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numero 280
6 marzo 2008
 
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Mussi e l'embrione

Falsi e deboli argomenti con cui disprezzare la vita (altrui)

di Paolo Nessi - 20 giugno 2006

Il ministro della ricerca Fabio Mussi si è recato in visita all'ateneo Genovese. Ha incontrato in mattinata i membri del Consiglio d'Amministrazione del Senato Accademico, i rappresentanti degli studenti e, nel tardo pomeriggio, nell'aula magna dell'università, ha tenuto un'incontro pubblico. Nel corso delle riunioni, dal punto di vista della notizia, non si può dire che sia accaduto alcunché di rilevante. Salvo in verità un breve «scambio di opinioni» tra il sottoscritto e il ministro. Si dà il caso, infatti, che chi scrive sia stato eletto nel consiglio d'Amministrazione come rappresentante degli studenti e, in quanto tale, abbia partecipato a tutte e tre le riunioni nel corso della giornata, assistendo da vicino ad alcune mosse e affermazioni significative del Ministro.

Mussi, nel corso della prima riunione, ha ribadito che grazie alla sua iniziativa di ritirare l'ormai famosa firma dell'Italia dalla dichiarazione etica (che poneva un veto assieme ad altri paesi al finanziamento della ricerca sulle cellule stamina li embrionali), l'Italia non sarà «presa a calci negli stinchi dagli altri paesi europei». Nella riunione pomeridiana, vista la sortita mattutina del Ministro, essendo stato invitato alla parola dai rappresentanti della Sinistra Giovanile, ho chiesto chiarimenti circa alcune perplessità a riguardo del metodo arbitrario adottato dal Mussi nell'esercitare le sue funzioni. Mussi sapeva bene che mi riferivo alla sua decisione di rettificare arbitrariamente la firma italiana alla dichiarazione etica. Ho ribadito al ministro alcuni concetti che probabilmente già conosceva. Cioè che il suo atto si è posto in netto contrasto con la volontà del popolo italiano, dal momento che c'è stato un referendum il cui esito è ben noto a tutti. Ma cosa che sicuramente il ministro non ha pienamente inteso è stata la mia successiva dichiarazione.

Mi sono «permesso» infatti di rammentargli che, quando si fa riferimento alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, è implicito il fatto che gli embrioni che si utilizzeranno saranno eliminati; che tutto il dibattito in corso ruota attorno alla domanda fondamentale se l'embrione sia o meno una vita umana. Ho infine voluto fargli presente che una questione di tal genere, quantomeno, non può esser certo liquidata da un ministro entrato in carica da poco più di un mese. Gli ho chiesto, dunque, di render conto di queste sue posizioni, visto che oggi il tema della bioetica è lo spartiacque tra le diversi visioni del mondo, e visto che per poter comprendere quali saranno le future iniziative politiche di un ministro, è necessario conoscere la concezione dell'esistenza che sottende le sue azioni. Ma ho avuto risposte inconsistenti rispetto all'entità della domanda.

Fabio Mussi ha anzitutto giustificato il suo atto con la necessità di porci entro il solco tracciato dall'Europa, dove, ha aggiunto, gli embrioni soprannumerari sono utilizzati per la ricerca, mentre in Italia sono distrutti. E nel ricordare che non si tratta di scontro tra laici e cattolici, ha richiamato alla mente il fatto che il cardinal Martini ha definito l'utilizzo degli embrioni per la ricerca, in questo caso, il male minore.

Ha proseguito negando validità al referendum, inadatto a capire quale fosse la volontà popolare, e mettendo in luce l'esistenza di ricerche «promettenti» sulle staminali embrionali, nonché decantando le lodi delle sue «fortissime barriere etiche», che lo obbligano, ogniqualvolta sente parlare di manipolazioni genetiche, a «capirci bene prima». Alla fine ha confessato che la libertà di ricerca rappresenta il suo dogma fondamentale, che tuttavia «non può prescindere dalle speranze e dalle aspettative degli ammalati». In verità se vi fosse stata la possibilità di replica chiunque avrebbe saputo ben argomentare contro le tesi del Ministro.

Le sue argomentazioni sono apparse infatti per lo più infondate, e prive di pertinenza con il quesito fondamentale. Perché anzitutto non è vero che in Italia gli embrioni soprannumerari sono destinati alla distruzione, né che il cardinal Martini abbia mai detto una cosa del genere. Inoltre le cosiddette «ricerche promettenti» sulle staminali embrionali semplicemente non esistono, non si conosce al mondo un solo caso in cui siano servite a curare alcun genere di malattia. E oggi chi si ostina a sostenere che il referendum non ha manifestato palesemente la volontà dell'elettorato, rischia di coprirsi di ridicolo. Non terrebbe conto della reale situazione di allora, quando Ferrara, Vescovi, Amicone, Agnoli e tanti altri girarono tutta l'Italia per spiegare alla gente le ragioni dell'astensione, per dir loro che non votare era il metodo migliore per dire «no» due volte.

Le «barriere etiche» poi fanno sorridere. Obbligano Mussi a vederci chiaro, ma non a ritenere la manipolazione genetica di per sé una cosa aberrante. Al contrario ci rattrista la falsa bonomia politicamente corretta, quando si trincera dietro le aspettative dei malati per sviare il discorso dal punto sostanziale. Dire cioè cos'è l'embrione.

Si è palesato un Mussi che tratta la vita umana, e chi non ha le sue stesse idee al riguardo, con cinico disprezzo. Ha dato a intendere di reputare il dibattito un'inutile perdita di tempo. Se si legge a fondo nelle sue dichiarazioni, specie quelle riguardanti i fininaziamenti europei, si capisce bene come il Ministro abbia realizzato una sorta di baratto. Ha svenduto delle vite umane, le motivate convinzioni di chi reputa gli embrioni tali, e la possibilità riprendere un serio dibattito sull'argomento in cambio dei quattrini dell'Europa. Non è un caso che ieri abbia illustrato come scavalcherà tutto e tutti, ribadendo più volte l'intenzione di governare «facendo meno leggi possibili, ma il numero maggiore di atti amministrativi». Prescindendo quindi dal parlamento eletto, ma appoggiandosi unicamente su quel che è giusto per lui, erigendolo a norma assoluta.

! Paolo Nessi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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