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Prodi è troppo debole per decidere sulla Tavdi Giovanni Vagnone - 21 giugno 2006 C'è una situazione assurda che si sta sviluppando, nelle ultime ore, nel peggiore dei modi: in un caso di muro contro muro, quello che riguarda la Tav, sta avendo nuovamente la meglio chi ha urlato di più e chi è minoranza. Ecco il governo Prodi, che di prode non ha nulla: gli unici giustificati sono i valsusini, che testardi si sono trovati ad avere un potere che non si immaginavano. Hanno manifestato, esaltandosi a vicenda, sempre di più; poi sono arrivati i Verdi e Rifondazione a far promesse, a fomentare gli animi, e alla fine, come succede spesso in Italia, chi ha urlato di più ha vinto. La Tav Torino-Lione già al tempo della campagna elettorale era individuabile come uno degli innumerevoli problemi non trattati dall'Unione: il centrodestra l'ha ottenuta, pianificata, avviata; una larga parte della sinistra-centro la vuole (e non personaggi irrilevanti, essendo per il pro, ad esempio, il sindaco di Torino Chiamparino, la presidente della Regione Piemonte Bresso), ma c'è la frangia estremista che proprio non ne vuol sapere, tutta contenta dei voti che arrivano dalla Val di Susa. Oggi il nuovo premier incontrerà la coordinatrice del Corridoio 5 (Lisbona-Kiev), Loyola De Palacio, e dovrà definire la posizione del governo sul tema: «Il problema non è se ci sia uno stop al cantiere - ha detto Prodi prima di volare a Mosca dal premier russo Putin - ma decidere». Vedremo che consiglio gli ha portato la notte. Senz'altro la Torino-Lione, che è solo un passaggio di un'opera ben più grande, appunto da Lisbona a Kiev, sembra una questione un po' troppo grande per essere fermata da qualche migliaio di abitanti preoccupati non già da veri e propri pericoli, ma solo da preoccupazioni che andrebbero affrontate e risolte con la spiegazione dei pro e con la smontatura dei contro. Ma il comitato No-Tav ora ha tutti i motivi per godersi una grande vittoria che gli regala la magistratura per mano del pm torinese Patrizia Caputo. Ufficialmente si è deciso lo sgombero del cantiere di Venaus, per controllare i danni subiti dai macchinari della cooperativa ravennate Cmc, in occasione degli scontri del 6 dicembre scorso tra No-Tav, No-Global, popolo antagonista e forze dell'odine. Inoltre gli europarlamentari dei Verdi e i rappresentanti dei comitati valsusini contrari alla Tav sono stati coinvolti nei lavori di due commissioni Ue, con il risultato che Jacques Barrot, responsabile europeo ai Trasporti, ha chiaramente detto che adesso «tocca al governo dialogare con le popolazioni della Val di Susa e convincerle». Per l'Europa infatti basta avere una certezza: si passa dall'Italia o si cambia il piano e si passa da sopra, tagliando fuori l'Italia dal corridoio 5. La ripercussione sarebbe la perdita dell'incrocio tra la Lisbona-Kiev e la Genova-Rotterdam che, commercialmente, sarebbe stato assai fruttuoso, ma lo si sposta un po' più a nord e il risultato non cambia troppo. Gli unici a perderci sono gli italiani, ma, si legge nelle parole di Barrot, questo è affar loro. Interpretazione radicalmente diversa della frase viene da Rifondazione Comunista: Vittorio Agnoletto dichiara che «ieri è definitivamente scomparsa la presunta pressione dell'Ue sull'opera» e che Prodi «può tranquillamente rimandare a casa a mani vuote Loyola de Palacio». Ottimo spirito. La questione è poi aperta anche sul fronte economico, anche tra chi è di sinistra ma favorevole alla Tav. Il presidente della commissione Trasporti dell'Europarlamento, Paolo Costa, continua a sperare nel tentativo di difficile dialogo con i valligiani, e ancor di più con l'estrema sinistra, per sbloccare la situazione, e in riferimento alle due Commissioni in cui questi soggetti sono intervenuti ha definito «estremamente lodevole» l'intento «di confrontare anche punti di vista distanti sulla Tav». Ma urge discutere «sul "come" realizzare il progetto, non più sul "se"», visto che una delle infrastrutture più importanti d'Europa è proprio il pezzo mancante del grande puzzle ferroviario che si sta andando a realizzare: è necessario che Prodi indichi non solo il mero intento (sempre che le urla non lo abbiano spaventato troppo, e non possa che schierarsi con il no) di realizzare l'opera, ma anche la previsione della fonte di reperimento dei 21 miliardi di euro ancora necessari da qui al 2020, dopo i 12 già spesi per concludere la tratta italiana del Corridoio 5. Ma in proposito sono intervenute anche le quattro associazioni degli imprenditori coinvolte, tra le quali Confindustria, con una lettera alle istituzioni europee nella quale si ribadisce la loro insoddisfazione e nella quale si richiede «la verifica degli impegni degli Stati nell'investimento». Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria, dichiara che «si tratta di decidere se l'Italia deve restare dentro o fuori un asse di comunicazione che attraversa l'Europa». Tale importanza ha il progetto che Mercedes Presso incalza per una posizione definitiva entro il 4 luglio, giorno in cui incontrerà i ministri Letta e Di Pietro, «in vista del confronto con i partner transalpini». Resta la convinzione del fatto che i valsusini siano stati strumentalizzati beceramente dall'estrema sinistra, dagli anti-tutto; che il precedente governo abbia peccato, tanto tempo fa, solo nel settore della comunicazione, dopo aver ottenuto il grande risultato del consenso europeo e dei fondi al progetto, facendo indispettire inizialmente qualche abitante della zona; che poi sotto l'effetto valanga si sia arrivati mesi dopo a creare una guerriglia pre-natalizia contro la Polizia a Venaus. Il fronte del no si è compattato, sotto le false parole dei Verdi e di Rifondazione, e gli interessi fraintesi di una piccolissima minoranza (pensiamo a quanti abitanti possono essere, rispetto alla popolazione italiana o europea) sono prevalsi in favore di chi ha urlato più forte. Resta, infine, la speranza che chi già governa senza la maggioranza dei voti degli italiani, e se ne infischia di quella che considera minoranza, non arrivi a fregarsene anche di milioni di persone per qualche migliaio che, lo ripetiamo, non perdono nulla ma anzi guadagnano in prima linea.
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Ragionpolitica, periodico on line n.167 del 26/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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