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numero 280
6 marzo 2008
 
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Egitto, 16° Vertice mondiale dell'«altra metà del cielo»

di Anna Bono - 14 giugno 2006

Si è appena concluso al Cairo il 16° Summit mondiale delle donne. Dopo l'edizione marocchina del 2003, è la seconda volta che l'evento - al quale hanno partecipato 900 delegate provenienti da 88 nazioni, inclusa l'Italia - è ospitato da un Paese a maggioranza islamica. Fornire un quadro più complesso delle donne arabe e islamiche è stato uno degli obiettivi del vertice che per questo ha dato la parola ad alcune delle donne più potenti nel mondo arabo delle imprese e della finanza, sottolineando l'importanza della partecipazione femminile alle attività economiche moderne come mezzo di emancipazione.

Il nocciolo della questione femminile, però, resta il riconoscimento dei diritti umani, la condivisione del concetto stesso di «persona umana» che per la sua universalità e per il valore supremo attribuito a ogni essere umano consente alle donne, così come agli uomini, di decidere di sé e da sé e vieta che siano loro inflitte violenze fisiche e morali. Ma il cammino in questa direzione è ancora lungo e tutto in salita: sia per l'incuria dei governi sia per il tenace attaccamento a istituzioni antiche da parte di centinaia di milioni di persone incapaci di cambiare. In Egitto il 60% delle donne sono analfabete e le bambine sono sottoposte a escissione o infibulazione: l'istituzione delle mutilazioni genitali femminili probabilmente è nata proprio sulle rive del Nilo e difatti l'infibulazione è detta anche «circoncisione faraonica».

E non è certo l'islam l'unico ostacolo. In India, ad esempio, il Paese che contende alla Cina il primato degli infanticidi e degli aborti selettivi femminili, si verificano addirittura ancora casi di sati, l'istituzione indu che impone alle vedove di bruciare vive sulla pira funeraria del marito e che è stata ufficialmente abolita 175 anni fa. Secondo la tradizione l'atto dovrebbe essere volontario, ma in realtà - sostiene la Commissione nazionale indiana per le donne - le vedove subiscono pressioni fisiche, psicologiche e sociali e spesso vengono drogate o spinte a forza sul rogo. Di solito si ricorre al sati quando nessuno ha voglia di prendersi cura di una vedova anziana oppure la famiglia del defunto vuole impadronirsi della sua eredità: la tradizione risolve il problema. Due sati sono stati registrati ad aprile e maggio nel nord e nell'est del Paese. Del primo di cui è stata vittima una donna di 77 anni non si sa molto. Del secondo, di cui è stata protagonista una giovane di 35 anni che lascia orfani tre bambini, si sa che si è verificato alla presenza di tutto il villaggio in cui la donna viveva: i parenti del marito le avevano fatto capire che le avrebbero reso la vita insopportabile se avesse disonorato la famiglia rifiutando di gettarsi nel rogo.

È notizia recente anche la decisione del parlamento del Niger di respingere la «Carta africana sui diritti delle donne» , che a gennaio era approvata e sottoscritta dal governo. Il Protocollo, proposto nel 2003 ed entrato in vigore alla fine del 2005 dopo aver ottenuto il numero minimo di ratifiche necessario, comprende articoli che condannano come violazioni dei diritti umani pratiche che ledono la salute fisica e psichica delle donne come le mutilazioni genitali femminili, il matrimonio infantile, il matrimonio imposto, la poliginia: tutte istituzioni diffuse in Niger dove queste e altre tradizioni millenarie continuano a essere rispettate da gran parte della popolazione per il 95% di fede islamica. La decisione del parlamento «è una grave battuta d'arresto, ma è un'applicazione dei diritti democratici», è stato il commento del portavoce del governo nigerino Mohamed Ben Omar.

! Anna Bono
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