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Mondiali: la partita dell'Iran influenzata dal regime islamistadi Stefania Lapenna - 14 giugno 2006 Quella di domenica 11 Giugno tra l'Iran ed il Messico poteva essere una partita come tutte le altre di questo Mondiale 2006. Agli occhi dei più lo era. Ma non a quelli dei più attenti osservatori della realtà iraniana. Mentre nel primo tempo della partita l'Iran ha giocato bene, segnando anche un gol, nel secondo tempo la squadra è calata vistosamente, fino a perdere per 3 a 1. C'è un motivo dietro a questo improvviso calo di concentrazione. Come scrive il movimento SMCCDI che coordina le manifestazioni anti-regime dopo ogni partita dell'Iran, i giocatori - monitorati costantemente dalle autorità del regime - sono stati costretti a perdere la partita. Alla fine del primo tempo, il vicepresidente iraniano si è recato negli spogliatoi ed ha impartito l'ordine di giocare il peggio possibile così da perdere la partita. Sembrerebbe strano, ma in ogni dittatura come quella islamica dell'Iran, i giocatori sono stati puniti per via del «comportamento anti-rivoluzionario». Come alcuni tra i più attenti avranno notato, qualche giocatore dell'Iran non ha cantato l'inno. Si direbbe che è una cosa normale, ed in parte può esserlo. Ma non per la teocrazia islamica khomeinista, la quale da sempre obbliga i giocatori della nazionale a cantare l'inno e portare «rispetto alla bandiera». Ebbene, anche alcuni giocatori iraniani, come l'80% della popolazione iraniana, è ostile al regime. Questa ostilità l'hanno coraggiosamente dimostrata non intonando un inno che è stato imposto dagli islamisti quando hanno preso il potere in Iran nel 1979. L'inno ufficiale iraniano invece, censurato dal regime, si chiama Ey-Iran. Oltre a ciò, mentre la partita si disputava, fuori dallo stadio era in corso una manifestazione organizzata da gruppi ebraici, tedeschi ed iraniani uniti per dire no alla repubblica islamica ed alla sua politica antisemita. Non solo, ma persino dentro lo stadio, e nonostante la presenza sugli spalti del vicepresidente iraniano, decine di tifosi iraniani erano presenti anche per esprimere il loro disgusto verso il regime. Al momento dell'inno della Repubblica islamica, numerosi tifosi hanno intonato l'inno storico Ey-Iran, coprendo così quello imposto da Khomeini. Oltre a ciò, sugli spalti erano presenti ragazze iraniane vestite all'occidentale che sventolavano la bandiera originale dell'Iran, ossia quella raffigurante un leone. Come forse pochi sanno, il regime degli ayatollah ha voluto cancellare tutti i «simboli anti-islamici», e tra questi vi era la bandiera iraniana poi sostituita da quella attuale. Tuttavia, la maggioranza degli iraniani dell'esilio sventolano con orgoglio la loro bandiera «pre-rivoluzionaria», conosciuta anche come Shir-e-khorshid, ossia «la bandiera del sole e del leone». Quelle bandiere, e persino qualche bandiera israeliana, sventolavano durante la partita nonostante la presenza di qualche alta autorità del regime dei mullah. L'Iran ha dovuto perdere la partita anche perché il regime temeva che, in caso di vittoria, e come sempre accade dal 2000 ai giorni nostri, decine di iraniani avrebbero approfittato della festa per la vittoria della propria squadra per scendere in strada ed intonare slogan contro il regime ed i suoi leader. La prossima volta che vedremo la partita dell'Iran a questi mondiali, ricordiamoci che stiamo guardando una squadra la cui prestazione è frutto di un'ordine impartito non tanto dall'allenatore, quanto da un regime islamista. Stefania Lapenna |
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Ragionpolitica, periodico on line n.165 del 12/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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