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Sulla scuola è necesario un dibattito seriodi Pietro De Leo - 22 luglio 2006 L'intervista al Patriarca di Venezia Scola, pubblicata domenica su Corriere della Sera, toccando il nodo della scuola italiana, ha messo in luce una verità importante. Sulla scuola serve un dibattito serio, che può e deve andare oltre l'evidente incapacità di questo Governo di avvicinarsi alla formazione dei giovani in un modo che sia diverso dalla connotazione puramente ideologica che ne ha caratterizzato, in questi mesi, l'attività politica di Giuseppe Fioroni. L'effetto è stato quello di una politica subalterna ai sindacati che, purtroppo, ha avuto l'unico effetto di porre in secondo piano la capacità di scelta degli obiettivi di formazione che lo studente, con la propria famiglia, si pone all'orizzonte. In poche parole è sembrata soltanto una manovra priva di strategia e finalizzata a pagar pegno elettorale ai sindacati. Il Cardinale Scola dà un contributo nel porre al governo un interrogativo. Quello di abbandonare vecchie logiche centraliste e stataliste, che hanno sempre collocato la scuola al di fuori delle dinamiche della società civile e, fino alla riforma Moratti, hanno tenuto studenti e famiglie ai margini di un sistema che, invece, secondo un disegno liberale (l'unico disegno possibile in un contesto globalizzato che richiede un serio confronto di competenze), avrebbe dovuto ruotare attorno a loro. La sinistra è impantanata nella contrapposizione ideologica scuola pubblica/scuola privata. Così politicamente propensa alla difesa strenua dei privilegi acquisiti, ha sempre visto la seconda non come una risorsa, non come un'opportunità alla libera scelta del proprio percorso educativo, ma come una negazione della prima, come un attentato all'uguaglianza. Il discorso, chiaramente, va molto oltre. Il Cardinale Scola ha sollevato un punto importante, cioè quale debba essere il ruolo effettivo della scuola italiana all'interno della società italiana. Ed in tutto questo, la posizione del governo è desolatamente oscura. Un'interpellanza di Forza Italia al Ministro dell'Istruzione, primo firmatario l'on. Simone Baldelli, solleva giustamente il dubbio se il governo non sia pronto ad abbandonare le vecchie logiche e a cogliere immediatamente «questa nuova sfida laica di liberalizzazione del sistema scolastico italiano, che porterebbe non soltanto all'affermazione della libertà di scelta del sistema formativo ed educativo da parte delle famiglie, ma anche ad un conseguente innalzamento dell'offerta e della qualità della formazione degli studenti italiani». Il discorso, in sostanza, è tutto racchiuso in due parole: libertà e qualità. E tutto questo è confermato dal passaggio dalla scuola superiore all'università: i test di ingresso selettivi che gli Atenei sottopongono agli aspiranti studenti, sono un indice importante di una carenza di sinergia tra gli Atenei e gli istituti superiori. In un altro passo dell'interpellanza si coglie la necessità di investire sul «capitale umano di cui l'Italia ha bisogno per concorrere alla sfida della competitività internazionale». Questa è la vera missione della scuola italiana: permettere ai giovani di essere competitors internazionali. Per questo, una politica che badi soltanto ai privilegi di categoria e soprattutto che collochi i sindacati nel ruolo di burattinai nelle scelte di governo, non ce la possiamo permettere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.169 del 18/7/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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