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Il punto debole

di Gabriele Cazzulini - 14 giugno 2006

Amplificate o sotterranee, gridate o appena bisbigliate, estese o marginali, le crisi dell'Unione sono come l'anidride carbonica rilasciata dai polmoni respirando: una costante. E' una conseguenza naturale della struttura biologica dell'Unione. La prossima settimana la maggioranza festeggerà il suo primo mese di governo. Al posto della torta con le candeline ci sarà solo il coltello delle faide accanto al piatto pieno di grane. A partire dallo strappo di Mussi sulla legge 40, che ha ridicolizzato la posizione dei cattolici del centrosinistra e che rappresenta l'effigie più veritiera di cosa sia l'Unione: in Europa dà il via libera ai finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali, mentre in Italia è obbligata (suo malgrado) a rispettare la legge 40. C'è stata la bagarre sulle commissioni al Senato, scivolate di mano per finire in quelle di presidenti sgraditi o addirittura dell'opposizione. C'è poi l'allarmismo sui conti pubblici che spaventa Padoa-Schioppa al punto da fargli suonar l'allarme generale. Poi TPS si calma, anche perché ai sindacati, azionisti di peso della maggioranza, basta alzare la voce per indurre Prodi a smentire il suo fidato ministro - e con lui la sua politica economica, che resta ancora una pagina bianca. Come il taglio del cuneo fiscale, che già inizia ad essere spezzettato, dilazionato, condizionato. Cioè, in una parola sola, rinviato. Infine l'Iraq e la maldestra operazione per ritirare il contingente italiano. Tempi e modi del ritiro, e il futuro della presenza italiana, restano in balia dell'arbitrio di una maggioranza in crisi permanente persino su questioni operative. Decidere sul merito delle questioni non rientra più nella competenza dell'Unione.

Neanche un mese e già gli sponsor più prestigiosi dell'Unione presentano vibranti lamentele. Riprendono la penna accorgendosi di averla riposta nel cassetto troppo prematuramente, ricominciando a disegnare scenari alternativi. La maggioranza ormai sta imparando a convivere con i suoi alter-ego: D'Alema al posto di Prodi, Bertinotti sostituito forse da centristi in uscita dalla CdL, forse da una nuova maggioranza senza più crisi; partiti che entrano e che escono come clienti di un supermarket. In tempo di miseria, spazio libero alla fantasia.

La maggioranza sopravvive solo a condizione di rinunciare a fare la maggioranza. Finché l'Unione resta al governo può continuare ad appaltare il potere politico alle grandi organizzazioni di rappresentanza socio-economica. La sua non-politica, realizzata non-decidendo, ma lasciando gli altri decidere, permette alla grande industria, ai sindacati, alla galassia dell'associazionismo, ai gruppi finanziari e ai tecnocrati europei di intervenire direttamente nella politica italiana senza legittimazione, né elettorale né istituzionale. La non-politica è la politica che fornisce solo la delega in bianco; a scriverci sopra sono poteri «altri», che in cambio sorreggono l'Unione incapace di stare in piedi con le sue troppe e fragili gambe.

Il problema principale per l'opposizione è rapportarsi con questa inedita situazione. Si tratta di individuare il bersaglio giusto. Scommettere tutto sulla fine anticipata di Prodi farebbe disperdere troppe energie sull'aspetto contingente di un quadro strutturale che continuerebbe a persistere, semplicemente sostituendo Prodi con un altro «utile idiota». Il potere ha acquisito un doppio volto: superficialmente frastagliato e conflittuale, ma profondamente compatto. Il problema è che questi due piani non appartengono alla medesima realtà. Ma è anche il punto debole sul quale fare fuoco. E' qui che si trova tutto il materiale per imbastire una strategia politica vincente, per isolare l'Unione dai suoi sostegni, facendola implodere nella sua assoluta incapacità di governare. Il punto è che l'innesco per far saltare la maggioranza sta al di fuori di essa. Privando l'Unione dei suoi sostegni esterni la maggioranza in crisi non resisterà alla sua crisi finale.

! Gabriele Cazzulini
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