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La sinistra affetta da Morattifobiadi Francesco Pasquali - 21 giugno 2006 Il Governo di centrosinistra dimostra, com'era prevedibile, la totale assenza di una progettualità politica dal punto di vista della formazione dei giovani. Non stanno dimostrando niente di più che un approccio fortemente ideologico volto a destrutturare il modello di scuola e università concepito dal Governo Berlusconi. Un modello liberale, che pensava un sistema formativo fatto per gli studenti e solo per gli studenti. Le ultime dichiarazioni di Mussi sull'università, poi, sono eloquenti nella loro sostanziale vacuità. Anche lui, come il resto del governo, non si attarda ad esprimersi in tutta la sua demagogia giovanilistica. Parla di ondate di «giovani ricercatori», ma poi frena annunciando che il suo ministero sarà caratterizzato da molti atti amministrativi e poche leggi. Tradotto in italiano, questa politica del «non so come e non so quando» rappresenta quel tanto che basta per bloccare la tendenza di cambiamento apportata dalla gestione Moratti e tornare alla vecchia e impolverata università italiana. Un'università, cioè, a portata esclusiva del docente. Con tutto il sistema delle baronie, un percorso obbligato in cui lo studente si trova, capo chino, immerso in un castello di inaccessibilità in cui a trovare spazio sono soltanto coloro che si piegano a certe logiche di appartenenza ad una ben precisa casta culturale e politica. Che guarda, è inutile negarlo, soprattutto a sinistra. Conseguenza sarà un voltare perennemente il capo nei confronti delle ormai proverbiali disfunzioni interne, con tutto il patrimonio di burocrazia che culmina nel rendere lo studente disorientato e disperso, che segna immancabilmente il suo allontanamento da quello che dovrebbe essere il suo ambito di formazione. Proprio perché viviamo questa università ogni giorno, ci permettiamo di fornire al ministro la ricetta giusta per l'università: proseguire sulla strada della modernità iniziata dal ministro Moratti, e soprattutto avere coraggio. Avere all'orizzonte gli studenti, soprattutto l'obiettivo di dover dare a tutti loro gli strumenti per potersi misurare, soprattutto in ambito europeo. Sappiamo, però, che quando si è palesemente in ostaggio delle baronie è alquanto difficile, se non impossibile, perseguire questo obiettivo di crescita. La questione, però, è seria. L'educazione dei nostri giovani è in mano a due persone, Mussi e Fioroni, che sembrano palesemente affetti da «Morattifobia». La loro azione politica è una trasposizione in termini concreti di tutti gli slogan ciechi ed ideologici che negli scorsi cinque anni avevano caratterizzato l'azione in piazza di sindacati, prof ex sessantottini e studenti di sinistra. Tutte persone, in sostanza, che antepongono le istanze e gli interessi di parte a quelli di una generazione che deve crescere. I tempi ci chiedono tutt'altro che questo, l'Europa ci chiede tutt'altro che questo. La «Morattifobia», che ha fatto perdere ai due uomini di governo la lucidità su ciò che è giusto fare e il come farlo, si rivelerà davvero dannosa nel lungo periodo. E ricacciare il nostro bagaglio di competenze indietro di anni.
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Ragionpolitica, periodico on line n.166 del 19/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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