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Perché la sinistra flirta con l'Islam politico?di Aurora Franceschelli - 19 agosto 2006 Quali sono le reali ragioni ideologiche alla base di quella che potrebbe connotarsi come una vera e propria alleanza della sinistra con la causa palestinese? Cosa spinge il ministro degli Esteri D'Alema ad andare a braccetto con il deputato Hezbollah Hussein Haij Hassan e a condannare la reazione difensiva di Israele definendola «sproporzionata»? Perché la sinistra nostrana risponde al problema degli ininterrotti flussi migratori, alla crescita delle basi di indottrinamento e della propaganda fondamentalista con una politica migratoria lassista? La solidarietà della sinistra europea nei confronti dell'Islam politico, quello che oggi è caratterizzato da un forte impulso identitario antioccidentale, sembra che si possa ricondurre alla netta scelta di campo che essa ha sempre portato avanti, quella che l'ha sempre vista schierarsi a favore della ragioni palestinesi contro l'«imperialismo» israeliano, a sua volta appoggiato, sin dal dopoguerra, dall'odiato capitalismo americano. La scelta della sinistra europea fu, quindi, dettata da quelle ragioni ideologiche che hanno sempre spinto a considerare come nemici e ostili i Paesi «ricchi» e i Paesi «poveri» come oppressi e vittime dell'espansione capitalista. Agli occhi della sinistra i palestinesi apparivano, dunque, come i «proletari» della situazione geopolitica in Medioriente: il popolo palestinese era un popolo oppresso, che ai loro occhi assumeva simbolicamente i connotati di una sorta di classe «proletaria» di sostituzione a quella originaria delle nostre società capitaliste. Un feeling, quello della sinistra per il mondo arabo, che non aveva come referente l'Islam vero e proprio. Negli anni quaranta del ‘900 circa un terzo della popolazione palestinese era infatti composta da cristiani; fu solo in seguito, con l'acuirsi dei conflitti israelo-palestinesi, che questi ultimi emigrarono laddove si sentivano più sicuri e non stretti nella morsa del conflitto. L'Islam, in quel periodo, attraversò forse la fase più laica della sua storia: fu infatti allora, durante il periodo della Guerra Fredda, che si diffuse il modello del cosiddetto «socialismo arabo», un modello che, in chiave anticoloniale, si collocava entro il quadro di influenza sovietico. E' il caso dell'Algeria, dell'Egitto di Nasser, della Siria, della Libia di Geddafi e dell'Iraq: la sinistra coltivò l'illusione che la creazione di stati laici e socialisteggianti nel Mondo arabo potesse contribuire alla realizzazione del suo piano utopistico di edificazione di un socialismo mondiale. Durante glia nni '80 è venuto meno il consenso riscosso dalle organizzazioni di rappresentanza più propriamente laiche e, al contrario, è andato crescendo nettamente l'appeal e il potere di quelle di impronta fondamentalista come Hamas, Hezbollah e più in generale per la Jihad islamica. Un altro aspetto che potrebbe giustificare l'atteggiamento solidale della sinistra nei confronti di Paesi islamici è la comune ostilità anche nei confronti della globalizzazione, che rappresenta una continuazione, con meccanismi più evoluti, del capitalismo: si sostiene che con la globalizzazione si sarebbe accresciuta la massa proletarizzata e oppressa dai meccanismi imperialistici di sfruttamento del petrolio. Ma i regimi islamici, vere e proprie teocrazie autoritarie, come fanno a conciliarsi con la visione immanentista della sinistra? Nell'Islam sfera sacra e profana coincidono, ogni aspetto della vita del popolo è regolato dalla legge del Corano. Come è possibile conciliare una visione totalmente laica e influenzata dal materialismo marxista come quella della sinistra con quella teocratica dell'Islam? Queste contraddizioni, evidentemente, svaniscono nel momento in cui, per la sinistra, a dominare è l'ideologia della lotta al nemico: lotta al capitalismo e agli Stati Uniti che ne sono la massima espressione, lotta all'Occidente, ostilità verso Israele e rifiuto della globalizzazione. Gli Stati Uniti, e coloro che sono espressione del suo modello sociale, andrebbero così puniti in quanto sono essi ad aver sconfitto il comunismo reale e ad aver impiantato i meccanismi e le dinamiche del processo di globalizzazione. Due mondi diversi, quello islamico e quello neocomunista, ma uniti dall'odio profondo verso un unico nemico. Se guardiamo alle esperienze politiche europee l'alleanza tra sinistra estrema e Islam si è radicata, soprattutto in Gran Bretagna, dove sono molto ampie le comunità di immigrati e dove un'alta percentuale di essi è musulmana. Qui l'estrema sinistra ha, soprattutto per ragioni elettorali, stabilito una forte sintonia con la comunità islamica, che viene vista come un grosso serbatoio di voti a cui attingere. L'estrema sinistra anti-Blair ha giustificato tale alleanza identificando i musulmani come il «nuovo popolo oppresso». Addirittura il leader del partito trotzkista Socialist Worker Party , Alex Callinicos, è arrivato a paragonare i musulmani ai lavoratori cattolici irlandesi di un secolo e mezzo fa per il fatto che entrambi abbiano dovuto subire, in epoche differenti, l'imperialismo inglese. In realtà i cittadini britannici di origine islamica si sentono prima di tutto musulmani e l'essere musulmani prevede sempre una logica interclassista, per cui anche tra essi vi sono ricchi e poveri. E' quindi un po' grossolano, o semplicemente una speculazione politica, considerare i musulmani in toto come degli oppressi. Il feeling tra sinistra radicale e Islam si fonda, dunque, sulla solidarietà verso un piano comune universale anticapitalista. Il fondamentalismo religioso, che contrasta con la laicità della sinistra, viene messo in secondo piano in nome di un universalismo anti-imperialista che se da una parte è immanente alla realtà, dall'altra, quella islamica, rientra in un progetto più ampio, totalizzante e trascendente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.173 del 17/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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