abrogativo di parti importanti della legge 40, ha introdotto - in molte Regioni si trova ad amministrare - il libero accesso alla pillola abortiva e ha previsto forme significative di tutela delle coppie di fatto; infine, con il nuovo ministro della Ricerca, ha deciso di ritirare la firma dalla Dichiarazione etica europea contro l'uso delle cellule dell'embrione per la ricerca. C'è dunque nei fatti una divisione netta, che - come dicevamo - tira in ballo e lascia intravedere due modi diversi di intendere la vita, la famiglia, la persona e la società. Non è tanto una divisione - buona per la polemica spicciola - tra «teocon» da un lato e «laicisti» dall'altro. Si tratta, più in profondità, di due diverse weltanschaung. Che cosa muove le proposte del centrosinistra - non ultima quella formulata dal ministro Ferrero di istituire le «stanze del buco» -, se non una concezione solipsistica della persona e in cui l'uomo non è più considerato come fine in sé, ma come mezzo in funzione dell'appagamento del suo stesso desiderio? In cui la vita, anche nella sua dimensione biologica, diventa funzionale e quindi soggetta alla volontà faustiana di un potere illimitato dell'utile sul bene? A fronte di tutto ciò, è emerso in questi anni nel centrodestra un pensiero che, attraverso la valorizzazione e la riscoperta delle radici spirituali e culturali della nostra storia, ha inteso invece riaffermare una visione integrale della persona, nel rispetto delle sue dimensioni costitutive e della sua apertura ontologica al «tu», al vero, al bene. E' questa visione che fonda e giustifica le prese di posizione sulle questioni della vita e della famiglia, così come si sono espresse nell'attività di governo nei passati cinque anni e in questa fase dell'inizio della nuova legislatura. Lo scontro tra queste due prospettive è destinato, negli anni a venire, a porsi ancor di più come un fattore divisivo, che le occasionali convergenze potranno in qualche modo attutire, ma che segnerà in profondità la scena politica italiana, chiamata ogni giorno, in maniera crescente, a confrontarsi con le decisive questioni che il progresso della tecnica, lo sviluppo scientifico e la possibilità della manipolazione della vita pongono all'ordine del giorno dell'attività legislativa.
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Ragionpolitica, periodico on line n.165 del 12/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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