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Guardiamo avanti, votiamo sì

di Alessandro Gianmoena - 24 giugno 2006

La resistenza del vecchio che si oppone alla riforma della carta costituzionale, interamente schierato a sinistra, vede protagonista la classe dirigente della generazione del'68 ed i reazionari della politica come Scalfaro e Ciampi. La comunanza di intenti che gli unisce non consiste solo nel retaggio delle culture politiche del Novecento, ma si alimenta del desiderio di mantenere in auge il tempo in cui gli ha visti protagonisti di una volontà di cambiamento della storia italiana. Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale il clima che si respirava nella disastrata Italia degli anni '50 era quello di produrre una discontinuità dal ventennio di Mussolini organizzando l'impalcatura statale con l'impronta degli uomini e dei principi che la Resistenza aveva prodotto contro il regime.

L'approccio alla realtà era chiuso ancora in un contesto ideologico dove la democrazia era l'unico seme di garanzia della libertà. La libera iniziativa cresceva nei vincoli politici e burocratici di un Paese soffocato nelle strutture corporative che il ventennio aveva prodotto. Grazie al piano Marshall godemmo di una ricostruzione virtuosa del tessuto economico italiano che visse per tutto il periodo della Prima repubblica sotto il cappello di una classe politica che non interpretò mai il liberalismo come un fatto politico. Persino Croce scisse liberalismo da liberismo e declassò l'interesse economico dall'istanza di libertà. In quegli anni, il cosiddetto costruttivismo che von Hayech coniò nel descrivere la prassi di governo della sinistra alla realtà fu l'approccio dominante che influenzò gli innumerevoli governi della Prima Repubblica. La Democrazia Cristiana sarebbe oggi un partito socialdemocratico nel governo dell'economia, poiché la sua contrapposizione con il Pci si fondava su una piattaforma valoriale e di diritti civili dove la libera intrapresa conservava la sua dignità se inserita nelle maglie della classe politica.

Un'Italia di altri tempi che conobbe la rivoluzione culturale del'68, che produsse la sudditanza culturale alla sinistra nelle università e nella burocrazia dello Stato. In quegli anni una generazione inseguì il sogno di «un altro mondo è possibile», in contrapposizione ideologica con i valori e principi che incarnava la Dc, il partito confessionale cristiano di riferimento. Tempi in cui l'opzione culturale rivoluzionaria di stampo maoista e marxista-leninista erano il fulcro della contestazione alla società ed alle nostre istituzioni, dove la Costituzione subì un'interpretazione strumentale che la differenziò dal suo significato sostanziale.

L'Italia dal '60 agli anni '80 fu una società in continua fibrillazione dove la contestazione ideologica di sinistra si declinava nell'azione politica di occupazione dei gangli dello Stato con la finalità del controllo sociale del nostro paese. Ma si sa, l'imprevedibilità della storia vanifica ogni progetto razionale volto a plasmarla.

Se l'intenzione dei padri costituenti era il desiderio di libertà attraverso l'equilibrio dei poteri istituzionali in un contesto democratico, oggi la tecnologia e la comunicazione diffusa impongono un passo successivo che i reazionari della politica stentano a comprendere, poiché ancorati alla nostalgia del tempo in cui la loro generazione era protagonista di un cambiamento. E se i Ciampi e gli Scalfaro vivono ancora di vecchi libri impolverati, ignorando le nuove vie tecnologiche di scambio e di confronto culturale come internet, la generazione del'68 vive anch'essa nella nostalgia di un sogno infranto dalla confutazione storica delle sue teorie. Entrambi si battono per il no, entrambi cercano di riplasmare il verso della storia italiana sulla traccia di quei tempi che gli ha visti protagonisti. La società della globalizzazione è difficile da governare per loro poichè il solo metro di espansione del Pubblico sulla vivacità del privato non basta.

Paragonare la Carta costituzionale alla bibbia civile significa sacralizzare nell'inviolabilità una convenzione tra tutti i cittadini italiani che è garanzia di libertà se sa essere al passo con la realtà odierna. Come si può produrre un aggiornamento della Costituzione con chi pensa che la conservazione sia sinonimo di ammodernamento delle istituzioni della nostra società?

Votare sì significa scegliere il nostro futuro secondo l'istanza di libertà che oggi il mondo ci presenta. Ciampi, Scalfaro e la generazione sessantottina delle rivoluzioni non sono più figli del nostro tempo, ma testimoni della società dei conflitti ideologici del secolo passato. Guardiamo avanti, votiamo sì.

! Alessandro Gianmoena
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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