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Carlo Panella Il libro nero dei regimi islamicirecensione di Mario Secomandi - 17 agosto 2006 Se si pone lo sguardo in modo attento alla storia contemporanea dei regimi islamici, ci si avvede senza troppa difficoltà di come vi sia rinvenibile una sorta di «filo rosso» comune, consistente nel netto prevalere dell'approccio jihadista, fondamentalista e totalitario, su quello costituzionalista, laico e democratico. In ordine agli assetti del potere ed ai paradigmi politico-ideologici perseguiti, è risaputo come i valori della democrazia non abitino laddove regni l'Islam radicale. In merito ai giochi di alleanza ed alle trame ordite a livello di intese strategiche, da parte dei governi arabi v'è sempre stato (tranne pochissime eccezioni) il preferire accordi con potenze non democratiche, ovvero un aperto conflitto con le forze occidentali. Nella fase dell'agonia del Califfato, in concomitanza con la Prima guerra mondiale, la contesa era caratterizzata dallo scontro tra l'impero colonialista franco-inglese (in seguito lentamente dissoltosi), intenzionato a dare nuovi assetti al Medio Oriente, stante la mancanza di un reale nazionalismo e classi dirigenti arabe, ed il declinante impero turco-ottomano. Durante la Seconda Guerra mondiale si è delineato uno scenario contrassegnato dall'alleanza per la «guerra santa» del Gran Muftì di Gerusalemme con Hitler e l'asse nazi-fascista, contro quello che per essi era il «cancro ebraico», ed in opposizione agli Alleati guidati dagli Stati Uniti d'America. In piena epoca di «guerra fredda» tra mondo occidentale e comunismo, il rais egiziano Nasser non esitò ad allearsi con l'Urss (intenzionata ad esercitare la sua egemonia al suo Sud, ossia nel Medio Oriente), e tentò di impostare una politica caratterizzata dal socialismo arabo, nonostante sotto una parvenza di svolta laica rimanesse pur sempre la matrice islamica e fondamentalista, così come è andato profilandosi in merito alle esperienze di potere e dominio di Saddam Hussein e Yasser Arafat. Con la rivoluzione Khomeinista (a cavallo tra gli anni ‘70 ed ‘80) si è avuto in gestazione un grande movimento popolare alla stregua di base su cui impiantare un regime teocratico fondamentalista ispirato direttamente alla sharia, in netto e totale antagonismo e contrapposizione con i pilastri del mondo democratico ed occidentale. Gli anni '90 hanno visto lo scatenarsi della «Guerra del Golfo», causata dall'annessione coatta, da parte del dittatore iracheno Saddam Hussein, del florido - quanto a giacimenti petroliferi - Kuwait, sulla scorta della sua strategia di espansionismo panarabo, ciò che ha provocato e scatenato l'offensiva americana «Desert storm». In riferimento ai tempi più attuali, si è notato come all'Intifada di Arafat (il quale ha a più riprese rifiutato unilateralmente una serie di accordi di pace con Israele) abbia fatto seguito la presa del potere del più moderato Abu Mazen ma anche la vittoria elettorale del gruppo fondamentalista Hamas (nel cui statuto si prevede fra l'altro la distruzione dell'«entità sionista»). Ma è stato l'11 settembre 2001 la data emblematica dell'emergere di una nuova ideologia distruttrice e totalitaria, che ha per paladini Al Qaeda di Osama Bin Laden e del vice Al Zawahiri, ed ora anche e sempre più l'asse guidato dall'Iran di Ahmadinejad. Il pregio di Carlo Panella, autore dell'importante opera dal titolo Il libro nero dei regimi islamici, è il fare piena luce su di un'aera geopolitica (quella mediorientale), attorno alla quale si vanno giocando i destini del mondo intero, dominata dal fondamentalismo islamico, che è l'ideologia totalitaria del XXI secolo, e lo smascherare tanti falsi miti alimentati da luoghi comuni «politically correct» coincidenti con l'approccio ideologico della sinistra, così imperanti nei grandi media e nella cultura accademica occidentale. Partiamo, a titolo esemplificativo, da veri e propri slogan che sono, grazie all'egemonia del politicamente corretto, assurti al rango di senso comune. Si è giunti a pensare che i responsabili dell'arretratezza e povertà delle masse arabe siano gli occidentali, che col loro imperialismo aggressivo sfruttano le immense ricchezze petrolifere mediorientali e non si preoccupano dei destini di quei popoli. Si è arrivati a credere che lo stesso terrorismo islamico sia una «giusta reazione» alle ingiustizie commesse dagli americani. E' divenuto cosa normale ravvisare in Israele la concreta minaccia ed il principale ostacolo alla pace nel Medio Oriente, così come molti sono soliti connettere l'inquietudine perenne dei popoli arabi e le tante guerre fratricide intestine fra di essi a motivazioni precipuamente di ordine economico-materialistico. Ancora, si crede che sia il capitalismo americano con la sua onnipotente «lobby petrolifera» la causa di un pericolo di un nuovo scontro di civiltà fra Occidente ed Oriente. A tutte queste tesi fuorvianti va opposta una sincera e veritiera replica, sulla scia di un'attenta e realistica disamina degli eventi e dei fili conduttori ad essi sottesi. La presenza di stati autoritari e dispotici, il permanere di una società civile mummificata e di un'economia esangue e per certi aspetti sottosviluppata, non sono affatto il portato del dominio occidentale (che invece anche nella fase coloniale cercò di apportarvi maggiori dosi di sviluppo), ma piuttosto il frutto velenoso della debolezza ed arretratezza dello stesso califfato ottomano. L'attuale povertà e malessere delle masse mediorientali ha come sua determinante maggiore non la politica degli Usa ma la non democraticità dei governi arabi, affetti in gran parte da altissimi tassi di corruzione, inefficaci politiche di sviluppo e strategie di crescita di corto respiro, pochissima o inesistente libertà di pensiero, parola e stampa, frequente ricorso nei confronti degli avversari politici a detenzioni arbitrarie, processi sommari ed efferate pratiche di tortura. Il terrorismo fanatico di matrice islamico-fondamentalista affonda le sue radici non in una reazione alla politica americana e neanche nell'esistenza dello Stato di Israele, ma nell'applicazione degli stessi precetti della tradizione religiosa plurisecolare islamico-maomettana intesa in senso radicale ed estremista, i cui corollari sono l'ossessione del complotto e cospirazione mondiale ebraico-sionista, da cui il viscerale antisemitismo islamico, e l'applicazione integrale della sharia (la legge islamica che rifiuta la laicità dello Stato e la libertà della persona, e contempla fra le altre cose la completa e totale sottomissione della donna all'uomo e la comminazione da parte di tribunali religiosi di pene corporali, dalle mutilazioni alle lapidazioni, fino all'uccisione, per chi si macchi di colpa, peccato o reato, ma altresì per tutti gli infedeli o i non convertiti). Il portato finale di tutto ciò è il Jihad planetario per la lotta totale e globale agli infedeli occidentali, siano essi cristiani, ebrei o semplicemente laici, ma anche ai collaborazionisti arabi moderati che perseguono un approccio di stampo democratico-costituzionalista. Gli stessi accordi di pace, da ultimo, sono sempre stati rifiutati molto più dagli arabi-palestinesi, che non dagli israeliani. Gli occhi devono essere ora puntati da un lato sulla positiva svolta irachena, alla luce della prima Costituzione democratica mediorientale lì promulgata (non a caso, ma sulla scia dell'impegno della coalition of willing sotto la leadership degli Usa di George W. Bush) e votata dal popolo, e dall'altro sulla crescita d'influenza nell'area, oltre che di Al Qaeda, anche del leader iraniano Ahmadinejad, le cui reiterate e serie minacce di «cancellare dalla faccia della terra Israele» e di costruire ed eventualmente ricorrere all'arma nucleare non possono prendersi sotto gamba. Ancora una volta la contrapposizione in atto è quella tra le forze democratiche e quelle totalitarie. Così come all'interno del mondo islamico la lotta è tra le correnti costituzionaliste (per ora minoritarie) e quelle jihdaiste (al momento maggioritarie). Non si dimentichi, a quest'ultimo riguardo, che la stragrande maggioranza delle vittime delle guerre civili e degli attentati terroristici da parte islamica é costituita dagli stessi arabi. Lo scenario che abbiamo davanti a noi è quello di un dovere alla propria autodifesa da parte del mondo democratico ed occidentale, statunitense ed europeo, ad un tempo laico e cristiano, contro l'emergere prepotente del nichilismo terrorista globale, espresso dal fondamentalismo islamico, i cui paradigmi ideologici di tendenza totalitaria vanno prendendo il posto di nazismo e comunismo. Non è più possibile mostrare indifferenza od ignavia di fronte a quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Ancor'oggi da parte dei settori «radical-chic» presenti a sinistra si fa sfoggio di atteggiamenti tesi a non comprendere che andrebbero invero incoraggiati le democrazie occidentali, States in testa, Israele, il nuovo corso iracheno e le forze arabo-islamiche moderate, se si ha davvero a cuore l'espansione di maggiori e reali condizioni di libertà e democrazia ad Est. Non è con l'ambiguità verso Hamas, il silenzio sui propositi ed intenti di Ahmadinejad, ed il vedere gli Usa ed Israele come l'origine di tutti i mali, che si fa fronte ai nodi più spinosi della geopolitica attuale, ma è con l'impulso anche politico-culturale da dare ai valori portanti dell'Occidente, ossia all'umanesimo laico-cristiano, ad una sana laicità dello Stato, alla centralità, dignità e libertà della persona ed al rispetto e sacralità della vita umana che si difendono e perpetuano i presupposti della stessa democrazia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.173 del 17/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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