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«La meglio gioventù»di Matteo Gualdi - 23 giugno 2006 Il dibattito intorno alla situazione mediorientale è sempre molto vivo. In Italia la situazione è nota, dopo le elezioni di aprile la sinistra ha occupato Palazzo Chigi, e da quel momento ha imposto alle nostre Forze Armate, ed al Paese, un ritiro confuso e sgangherato che ha incentivato i terroristi ad attaccarci ed ha innervosito gli alleati, primi fra tutti gli iracheni stessi. Il malcontento serpeggiante negli ambienti militari è evidente per chi conosca, anche solo superficialmente, il mondo delle Forze Armate. Chi invece ha la fortuna di vivere praticamente all'interno di tali ambienti, raccoglie ogni giorno il malumore di chi ha scelto, con convinzione, la vita militare, e la vive come un missione per il bene del proprio Paese. In realtà, da diversi anni ormai, i nostri militari sentono che la loro attività viene svolta non solo per il bene dell'Italia, ma della comunità internazionale nel suo complesso, trascendendo il mero interesse nazionale. E quanto più cresce in loro l'orgoglio per la propria missione, tanto più aumenta la rabbia che deriva dal sentirsi governati da qualcuno che non solo non comprende, ma addirittura disprezza tutto ciò in cui essi, e noi con loro, credono. Oltretutto tale situazione è aggravata dalla sensazione che una importante parte del mondo politico oggi al Governo, cioè la sua ala più moderata, abbia scelto di svendere gli ideali in cui tanto crediamo solo per un ricatto politico e mancanza di coraggio. Forse è questo il punto più critico, la mancanza di coraggio. Quando scegli la vita militare, lo fai sapendo a cosa vai incontro. Non è una scelta facile, perché sai che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo, ma lo fai perché senti che sia giusto, perché senti che è tuo dovere fare ciò che la maggior parte di noi, per paura, non fa, cioè difendere gli altri. Non a caso il nostro ministero si chiama «della Difesa». Ciò che i nostri ragazzi fanno, in Italia e, soprattutto, all'estero, è difendere il proprio Paese, la propria gente, e tutta la comunità internazionale, dai «cattivi». So che questa affermazione può far sorridere. Ma in questo mondo esiste ancora una distinzione tra buoni e cattivi, tra bene e male. Fare finta di nulla è semplice e ci mette al riparo dai rischi. Possiamo permettercelo perché sappiamo che ci sono alcuni coraggiosi che hanno fatto una scelta diversa. Sono loro a difenderci, ogni giorno, anche se non ce ne rendiamo conto. Per chi quindi ha scelto con grande coraggio di rischiare quotidianamente la propria vita, in nome di un ideale, il peggiore degli insulti è vedere che chi decide manca proprio di questa virtù fondamentale, il coraggio. Il Governo del Presidente Berlusconi aveva subito, senza esitazione, risposto all'appello del Presidente Bush e di tutti gli americani affinché si creasse una coalizione di volenterosi che intervenisse in difesa della Libertà, pur sapendo i rischi a cui saremmo andati incontro. Tale scelta fu fatta nella convinzione che fosse nostro dovere morale aiutare i popoli del Medioriente a riappropriarsi della libertà. Non era una scelta facile, è stato un atto di coraggio. Ecco perché il precedente Governo è stato votato a stragrande maggioranza dalle nostre truppe impegnate nelle missioni di tutto il mondo. In esso ritrovavano quel coraggio che hanno scelto come guida della propria vita. Oggi invece, la sensazione di essere stati abbandonati dal Governo, e, peggio ancora, la certezza che questo Governo è ostaggio di una parte politica radicale che denigra tutto ciò in cui crediamo rende amaro ai nostri militari, ed a noi, l'obbedienza, che pure non mancherà mai. Chi governa deve avere il coraggio di prendere delle decisioni, non perché esse pagano elettoralmente o politicamente, ma perché si ritengono giuste, altrimenti farebbe meglio a dimettersi. Ma per fare questo ci vuole troppo coraggio.
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Ragionpolitica, periodico on line n.167 del 26/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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