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Golpe scolasticodi Rita Bettaglio - 3 agosto 2006 Gli attacchi alla scuola per impadronirsene totalmente e gestirla in pieno stile soviet sono l'ultimo, drammatico passatempo estivo del governo Prodi e degli apparentati governucoli regionali di sinistra. Bella mossa quella di colpire sotto il sol leone, in modo che nessuno o quasi abbia la possibiltià di reagire. Protagonisti di questa vergognosa manovra golpistica sono i pupilli di certo mondo cattolica a la page: margheriti vari, che la domenica fanno la coda con la loro bella manina tesa per ricevere la particola consacrata e durante la settimana pugnalano alle spalle la chiesa da cui hanno attinto non solo nutrimento spirituale e culturale (sprecato, a giudicare dai risultati), ma anche, e non pochi, consensi elettorali. Ecco quindi il margheritino Fioroni smontare, petalo dopo petalo, la riforma della scuola voluta dal governo Berlusconi ed accolta con grande favore in Europa. Il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, in un'intervista al Corsera, aveva osato fare una proposta, che, tra l'altro, avrebbe portato benefici ai conti pubblici: «lo Stato smetta di gestire la scuola e si limiti a governarla». Lo «sfiorito» ministro della Pubblica Istruzione, di rimando aveva dichiarato, tra il tripudio degli editorialisti de L'unità, che «La scuola italiana è di tutti e per tutti». E no, caro ministro: magari fosse di tutti e per tutti. Di fatto è boccone dei gruppi egemonici che non vogliono neppure sentirne parlare di libertà educativa e di libertà in generale. Come ha ben detto il card. Scola « s'invoca la scuola unica di Stato come la scuola veramente pubblica; ma lo è de iure; de facto diventa privata, perché finisce sempre in mano a gruppi egemonici.» Mi sia consentito aggiungere, come curiosità ma non troppo, che nel nuovo corso della storia, impresso da cotanto illuminato governo della sinistra il ministero dell'Istruzione è stato rinominato ministero della Pubblica Istruzione: a quanto pare in Italia l'istruzione o è pubblica o non è. Mentre l'opera di sovietizzazione della scuola italiana procede nella canicola estiva, la regione Liguria partorisce un decreto per l'istituzione dei corsi professionali che spiazza e spazza via l'opera di chi, da sempre, ha fatto istruzione professionale con ottimi risultati. L'istruzione professionale in Liguria è svolta, con ottimi risultati, in molta parte da istituti di ispirazione cattolica, come le scuole salesiane ed altri soggetti a impronta cattolica. Ebbene, di punto in bianco, senza neppure un cenno, un colloquio, una telefonata, gli hanno levato tutto di mano, avocando alla regione il diritto «divino» di scegliere quali e quanti corsi debbano essere attivi e tenuti da chi. Una vera bomba, ad opera, anche qui, del «margherito» di turno, il vicepresidente Massimiliano Costa. Come dicono gli americani, enough is enough, quel che troppo è troppo, e, così, don Alberto Lorenzelli, Superiore Provinciale dei Salesiani per Liguria e Toscana e Presidente Nazionale della Conferenza Superiori Maggiori d'Italia, non ce l'ha più fatta e ha dato la stura alla propria amarezza. Ha definito il decreto «un atto supponente, unilaterale, che non tiene conto dei bisogni delle famiglie, a cui si somma una totale preclusione al dialogo e al confronto». Cambiare le carte in tavola a partita in corso non solo è scorretto, ma foriero di enormi danni per quei ragazzi, e spesso sono quelli socialmente più deboli, che avevano già fatto le loro iscrizioni ai corsi professionali per il prossimo anno sclastico. Don Lorenzelli prosegue spiegando che «le famiglie di questi ragazzi hanno già provveduto da mesi alla loro preiscrizione a questi corsi privatistico-sociale di stampo cristiano, scegliendo sia l'indirizzo che la zona di formazione. Con il decreto regionale, tuttavia, l'Amministrazione Pubblica non ha tenuto minimamente conto né delle preiscrizioni né del principio di territorialità delle richieste, provocando un'interminabile serie di danni a catena a ragazzi e genitori». Sono 600 le famiglie che non sanno se i propri ragazzi potranno frequentare, nè dove, il corso da loro scelto, ma pare che la partita sia ben più ampia e gli obiettivi di questa campagna vadano oltre il destino formativo di questi ragazzi.« Temo che l'ostilità della Regione s'inserisca in un disegno più vasto, atto a distruggere il sistema di formazione professionale per privilegiare quello scolastico», conclude padre Lorenzelli e davvero non stentiamo a credergli. Il sistema scolastico pubblico, infatti, è saldamente in mano alla sinistra militante e cigiellina, la formazione professionale finora godeva di un certo pluralismo educativo. Qualche malizioso potrebbe anche notare che tutto questo somiglierebbere a una sorta di redde rationem per lo smacco che il centrosinistra in regione Liguria subì allorquando, eravamo nel 2003, il cardinal Bertone invitò chiaramente i cattolici a disertare il referendum abrogativo della legge regionale, voluta dal governatore di centrodestra, che istituiva il buono scuola. A votare non ci andò praticamente nessuno. Ora il cardinal Bertone sta per lasciare il suo incarico genovese per divenire Segretario di Stato vaticano, e forse quello smacco brucia ancora.
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Ragionpolitica, periodico on line n.171 del 1/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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