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Cento giorni, ma felicità zerodi David Consiglio - 19 agosto 2006 Le tasse e la lotta all'evasione fiscale sono le fissazioni di Romano Prodi. Nemmeno la crisi fra Israele e Libano è riuscita a distrarre un po' l'attenzione del Professore dal tema delle entrate fiscali e della caccia agli evasori. Non c'è una sola intervista nella quale il presidente del Consiglio non menzioni il suo chiodo fisso: stanare gli evasori, aumentare il gettito, fare i controlli incrociati delle fatture e mettere al bando i pagamenti con le banconote. Sono questi gli imperativi categorici dai quali il leader dell'Unione non riesce proprio a distaccarsi. Inoltre, Prodi non perde mai l'occasione per bacchettare i lavoratori autonomi - artigiani, commercianti e professionisti - ritenuti da lui i principali evasori fiscali. Insomma, nei primi cento giorni di governo, oltre alla sbandierata e feroce lotta agli evasori fiscali - causa di tutti i mali -, dal centrosinistra non è venuto fuori niente: nessuna politica seria per rinvigorire l'economia, nessuna proposta in materia del mercato del lavoro, nessuna proposta di riforma delle istituzioni e via discorrendo. L'Unione, messa da parte la sua naturale vocazione vessatoria nei confronti dei contribuenti e dei lavoratori autonomi, non è in grado di mettere in atto nessuna strategia politica in positivo per il Paese. In campagna elettorale il Professore aveva promesso la felicità agli italiani: dopo anni di buio, dovuti al governo del centrodestra, l'esecutivo dell'Unione - a detta di Prodi - si sarebbe adoperato per restituire il sorriso e la fiducia ai cittadini. Ebbene, dopo appena tre mesi dall'insediamento della pattuglia prodiana, più che la promessa felicità gli italiani hanno solo ricevuto batoste su batoste. L'Unione, probabilmente, ha un'idea distorta e tutta sua della felicità: più tasse, maggiori controlli sui conti bancari, vincoli burocratici più stringenti e via discorrendo, sembrano essere i corollari della felicità secondo il centrosinistra nostrano. E' una strana idea della felicità ma, almeno questo bisogna dirlo, non pecca di originalità. Questo inasprimento della politica fiscale, perseguito tenacemente dal centrosinistra, si ripercuote gravemente non solo sul singolo cittadino, che si trova ad essere trattato con molta diffidenza da parte dello Stato, ma anche e soprattutto sull'economia italiana e sulle finanze pubbliche. Infatti la politica di diminuzione delle tasse portata avanti dal centrodestra nella passata legislatura ha favorito la ripresa della nostra economia e, nello stesso tempo, ha permesso all'erario di registrare un vero e proprio record di entrate fiscali. I dati riguardanti le entrate erariali e la crescita della produzione industriale lo dimostrano chiaramente. Combattere l'evasione è certamente un obbligo per qualunque esecutivo, ma è impensabile e sbagliato puntare tutto su questo fattore. Un governo serio e autorevole non deve far dipendere tutta la sua politica dai risultati della lotta agli evasori; abbiamo assistito a decine di governi che, puntando tutto su questo tema, hanno raccolto scarsissimi risultati, dovendo poi ricorrere ad aumenti delle aliquote per far fronte ai mancati incassi. L'evasione si combatte solo attraverso una politica fiscale che non consideri il contribuente alla stregua di un limone da spremere a piacimento. La felicità dell'individuo - sia come singolo che come cittadino - nella sua vera essenza, e non in quella distorta della sinistra, non è altro che il risultato del libero dispiegarsi della volontà di ciascuno, senza imposizioni, intrusioni e vessazioni ingiustificate da parte dello Stato. David Consiglio |
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Ragionpolitica, periodico on line n.173 del 17/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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