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numero 280
6 marzo 2008
 
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Come fare opposizione

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Tempi del 20 luglio 2006

L'opposizione ha votato il disegno di legge sulla missione italiana militare all'estero. Lo ha fatto per mantenere l'unità della politica estera italiana in un caso specifico: la presenza di un contingente militare italiano nell'Isaf e nell' Enduring Freedom in Afghanistan. Sarebbe stata possibile anche una posizione diversa, cioè quella del voto contrario. E sarebbe stata motivata anche dal fatto che il disegno di legge comportava anche il ritiro dall'Irak in termini assai diversi da quelli negoziati con la «coalizione dei volontari» da parte del governo Berlusconi.

Votando a favore del disegno di legge, è sembrato che la Casa delle libertà sostenesse la continuità tra la politica estera del centrodestra e quella dell'Unione. Non è così, perché il governo Prodi esclude impegni in Afghanistan, come l'invio degli aerei da caccia e l'aumento del contingente, il suo dislocamento anche nel Sud-est, ancora in mano ai talebani. Si limita a congelare l'operazione iniziata dal governo di centrodestra, senza domandare se la riduzione dell'impegno militare rispetto ai termini previsti non pregiudichi la lotta al terrorismo e la solidarietà con gli alleati. Non sembra che questa sia una politica identica: e il fatto che nelle dichiarazioni del ministro degli Esteri sia stata presente una critica radicale dell'intervento in Irak della coalizione dei volontari, presentato come errato e fallimentare, non ha indotto il centrodestra ad adottare il voto contrario o l'astensione sul disegno di legge. Eppure Berlusconi aveva dichiarato che questa volta la coalizione non avrebbe votato nemmeno in politica estera a favore del governo, quando appariva che esso, in Senato, non avesse la maggioranza.

A favore del voto del disegno di legge concorreva il fatto che l'appoggio della Casa delle Libertà ad esso motivava maggiormente i voti contrari dei pacifisti della sinistra radicale. Inoltre la decisione dell'Udc di votare il disegno di legge, asserendo che esso era in continuità con la politica del precedente governo, ha messo Forza Italia dinanzi alla questione se conveniva cedere sulla linea dell'opposizione totale e seguire l'Udc, oppure mantenerla al prezzo di spaccare l'unità dell'opposizione. Per questi motivi Berlusconi ha mutato avviso e tutta la Casa delle Libertà ha votato il disegno di legge. Che il governo di centrosinistra duri più di cinque anni con le attuali posizioni di forza nel Senato sembra difficile; anche perché il dissenso tra Ulivo e sinistra antagonista può manifestarsi su tutte le politiche, non solo sulla politica estera.

Il rischio è per l'opposizione che, se prevale il criterio dell'Udc di votare le posizioni dell'Ulivo quando divergono da quelle della sinistra antagonista, viene meno la realtà dell'opposizione e il centrodestra diviene una minoranza subalterna e di riserva. Per l'Udc questo è pensabile perché parte di essa ritiene di poter essere associata al quoziente democristiano della maggioranza di sinistra. Ma per Forza Italia scegliere la subalternità è rischiare lo smarrimento del popolo del centrodestra che Berlusconi ha raccolto alle elezioni del 2006. L'interesse del centrodestra è di costringere l'Ulivo alla crisi di governo aprendo le strade sia alle elezioni anticipate che alla grande coalizione.

! Gianni Baget Bozzo
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