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Prodi ed i furbetti del botteghino

di Giuseppe Bono - 7 luglio 2006

Ormai non si parla d'altro: le liberalizzazioni del governo Prodi! All'inizio ci hanno un po' spiazzato, è vero, con questo famoso decreto Bersani. Ci siamo tutti chiesti: ma questi stanno davvero facendo quello che avremmo dovuto fare noi, stanno privilegiando il principio della concorrenza nei mercati a vantaggio dei consumatori ed a danno delle piccole e grandi lobby del Paese?Una lettura approfondita del decreto Bersani ci ha consentito di capire a che gioco stanno giocando. La verità è che stanno coprendo la loro voglia punitiva nei confronti di alcune categorie, in passato chiaramente schierate a favore del centrodestra, con i colori delle liberalizzazioni marginali.

Non c'è alcun dubbio (anche perché è storicamente provato) che la concorrenza rappresenta il principale rimedio contro il rischio inflazione, con un conseguente vantaggio per i consumatori. Ma quella di Bersani è vera concorrenza? Siamo proprio sicuri che l'aumento del numero dei taxi in circolazione possa garantire tariffe più basse? O potrebbe essere più utile, per raggiungere quell'obiettivo, liberalizzare le tariffe collegandole alle fasce orarie o alla tipologia di automobile che gli utenti del taxi richiedono? E siamo proprio certi che liberalizzare le licenze dei panettieri, eliminando le quantità produttive, farà calare il prezzo del pane? O che la vendita dell'aspirina in un grande supermercato possa garantire uno sconto sul prezzo (magari con la formula 3x2) tale da incidere sui bilanci familiari?

Sulla vendita dei cosiddetti farmaci da banco nei supermercati va sottolineato che i costi imposti per poter offrire farmaci, dotandosi di un farmacista e predisponendo, come richiesto, una sezione del negozio separata e appositamente dedicata a questi prodotti, sono tali che solo agli esercizi di grandi dimensioni sarà possibile sfruttare questa opportunità. Ma la grande distribuzione in Italia, a parte le multinazionali francesi, non si chiama forse Coop? Ma la Coop non è forse quella catena di grandi supermercati legata ai DS ed in particolare al dalemiano Bersani?

E la tanto pubblicizzata liberalizzazione applicata ai conti correnti bancari? Probabilmente creerà una situazione di maggiore trasparenza nel rapporto banca-cliente, ma sicuramente nessuna riduzione dei costi. Come mai, per favorire veramente i consumatori, non si sono adottati provvedimenti per ridurre i costi per la domiciliazione delle bollette, l'accredito dello stipendio o le spese per il mutuo? Come mai non si aboliscono le commissioni di entrata nei fondi comuni? E perché non prevedere la portabilità della carta di credito da una banca all'altra, visto che moltissime banche aderiscono allo stesso circuito (ad esempio: Visa o Mastercard), eliminando inutili costi che in realtà frenano la concorrenza nel settore? Forse perché i vari Profumo, Passera e Modiano (per non parlare di Monte Paschi di Siena o di Unipol) sono solamente molto amici del centrosinistra? Ma sarà un caso se nelle "norme contro l'evasione fiscale", del sempre più famelico Vincenzo Visco, si prevede che tutte le decine di migliaia di liberi professionisti italiani non potranno accettare pagamenti in contanti e dovranno aprire specifici conti correnti bancari, con un chiaro vantaggio per gli istituti di credito?

Che il nostro sia un Paese di privilegi, grandi e piccoli, non v'è dubbio. Così come non v'è dubbio che ci vuole tempo perché i consumatori possano apprezzare i benefici della concorrenza. Ma quella di Prodi & C. non è vera concorrenza, perché tocca solamente piccolissimi «privilegi» e non i grandi interessi. Sarei stato il primo ad applaudire Bersani se avesse proposto un provvedimento destinato a contrastare i fortissimi privilegi economici delle grandi lobby, di quei centri di potere che si concentrano solamente in alcuni settori spesso caratterizzati da situazione di posizioni dominanti, se non addirittura di monopolio, e da forti protezioni: banche, grande distribuzione, trasporto pubblico, energia, telefonia. Ma il caso ha voluto che le principali aziende operanti in questi settori, nella quasi totalità dei casi, si siano schierate apertamente a favore di un governo di centrosinistra. Che coincidenza!

E come mai si parla della liberalizzazione di molti ordini professionali e non dell'ordine dei giornalisti? Forse perché rappresenta il «braccio armato» (di penna, chiaramente) del centrosinistra contro Berlusconi & C.? Sono sempre più convinto che con questo governo e con questa maggioranza l'Italia dei monopoli, delle corporazioni e dei privilegi continuerà ad esistere, se non addirittura a radicarsi ulteriormente.

Giuseppe Bono

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