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Prodi «cattolico adulto»di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 11 agosto 2006 Casini ha detto che non si può discutere Romano Prodi come leader dell'Unione. Quindi la collaborazione, se il centrodestra vuole offrirla, deve essere data a questa maggioranza perché Romano Prodi è inseparabile da essa. Ossia non è separabile dalla presenza di Bertinotti e degli antagonisti di questa coalizione. Romano Prodi non accetterebbe una maggioranza senza Bertinotti: non si vede come Berlusconi e Casini possano dare il voto, in nome delle larghe intese, a una maggioranza con il presidente della Camera. Sia le larghe intese che la grande coalizione suppongono una frattura tra l'Ulivo e Rifondazione. Tale frattura può essere considerata difficile anche dal punto di vista dei Ds, che hanno accettato Ulivo ed Unione come parti inscindibili. Non ci sarebbe una maggioranza diessina «riformista» se ci fosse la rottura con Bertinotti. La divisione in blocchi del Paese è troppo netta per poter essere superata: questa maggioranza non può avere nemici a sinistra senza che ciò appaia come un cedimento a Berlusconi e alla destra. Neanche la maggioranza di Fassino, nel Ds, reggerebbe a una rottura con la sinistra antagonista. Il fatto curioso è che la divisione in blocchi, e persino in strati sociali, esiste nel Paese ma non nel ceto politico. Udc e Margherita, come reviviscenze democristiane, hanno un personale politico omogeneo e la loro divisione è determinata solo da quella in blocchi politici del Paese ed è innaturale per un ceto politico sostanzialmente omogeneo che ama ricongiungersi. Prodi fa parte della corrente dossettiana, ostile all'unità dei cattolici nella Dc, e ha creato a Bologna un centro culturale cattolico contrario alla direzione vaticana della Chiesa italiana. Prodi è stato quindi favorevole a un compromesso a sinistra che supponesse la fine dell'identità politica dei cattolici ed è il leader di un cattolicesimo che sostiene la non identità politica dei credenti. Se la maggioranza di Prodi non comprendesse Rifondazione, la dimensione utopica - essenziale per afferrare la parte dei cattolici che sta a sinistra della sinistra per motivi ideali e morali - verrebbe meno. Prodi contrappone all'antogonismo, con un ossimoro che permette di comprendere Bertinotti, il «riformismo radicale». La Chiesa è impegnata in una battaglia culturale sui temi della vita e della famiglia: e, rispetto a questi, Prodi compie la scelta del «cattolicesimo adulto». La Civiltà Cattolica, nel suo ultimo editoriale, ha condannato i cattolici «adulti» come una espressione del laicismo nella società italiana. Non a caso Prodi ha dato di sé quella definizione andando a votare in occasione del referendum sulla procreazione assistita. L'influenza di Prodi nel mondo cattolico è legata al fatto che egli non è a destra in alcun modo e mantiene una dimensione utopica che gli viene fornita dalla sinistra antagonista. Prodi la include nell'affermazione, classica della sinistra e del laicismo italiano, che la società italiana è corrotta e deve essere riformata in senso etico. Qui la convergenza con Bertinotti appare chiara. Il «cattolicesimo adulto» sta con Rifondazione. D'Alema è certo più a destra di Prodi e la sua idea fondamentale è una linea socialdemocratica. Ma non a caso questa linea viene combattuta dalla Margherita, anche da quella parte di essa che cerca un compromesso tra i «cattolici adulti» e il Ds. Prodi è una figura ideologica, Rifondazione fa parte della sua essenza politica. Le larghe intese e la grande coalizione non possono avere Prodi come riferimento. Casini sbaglia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.172 del 8/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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