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Altro che federalismo! Lo spreco è nei ritardi firmati centrosinistradi Giovanni Calabresi - 26 giugno 2006 Il fatto che il Nord Italia stia facendo salire la percentuale dei votanti per il referendum costituzionale è molto eloquente. La dice lunga sull'importanza delle riforme non solamente sul piano della modernizzazione del Paese e sul piano istituzionale, ma anche economico e produttivo. Il Nord industriale necessità di libertà: «libertà di» e «libertà da».Una libertà che, però, per essere piena, dovrà veder coniugare il federalismo territoriale ed amministrativo a quello fiscale, senza il quale non vi sarà vera autonomia. Qualcuno - in modo strumentale - parla di appesantimento per le casse dello Stato, ma sarà ben difficile che il federalismo pesi sulla spesa pubblica più di 50 anni di assistenzialismo targato centrosinistra, un pozzo senza fondo, uno sperpero di denaro pubblico non finalizzato alle opere strategiche - come nel caso della spesa dedicata alle grandi opere o alla modernizzazione della sanità italiana, come è avvenuto durante il Governo Berlusconi, bensì alla garanzia di privilegi come le baby pensioni, tanto per fare un esempio. Proprio ieri, mi è capitato in mano un numero di Quattroruote in cui si ricostruiva la storia del mensile di motori ed auto più famoso d'Italia. Nel numero del 1967 si illustrava il disegno del Ponte sullo Stretto di Messina e se ne parlava come di opera necessaria. A distanza di quasi 40 anni, siamo ancora lì a parlarne, dato che il Progetto del Governo di centrodestra per collegare la Penisola alla Sicilia - peraltro identico a quello illustrato nel vecchio giornale di cui sopra - è sotto attacco incrociato di una sinistra che si preoccupa dei costi del federalismo, senza preoccuparsi di quelli dovuti ai ritardi nella modernizzazione del Paese. Per usare un termine efficace e doveroso, oserei dire che è «vergognoso»: 40 anni e niente di fatto. Allo stesso modo sono almeno 30 anni che si parla di Variante di valico ed i governi di centrosinistra che si sono alternati hanno portato a casa un bel nulla. Solo le dimissioni di Antonio di Pietro, Ministro dei lavori Pubblici, nel primo governo Prodi, proprio a causa dei continui stop ad un progetto che serviva e serve a salvare la vita a centinaia di Italiani. Solo Silvio Berlusconi ha dato il via ai cantieri. Costi del federalismo, dunque? Solo un paravento dei soliti signori della sinistra, per poter continuare a dire no a tutto e a tutti e a spendere a modo loro, per aumentare ministeri e deleghe a sottosegretari vari, in nome del solito do ut des elettoralistico. Tanto, coloro che contano veramente sono quei tre o quattro signori targati Goldman Sachs ed amici del Presidente del Consiglio in carica. Questo è il federalismo della sinistra; non territoriale, non amministrativo, non fiscale, bensì lobbistico. Il potere pubblico consegnato nelle mani di una miriade di gruppi legati alla finanza internazionale, in modo da nascondere, al momento opportuno, grazie all'amicizia con le più disparate agenzie di rating internazionali, lo stato in cui verseranno, fra un po' di tempo, i conti dello Stato. Altro che «buco» lasciato dal Governo Berlusconi... Da ora a poco tempo, si apriranno vere e proprie voragini, in nome delle clientele. Intanto, a più di 60 giorni dall'avvento del nuovo governo, vi sono solamente 7 provvedimenti avviati e tutti preda di veti incrociati. Questi signori non sono capaci neanche di utilizzare il periodo della cosiddetta luna di miele dei 100 giorni. In compenso, Nomisma targata Prodi, sta per infilare uno dei suoi come Capo del Sismi, il Servizio segreto militare. Mica male , eh? Giovanni Calabresi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.167 del 26/6/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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