RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Gli Alleati sono pronti a combattere per la Pace, tranne gli italiani

di Giovanni Vagnone - 14 giugno 2006

Il segretario della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, sembrerebbe soddisfatto dell'atteggiamento dei partner presenti a Kabul e Herat, ora che si sta pianificando un rafforzamento delle truppe nella zona meridionale dell'Afghanistan. In un'intervista con il Wall Street Journal europeo ha chiarito che «gli alleati sono pronti a combattere»: la situazione è (due morti tra gli alleati nelle ultime 24 ore) ovviamente ancora calda, ma i risultati dell'operazione militare ci sono e si vedono. L'intervento dei soldati ha reso possibile l'opera di Ong, di organismi umanitari di varia natura, di tutte quelle persone che servono per la ricostruzione di un Paese e del sentimento democratico di un popolo. Ed è altresì ormai abbastanza chiaro che in certe situazioni limite, appunto per la massiccia presenza di bande terroristiche ed eversive, di nuclei etnico-religiosi in conflitto ecc., è impossibile agire umanitariamente senza una copertura: un tempo bastava la «croce rossa» sul fianco di una camionetta per renderla un non-bersaglio, oggi invece si ha a che fare con una guerriglia «contro» la popolazione civile e militare, indistintamente, per la sola motivazione di sovvertire le regole ed imporre regimi teocratici, basati sul fondamentalismo, ovunque possibile nel mondo.

E' la multinazionale del terrore, è il motivo per cui Berlusconi, Bush e tanti altri premier hanno deciso un'operazione su vasta scala che non ha ad obiettivo solo l'Iraq, ma che ha avuto (i mass media ne fanno cenno solo quando c'è qualche incidente) l'Afghanistan dei Talebani. Ecco, la missione lì è riuscita, ora si sta ricostruendo. Ma questo non l'hanno capito vari componenti dell'attuale maggioranza: la presenza italiana in Afghanistan è «una missione di guerra». Il governo Prodi ha dato avvisaglie delle difficoltà che incontrerà in materia di politica estera già con la combattuta elezione del presidente della commissione esteri alla camera e continua giorno dopo giorno a infossarsi: se infatti la decisione di un ritiro un po' zapateriano dall'Iraq sembra presa (e avremo conferme venerdì quando D'Alema sarà a Washington) tutt'altro può dirsi della missione afgana. Un nodo molto ingarbugliato che si tenta di sciogliere con una mozione parlamentare da scrivere tutti insieme appassionatamente, e da presentare contestualmente al decreto sul rifinanziamento delle missioni.

Ma alla richiesta della Nato all'Italia di sei cacciabombardieri e nuovi uomini, qualcuno ha reagito malissimo: Pdci, Rifondazione e Verdi chiedono un vero e proprio vertice di maggioranza per decidere sulla questione... «In Afghanistan siamo di fronte a un'autentica missione di guerra. Alla luce degli ultimi gravi sviluppi, è ancora più urgente discutere la posizione di tutta l'Unione», sostiene Manuela Palermi, presidente del Senato del gruppo «Insieme con l'Unione Pdci-Verdi», e le intenzioni dei tre partiti sono esplicitamente espresse da Diliberto: «Chiedo formalmente all'Unione - dice in un'intervista - che si svolga un dibattito parlamentare solenne sulla politica estera del nostro Paese». Del canto suo, Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione alla Camera, specifica che «l'importante è che il governo non faccia arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri una proposta già chiusa sulla quale bisogna dire sì o no», perché «deve essere chiaro che non bisogna incrementare le truppe italiane», ma serve «un impegno di exit strategy». «Dev'essere chiaro» equivale ad un «non interessa la questione, li lasciamo senza sé e senza ma ad arrangiarsi perché siamo pacifisti e questo ci fa odiare tutto ciò che c'entra coi militari». Le polemiche sulle frecce tricolori (che consumano ed inquinano), la spilletta della pace davanti alla parata del 2 giugno e tanti altri segnali che da tempo ci vengono forniti, danno chiaramente questa impressione.

«Il vertice di maggioranza sulle missioni è una richiesta che Rifondazione fa da tempo», il che significa che Rifondazione, Pdci e Verdi vogliono poter imporre la loro opinione a tutti, anche a quelli che sanno dell'utilità italiana all'estero e, al di là delle figure molto poco onorevoli che potremmo fare nel mondo e nel contesto della politica internazionale scappando, che sanno come queste missioni si concretizzino in un miglioramento delle condizioni di vita di popoli che hanno davvero bisogno di aiuto. Il punto «decisivo», insiste il capogruppo di Rifondazione, è «come verrà scritta la mozione parlamentare» (che la riunione dei capigruppo dell'Unione dovrebbe presentare in aula insieme al decreto di rifinanziamento delle missioni, non fissato però nel calendario della Camera né per la fine di giugno né per il 4 luglio, nonostante il precedente decreto scadesse proprio a fine mese). «C'è bisogno di riaffermare le ragioni politiche del ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan senza ricorrere a ipocrisie e formule astratte», conclude il senatore Mauro Bulgarelli, dei Verdi, in riferimento alle richieste della Nato sull'Afghanistan:.. che resti pure l'instabilità, anche se si potrebbe stabilizzare l'area con la democrazia, e che tornino pure i talebani, se vogliono: noi siamo pacifisti e che ci frega?

! Giovanni Vagnone
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.165 del 12/6/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata