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numero 280
6 marzo 2008
 
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La sorveglianza e i suoi sviluppi in Europa

di Waldemar Ingdahl - 19 agosto 2006

Dopo gli attacchi terroristici a New York, Madrid e Londra molti governi hanno cominciato a dare alla propria forza di polizia e alle loro agenzie di sicurezza più poteri per seguire e sorvegliare le locazioni dei cittadini, le loro abitudini di movimento e le loro communicazioni ed interazioni. Negli Stati Uniti si creò il Patriot Act ed il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (Department of Homeland Security) venne provvisto di una vasta gamma di poteri molto controversi, iniziando tuttavia un dibattito pubblico riguardo all'integrità ed al diritto dei cittadini all'anonimità nelle loro comunicazioni elettroniche.

Nell'ambito dell'Unione europea si sono fatti passi anche più avanzati con molto meno dibattito. La Commissione per l'Ue della Camera dei Lord del Regno Unito pubblicò recentemente il rapporto «Behind closed doors» (dietro porte chiuse). Questo rapporto espone come i ministri della giustizia della Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Regno Unito abbiano tenuto un incontro a Heiligendamm nel marzo scorso allo scopo di discutere la loro risposta comune contro il terrorismo, l'immigrazione clandestina ed il crimine organizzato dietro porte chiuse. L'Ue aveva precedentemente deciso di facilitare l'accesso alle informazioni e il loro scambio fra le forze di polizia dei paesi membri. Nello stesso tempo l'Ue decise di delineare chiaramente i regolamenti a tale proposito, in conformità al Programma dell'Aia, un documento di direttiva adottato nel 2004 riguardante la lotta al crimine e all'immigrazione clandestina. Il Programma dell'Aia delinea le ambizioni dell'Unione di «equilibrare il bisogno di diffondere informazioni tra le forze poliziarie e le autorità giudiziarie con la riservatezza ed i diritti di protezione dei dati» con l'ago della bilancia tendente verso il lato dell'integrità.

«Behind closed doors» mostra che i ministri vorrebbero orientare l'equilibrio verso minore riservatezza e restringere i diritti di protezione dati. Il rapporto critica in modo tagliente il fatto che il Segretario di Stato Charles Clarke deviò chiaramente dalla strategia espressa dal governo nel dibattito pubblico del Regno Unito, seguendo un'altra strategia a porte chiuse. Non è la prima volta che ciò avviene, poichè l'incontro di Heiligendamm non faceva parte della collaborazione formale dell'Ue. I ministri sorpassarono l'Ue per non dover attendere il processo dovuto per il raggiungimento di un accordo con gli altri paesi. Sfortunatamente anche i membri minori dell'Unione possono giocare tale gioco. Per esempio il ministro della giustizia svedese Thomas Bodström ha spesso cercato di ampliare il potere della polizia sorpassando il parlamento svedese ed assumendo una strategia che venga accettata come Direttiva dall'Ue. In tal modo non deve avviare un dibattito politico in Svezia, ma semplicemente affermare che si tratta di una decisione di Bruxelles che la Svezia deve adottare.

Si deve tener presente che quando le direttive dell'Ue vengono applicate, gli stati membri hanno la facoltà di interpretare a livello nazionale la direttiva. Il problema è che l'applicazione può essere interpretata in modo troppo severo. Ciò può spingere la Direttiva molto più oltre di quanto inteso dalla Commissione. Tale tendenza è sconcertante. Il 15 marzo 2006 venne presentata la nuova direttiva 2006/24/EC che stipula che le compagnie telefoniche ed i fornitori di servizi internet hanno l'obbligo di registrare per ogni comunicazione:

  • il numero telefonico, numero IP, nome ed indirizzo del trasmittente
  • il numero telefonico, numero IP, nome ed indirizzo del ricevente
  • identificazione dei dati se la comunicazione avviene per telefono, cellulare, telefono IP o e-mail
  • identificazione dei dati dell'apparato di comunicazione usato (per esempio i codici MSI e IMEI per i cellulari e le linee DSL a banda larga
  • la posizione geografica della cellula d'identità durante tutto il tempo della comunicazione

Comparando i piani per implementare passaporti con informazione biometrica (come impronte digitali e Dna) ed il controllo dell'immigrazione attraverso la Schengen Information System (SIS) con gli Stati Uniti, l'Europa risulta come la più ambiziosa per l'accordo Schengen III firmato l'anno scorso della Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria e Belgio. La sorveglianza dei telefoni ed altre telecomunicazioni richiedono una approvazione giudiziaria negli Stati Uniti, ma non in tutti paesi europei. C'è un enorme pressione rivolta ai fornitori internet europei ad incorporare sorveglianza nei loro sistemi, e ciò è troppo accettato in comparazione con gli Stati Uniti. Questo comporta gravi costi per gli operatori di telecomunicazioni in Europa, non solo in termini monetari, poiché i governi sono propensi a spostare i costi per integrare i sistemi di sorveglianza, ma anche in termini di fiducia dai loro clienti. Se gli utenti cominciano a mettere in dubbio la lealtà dei loro sistemi di comunicazione ciò potrebbe precludere l'adozione di tecnologie più moderne.

C'è una mancanza di un comune dibattito europeo su queste questioni che riguardano noi tutti. I dibattiti pubblici sono nazionali, mentre le decisioni vengono prese a Bruxelles e troppo spesso a porte chiuse. Il rapporto della Camera dei Lords è stato una buona iniziativa, ma si sente il bisogno di più gruppi di controllo sia governativi che civili. Il terrorismo ed il crimine nel 21.mo secolo non si fermano alle frontiere, perciò è necessario che le autorità legali collaborino, ma anche le garanzie dei governi per le nostre libertà civili non dovrebbero fermarsi ai confine nazionali. In tal caso si crea un vuoto pericoloso di affidabilità. Anche gli Stati Uniti possono avere problemi a questo riguardo, ma il loro maggiore vantaggio è la persistenza dell'affidabilità, di avere sempre qualcuno responsabile delle azioni intraprese. Questa affidabilità manca nell'Europa di oggi.

Waldemar Ingdahl

Waldemar Ingdahl è direttore di Eudoxa (Stoccolma, Svezia)

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