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Onu: urge una risoluzione

di Giovanni Vagnone - 12 agosto 2006

L'Onu, che in questi giorni sta rischiando di palesare definitivamente, a livello internazionale, la sua inutilità, è impegnata alacremente alla stesura di un progetto di pace per la crisi Israeliano-Libanese. Tuttavia, ancora una volta, di fronte alla drammatica realtà e alla complessità del processo decisionale si è fermi ad una risoluzione che non soddisfa appieno tutti e, soprattutto, che non soddisfa le parti in causa.

Nel dettaglio, la Russia che era rimasta esclusa dalla stesura della risoluzione (invece concordata principalmente da Francia e Stati Uniti), aveva proposto al Consiglio di Sicurezza di chiedere una tregua umanitaria di 72 ore per portare aiuti d'emergenza alle vittime del conflitto in Libano, visto che un accordo in seno ai Quindici sembrava difficile da raggiungere. E visto soprattutto che Mosca pareva infastidita dall'esclusione dal ruolo di protagonista pur senza arrivare all'estremo utilizzo del potere di veto, che avrebbe messo in crisi tanto le trattative, quanto l'immagine stessa del Palazzo di Vetro. Ma il no di Israele ha chiuso questa possibilità di tregua: così hanno ripreso corpo i lavori Franco-Statunitensi. «Noi pensiamo che questa sia una cattiva idea», ha detto alla radio israeliana, parlando da New York, il diplomatico rappresentante di Israele alle Nazioni Unite, l'ambasciatore Dan Gillerman.

Che prospettive dunque possono esserci a trenta giorni di distanza dall'inizio di un conflitto tra israeliani e milizie sciite libanesi di Hezbollah? A parte il fatto che Israele, solo per il fatto della continua e tenace resistenza degli Hezbollah può essere internazionalmente garantita sulla fondatezza dei suoi timori riguardo all'influenza e al livello di militarizzazione della minoranza libanese, resta fermo il punto dell'inutilità e dell'incapacità di decisione del Consiglio di Sicurezza Onu. La bozza di risoluzione per fermare le bombe nel Sud del Libano è sempre lì, vicina all'essere conclusa, e le trattative però non si fermano mai, neppure oggi, venerdì.

Fin dai primi passi questa risoluzione è nata faticosamente: già la trattativa interna, a due, tra Francia e Usa era stata difficoltosa. Dopo di che sia Parigi che Washington non avevano trovato grande approvazione (anzi opposizione durissima) da parte di Libano e Lega Araba, barricati nelle loro posizioni al punto da avvicinare le trattative al fallimento, intorno a martedì sera scorso. Poi le divergenze si sono diplomaticamente, lentamente, appianate sulla proposta di cessare le ostilità tra Israele ed Hezbollah, con un graduale ritiro delle truppe israeliane dalle posizioni conquistate: Gerusalemme s'è dichiarata aperta a questo compromesso, che potrebbe essere una soluzione solo nel caso che il Libano prendesse provvedimenti interni contro i guerriglieri ed i terroristi Hezbollah. Questo sarebbe possibile con l'invio di una forza multinazionale di peacekeeping a sostegno dei 15mila riservisti messi a disposizione da Beirut.

La situazione resta dunque tesa e complessa, sempre in bilico e con protagonisti differenti: da un lato i realizzatori della proposta, dall'altro i protagonisti del conflitto, infine di sfondo coloro i quali vorrebbero dire la loro ma non hanno ancora trovato sufficienti spazi. E' intanto un brutto segno che Israele, conscio di non poter essere capito all'esterno in quanto facilmente identificabile come aggressore (quando invece si muove per difesa ben al di là dei fatterelli dei rapimenti usati come casus belli), abbia come ultima mossa cancellato il viaggio a New York del ministro degli Esteri Tzipi Livni, dove avrebbe dovuto presenziare al voto sulla risoluzione dell'Onu per il cessate il fuoco.

Restano dubbi e tensioni su uno scacchiere sempre più complesso che ha un'uguale radice di odio, dipanatesi da Londra a Beirut, dall'Iran all'Iraq e dalle classi più povere egiziane ai sobborghi periferici turchi. E' il fondamentalismo che dispiega i suoi effetti, mentre i soggetti politici come stati o organismi internazionali prendono provvedimenti (o prendono solo atto) del mutare delle condizioni e delle situazioni specifiche, con Israele sola al fronte, mal visto da tutti i politici benpensanti del mondo e indirizzato chissà dove, verso un conflitto che non poteva non avviare ma del quale probabilmente neanche Olmert conosce una possibile soluzione.

! Giovanni Vagnone
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