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«Hezbhollywood» e i registi del terroredi Martino Pillitteri - 5 agosto 2006 Sulla scia delle sequenze di grandi classici di Hollywood come i ritorni di Superman e dell'Uomo Ragno, anche l'intifada mediatica araba non perde occasione nè tragedie per trasformare le «produzioni» (alias operazioni) militari di Gerusalemme in campagne mediatiche anti israeliane e di riflesso anche anti americane. Cari patiti del cinema: è giunta l'ora di «hezbollywood» e dei grandi maestri del terrore. Il massacro di Qana era una sceneggiatura troppo perfetta da lasciarsi sfuggire e, come da copione, le sinergie mediatiche arabe hanno fatto un ottimo lavoro di post production nel trasformare una operazione militare israeliana in un cult degno dei maestri dell'antisemitismo mediatico. Il film dell'estate non è il ritorno di Superman. Il vero blockbuster estivo è la sequenza del massacro di Qana ( già bombardato da Israele nel 1996) starring: i soldati israeliani. Nuove ricostruzioni, però, mettono in dubbio che le responsabilità della morte dei 60 civili siano attribuibili a Israele e che il ruolo di Hezbollah non era quello di una semplice comparsa. In base alla documentazione rilasciata dall'esercito israeliano, il bombardamento a Qana è avvenuto in tre fasi, tra la mezzanotte e le 7.30 del mattino del 30 luglio. Il primo strike colpì alcune strutture lontane 30 metri dalla palazzina in questione, mentre nelle operazioni delle 7 e 30 del mattino, i punti colpiti distano 460 metri dal palazzo. Le prime segnalazioni relative alla distruzione del palazzo sono arrivate dalle 8 in poi; di conseguenza, tra il primo raid aereo israeliano e la distruzione del palazzo ci sono 7-8 ore nelle quali i registi del terrore hanno avuto tutto il tempo per orchestrare il crimine perfetto. Non è da escludere che la struttura in questione non sia stata colpita da un missile israeliano ma sia caduta in seguito a un esplosione avvenuta all'interno, ha riferito il generale Amir Eshel. Secondo le testimonianze di un giornalista della Cnn, Ben Wedemanm, il tetto del palazzo era intatto, cosa che escluderebbe la tesi dell'attacco mirato da un elicottero e che rinforza l'ipotesi di una esplosione interna. Hezbollah ha cercato anche di parare i colpi, asserendo che i civili non potevano entrare o scappare dal sito perché le infrastrutture adiacenti erano completamente distrutte. La tesi non sta in piedi in quanto sia i giornalisti ( Al Jazeera in primis) e le squadre di soccorso sono arrivate senza problemi. Piuttosto, come mai 60 civili vanno a dormire tranquillamente in una palazzina piena di armi nel bel mezzo di un bombardamento non a sorpresa degli israeliani? Quello che potrebbe essere veramente successo è verosimilmente l'opposto del resoconto dei vari registi del terrore come Alfred Nasrallah, Abu Spilberg e Mustafa Ford Coppola: i corpi dei 60 morti sarebbero quelli dei civili uccisi in precedenti operazioni militari, e che il palazzo sia stato fatto esplodere proprio da Hezbollah. In fondo, non era difficile congetturare che Israele, sapendo che quel palazzo conteneva armi ed esplosivi, avrebbe prima o poi colpito quel target. Il cinema che si ispira alla Mecca non è nuovo a questa messa in scena. L'esempio più eclatante è Jenin Jenin, girato nel 2002 dal regista dal palestinese Mohammed Bakri. Prodotto con i fondi dell'Autorità Palestinese ai tempi del premio nobel della sceneggiatura pacifista Arafat, il film documenta l'incursione militare israeliana a Jenin, un villaggio roccaforte di terroristi fedeli a Arafat e Hamas e la Jihad Islamica. Degno da premio oscar dei martiri, il film racconta per filo e per segno il massacro, secondo il punto di vista arabo, di civili palestinesi compiuto dall'esercito israeliano, reo di aver commesso le più disumane atrocità nei confronti di 500 civili. Tuttavia, tutti i massacri o i falsi massacri alla fine vengono al pettine. Il regista di Janin Janin, ha infatti ammesso di aver falsificato volontariamente la realtà dei fatti e compiuto un ottimo lavoro di editing delle immagini per «de-umanizzare» gli ebrei, dipingere i soldati israeliani come criminali, Israele come uno Stato mostro e mitizzare i veri terroristi come martiri. La battaglia di Jenin non fu un massacro di civili. Fu una battaglia tra soldati israeliani e terroristi palestinesi nella quale persero la vita 23 militari israeliani e dove i civili furono usati come scudi umani e feriti di conseguenza nel fuoco incrociato. Invece dei 500 civili uccisi «accertati» dall'intifada mediatica, le stime ufficiali parlano di 56 vittime palestinesi, delle quali, la maggioranza era armata fino ai denti. Il resoconto di esperti e le indagini fatte da organizzazioni umanitarie internazionali, provarono celermente che non si trattò di massacro e che Jenin era veramente una roccaforte di terroristi. La verità non trovò spazio nei mezzi i comunicazione e il film Jenin Jenin fu un successo nel mondo arabo. Se la storia di ripete, questo autunno arriverà la sequenza della bomba esplosa sulla spiaggia di Gaza. Martino Pillitteri |
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