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Rifiuti radioattivi e sicurezza nucleare: la Francia insegnadi Giovanni Calabresi - 22 giugno 2006 In soli due giorni la Francia adotta un «progetto di legge» sulla gestione e la messa in sicurezza del materiale nucleare e dei rifiuti radioattivi, prendendo le mosse da una legge del 1991 e sulla base di studi e ricerche che continuano da quindici anni; ma, come se non bastasse, il Presidente Chirac promulga in data 13 giugno, con pubblicazione sul Journal Official (la Gazzetta Ufficiale Francese) del giorno successivo, una legge sulla trasparenza e la sicurezza dei processi di gestione del materiale nucleare. In sole 48 ore il Parlamento Francese ha regolato una tematica complessa e scottante. Badate bene...; si tratta di una legge immediatamente applicabile, senza decreti attuativi che ritarderebbero i tempi di applicazione. La notizia vera, però, è che la Francia abbraccia una doppia linea strategica fondata sulla eventuale realizzazione di un deposito geologico di profondità per i rifiuti radioattivi ad alta attività e su procedure di riprocessamento sicure, che garantiscano sviluppo e opportunità di «occupazione» per i territori ospitanti gli impianti. Insomma, i nostri ambientalisti dovrebbero farsi un giretto in Francia ed imparare qualcosa da un popolo che, non solamente non ha rinunciato alla energia pulita ed a basso costo quale è il nucleare, ma ha imparato anche a convivere con i suoi esiti, o rifiuti, che dir si voglia. Il tutto, senza traumi, ma in un'ottica strategica, per la quale il punto cruciale non è il catastrofismo demagogico ed irresponsabile, ma il futuro della Nazione. Nel capitolo di introduzione al Progetto di legge, le parole d'ordine sono essenzialmente tre: basso costo dell'energia elettrica prodotta da centrali nucleari; sicurezza delle installazioni; tutela dell'ambiente e della salute delle persone. Il che significa un precedente importante per tutti quei sedicenti esperti ambientalisti italiani che tuonano contro i depositi di profondità, o contro il riprocessamento. Il bello è che questi signori non ammettono il trattamento del combustibile nucleare sul territorio italiano. Nello stesso tempo, non vogliono che esso sia mandato all'estero per il riprocessamento e, contemporaneamente, chiedono lo stoccaggio a secco del combustibile irraggiato, presso le stesse ex centrali nazionali. Con un piccolo particolare: per far questo si deve prendere il combustibile tale quale, porlo al sicuro all'interno di speciali contenitori, detti cask , e chiudere il tutto in depositi costruiti ad hoc che, però, lor signori non vogliono. Tutto questo la dice lunga sul livello di conoscenza della materia da parte degli ambientalisti, che vogliono una sola cosa: mettere il bastone fra le ruote allo sviluppo, agitando i loro «no», contro tutto ed il suo contrario. A noi non resta che l'amarezza di constatare che la «grandeur» di un Paese si vede dalle piccole cose. Francia docet. Giovanni Calabresi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.166 del 19/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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