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numero 280
6 marzo 2008
 
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Romano Guardini
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La visione cattolica del mondo: fede, realtà, concretezza

di Fabrizio Gualco - 1 giugno 2000

Specialmente in ambito filosofico, Weltanschauung è un termine adottato spesso, e di certo non univoco: in questo campo è utilizzato in molti modi e sotto diverse prospettive teoretiche. Chi lo adotta lo investe di una valenza semantica specifica, con specifiche connotazioni e particolari sfumature. Se il termine è di per sé problematico, altrettanto problematico è il tentativo di tratteggiarne una storia. In via sintetica e comunque incompleta, potremmo notare che lo si trova in Kant, nelle meditazioni di Hegel, nelle opere di Goethe. Che è stato diffuso ampiamente dal movimento romantico, in particolare con J. J. Görres e W. Von Humbolt, ed ha ricevuto una legittimazione teorica, in senso storicistico, da pensatori come Dilthey e Troeltsch.

La visione-del-mondo di cui parla Guardini si pone su un piano ulteriore rispetto a quello della filosofia. Quando parla di Weltanschauung, e più precisamente di christliche-katholische Weltanschauung (visione del mondo cristiano-cattolica), Guardini indica uno sguardo integrale, un vedere che si fonda sulla fede e con essa abbraccia il mondo nella sua realtà viva. Visione unitaria del centrale e del periferico che si sviluppa sulla scorta di un rapporto interattivo fra persona, mondo e Dio, coinvolgendo momenti teorici ed atti pratici nel loro essere sintesi di astrazione e concretezza. Non a caso la fede di cui parla Guardini non è sinonimo di fideismo. La fede è un dono di Dio, un dono che l'uomo non può inventare dal nulla e che non può farsi da sé. Guardini su questo tema è esplicito: «credere non significa soltanto contare su possibilità soprannaturali, non soltanto sentire, dietro e oltre un aldiquà che unicamente si sente solido, ancora un indistinto e incerto aldilà. Credere non significa aggrapparsi in alto quando il nostro aldiquà fallisce» (cfr. La visione cattolica del mondo, Morcelliana, Brescia 1994).

Parlare di visione-del-mondo dal punto di vista cattolico significa anche definire una dimensione diversa da quella strettamente scientifico-tecnologica. La scienza e la tecnologia, intese dal punto di vista dei loro sviluppi teorici e pratici, sono caratterizzate da una sempre maggiore specializzazione. E sebbene anche il discorso scientifico e tecnologico intenda convergere all'unità, tale unità è una sintesi, per così dire, che avviene in seconda battuta, in cui le parti vengono prima del tutto. Una sintesi che opera per gradi su ciò che è inizialmente diviso: «le singole scienze prendono la totalità come meta finale che risulta dalla composizione delle particolarità. Ma il loro cammino verso tale meta è senza fine; è la meta ci mai si arriva». (La visione cattolica del mondo, cit. ).

Ciò di cui parla Guardini, invece, è un moto conoscitivo ed unitario che è tale sin dall'inizio. Un atto capace di abbracciare la totalità dell'essere, determinata nel concreto, già in prima battuta: anche qui c'è un progresso di conoscenza, ma «verso una sempre maggior profondità, pienezza e chiarezza all'interno della totalità colta immediatamente, o almeno intesa». La possibilità di vedere il mondo non solo nella sua superficie ma anche nella sua profondità appartiene all'ordine della contemplazione non a quello dell'azione.

Lo "sguardo", anche quando si concentra su cose singole, rimanda ad una prospettiva globale, che ripristina la cifra della verità intera trascendente che garantisce la credibilità delle verità parziali e immanenti. L'uomo può pensare al tutto, può partire dal tutto, alla condizione che lo faccia con tutto se stesso. Nella teoria di Guardini l'uomo non è solo: e non lo è nemmeno quando è solo con se stesso. Esiste in lui, come direbbe Agostino, qualcosa che gli è più intimo di sé a se stesso: la verità interiore che pur essendogli immanente, lo trascende all'infinito: ed è in questa cifra trascendente che si fonda in concreto la Weltanschauung guardiniana. In essa la globalità e la singolarità sono date l'uno nell'altra. Perciò la totalità contemplata non è la semplice addizione di tutte le prospettive settoriali o dei punti di vista individuali presenti nel mondo: la totalità è un risultato che è sempre infinitamente più della somma delle singole parti.

Guardini vuole implicitamente dimostrare che l'adesione alla fede non implica la riduzione dello spazio della libertà personale, né comporta, di conseguenza, l'inibizione esistenziale umana nei confronti della realtà. Al contrario, una visuale cattolica ha tutte le carte in regola per estendere ed approfondire la concezione del mondo e della persona, attraverso una chiarificazione della realtà fruibile dal credente anche a prescindere dal suo grado di preparazione culturale e dai trascorsi insiti nella sua storia personale. La fede non è sinonimo di chiusura nei confronti del mondo, ma bensì di apertura a tutto quanto di vero, di buono, di bello esso può offrire.

In tal senso, il cristiano possiede la possibilità di vedere cose, persone, situazioni con occhi nuovi. Di cogliere l'essenza realizzata nella concretezza, come unità di forma e contenuto. Di contemplare le cose nella loro specificità, ma senza escluderle dal contesto globale in cui esistono. Un atteggiamento che contempla il mondo in modo limpido, riconoscendo in esso sia l'elemento particolare, sia l' aspetto unitario: di fronte allo sguardo cattolico non esiste il mondo "in genere", ma questo mondo.

La Weltanschauung del cristiano non è perciò pretesa di vedere Dio "faccia a faccia", quindi, bensì di intuire la Sua presenza e dunque di avere intelligenza del senso del creato e delle opere che in esso si compiono: è lo sguardo "religioso" che vede le cose provenire da Dio: e da Dio affidate all'uomo perché ne fruisca con libertà e responsabilità secondo il suo bisogno. Perché attraverso l'uomo il creato possa adempiere la sua intrinseca finalità e ritornare a Dio.

In tal modo, la persona vede rinnovarsi ogni volta la possibilità di cogliere il mondo non nella sua genericità materialmente superficiale o cerebralmente astratta, bensì nella sua unità concreta: unità nella molteplicità, direbbe Rosmini. Chi si dispone ad una tale capacità percettiva, ad una così ampia e profonda visuale prospettica, cose e persone appaiono tutt'altro che superficiali o genericizzate, ma nella loro irripetibilità e nella singolarità della loro propria storia. Attraverso un tale sguardo, si coglie nel mondo della creazione verità e bellezze che altrimenti, nella migliore delle ipotesi, rimarrebbero in penombra.

Un tale capacità di visione è possibilità personale che per concretizzarsi richiede una distanza, una giusta misura, disponibilità ad incontrare l'inatteso che, in sintesi, «apertura verso ciò che è particolare, acutezza d'orecchio per il timbro tutto proprio di un oggetto e una coscienza dall'impegno vincolante, che possa reggere davanti alla forma e situazione irrepetibilmente vive».

Se, come gia accennato, la visione del mondo cristiano-cattolica è tale perché le è propria la caratteristica dell'universalità, allora essa dispone come oggetto primario un orizzonte globale in cui la persona trova la collocazione armonica di tutto ciò che compone il mondo. Un orizzonte in cui, così come avviene nell'autentica opera d'arte, vige l'armonia di disegno, dettaglio, cornice. Così come nella sinfonia musicale vige l'accordo fra i vari strumenti, che pur suonando di concerto, ognuno mantiene la sua irrinunciabile specificità.

Guardini non muove da concetti astratti, ma parte dal concreto vivente: è la realtà il terreno più consono a muovere i primi passi. Una realtà formata da persone, circostanze, ordinamenti e modi di pensare che formano una storia che viene da molto lontano. Una storia che rappresenta l'oggi, la contemporaneità, ma che al contempo rimane legata a passato e futuro così come il fiume collega foce e sorgente: poiché l'oggi che essa contempla è l'irripetibile eppur insostituibile momento in cui perennemente si compie il passato ed al contempo si prepara il futuro.

Il pensiero e l'azione della persona sono soprattutto pensieri ed azioni che si incarnano nella materia del mondo, e perciò è questa stessa materia ad essere unitariamente abbracciata. La persona in tal senso attua un moto di apertura che la pone oltre i confini dell'individualità. Se l'uomo rimane in se stesso, dice Guardini, ed accetta solo ciò che gli appare immediatamente evidente, rischia di scambiare la realtà con la sua mera superficie. E di non vedere il mondo con occhi nuovi.

Fabrizio Gualco

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