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Israele ha deciso di difendersi

di Stefania Lapenna - 28 giugno 2006

Poco più di un anno fa Israele lasciava la striscia di Gaza per consegnarla ai palestinesi. Quella concessione dolorosa è bastata alla comunità internazionale per tessere le lodi dell'allora governo di Ariel Sharon, dopo mesi e mesi di attacchi verbali. Un ritiro che è parso più che altro una concessione unilaterale, senza calcolare i rischi futuri. I critici del ritiro israeliano da Gaza hanno spesso affermato che, oltre ad essere un'oltraggio ai cittadini israeliani che legittimamente risiedevano nelle cosidette «colonie» di Gaza, quel ritiro era destinato a spianare la strada ai terroristi islamici.

Oggi ci si comincia ad accorgere che quella concessione sta portando al caos. Non solo è in atto una vera e propria guerra civile tra fazioni terroriste, da una parte Al Fatah, dall'altra Hamas. Non solo la vittoria di Hamas ha complicato una già precaria situazione, ma gli ultimi avvenimenti rischiano di farla precipitare ancora di più. Il rapimento di un soldato israeliano di 18 anni non favorisce certo il clima di «dialogo» aperto dal governo di sinistra di Ehud Olmert. Dialogo impossibile, come ben si dovrebbe sapere, quando si tratta di terroristi che hanno nelle loro mani sangue di civili innocenti uccisi da numerosi attentati terroristici. Fortunatamente, pare che Olmert lo stia capendo, sopratutto dopo la notizia del rapimento di un'altro israeliano ad opera delle milizie terroriste di Hamas ed Al Fatah. Il governo di Gerusalemme si preparerebbe ad ordinare all'esercito di difesa israeliano di entrare a Gaza per liberare con la forza gli ostaggi. Non solo, ma le circostanze ci sono tutte per prendere di mira gli stessi governanti palestinesi. Male fa la comunità internazionale a criticare lo Stato ebraico per la decisione di ricorrere agli omicidi mirati anche degli attuali governanti palestinesi. Come si può pretendere che Israele non si difenda, quando dal governo di un'entità fascista quale l'Autorità palestinese partono ordini di guerra contro Israele?

E' di qualche giorno fa l'allarmante annuncio fatto dalle Brigate martiri di Al Aqsa (legate ad Al Fatah di Abu Mazen) di possedere armi chimiche, fornite dall'Iran, che non escludono di usare contro gli israeliani. Ebbene, il ritiro israeliano da Gaza ha aperto la strada ai gruppi terroristici, tra i quali figurerebbero anche cellule di Al Qaeda, che lì vi si sono stabiliti e che da lì hanno dichiarato una nuova e sanguinosa guerra contro Israele dalle conseguenze devastanti. Speriamo solo che il governo Olmert metta da parte il piano di ritiro dalla Cisgiordania e prenda atto che Israele deve difendersi, oggi più che mai, ed usare le maniere forti, incurante delle critiche ipocrite di alcuni paesi ed istituzioni internazionali. La guerra al terrorismo va combattuta e vinta anche nei territori governati dai terroristi palestinesi.

Stefania Lapenna

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Ragionpolitica, periodico on line n.167 del 26/6/2006
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