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Il dibattito sull'istruzionedi Francesco Pasquali - 18 luglio 2006 Il monito del cardinale Scola dovrebbe contribuire all'apertura di un dibattito serio e pacato sullo stato dell'educazione nel nostro Paese. Un dibattito che non può essere rimandato, proprio alla luce della direzione intrapresa dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, che oltre ad aver inserito la dizione «pubblica istruzione» attraverso la sospensione del decreto sulle sperimentazioni, ha mortificato l'autonomia scolastica. Inoltre l'annuncio di una diffusione della Carta costituzionale nelle scuole, pur essendo ovviamente un' iniziativa di buon senso destinata a fortificare la formazione del senso civico dello studente, dovrà essere accompagnata dallo stimolo della capacità di analisi e spirito critico degli studenti. L'approfondimento dovrebbe riguardare in modo particolare gli articoli 33 e 34. Gli studenti potrebbero cogliere le distonie che riguardano la disciplina sulla scuola privata e sull'esame di Stato. Emergerebbe un dato importante: il modello di istruzione, pensato nel Secondo Dopoguerra, è fortemente incentrato sul ruolo della scuola pubblica. E questo modello, purtroppo, sembra corrispondere esattamente alla concezione di scuola che ha il ministro Fioroni. Anche l'introduzione di nuove modifiche rispetto all'attuale svolgimento dell'esame di maturità è tutt'altro che una buona notizia per il mondo dell'istruzione. Rappresenta un balzo all'indietro: non è, infatti, mettendo in discussione la composizione delle commissioni esaminatrici e la figura del presidente che si modernizza la scuola italiana, rendendola, così, protagonista attiva nelle dinamiche sociali. Il Ministro Fioroni dovrebbe tener conto del fatto che molti Atenei utilizzano dei propri test d'ammissione a riprova che l'esame di maturità a livello valutativo è inaffidabile in quanto molto generico. La valutazione deve essere fatta attraverso la certificazione delle competenze e non per titoli di studio. La scuola, ricordiamo al Ministro Fioroni, deve rispondere alle esigenze formative ed educative degli studenti, delle famiglie e del mondo produttivo, e ciò passa attraverso una forte competizione nell'offerta formativa. Il cardinale Scola ha posto l'attenzione su un tema delicato. Corrisponde oggettivamente a verità che la libertà di educazione in Italia è fortemente limitata. L'istruzione si fonda ancora su una visione centralista e statalista. E' necessario, invece, rendere la scuola sensibile alle sollecitazioni che arrivano dalla società. Ed e' proprio nella realizzazione della piena libertà di educazione che va inquadrato il superamento dei vincoli normativi, come il valore legale dei titoli, che limitano sia una piena autonomia e un alto livello qualitativo nei diversi livelli di istruzione, sia la piena libertà di scelta delle famiglie e degli studenti. La piena libertà di educazione contribuisce a rendere una società più libera. Le reazioni della sinistra e di ambienti riconducibili alla coalizione di Governo sono chiaramente dettate da pregiudizi di natura strettamente ideologica. Argomenti fondamentali per il futuro delle nuove generazioni, come l'educazione, richiedono forti dosi di coraggio, la capacità di leggere i cambiamenti senza lenti ideologiche e l'intelligenza politica nel trovare formule che coinvolgano chi, come gli studenti, vive la scuola quotidianamente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.169 del 18/7/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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